Hulkenberg vincitore 24 Ore Le Mans fa riflettere la F1

Pubblicato il autore: Alberto Tuzi Segui

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La vittoria di Niko Hulkenberg alla recente 24 Ore di Le Mans rilancia non solo la carriera del pilota tedesco, mai realmente considerato dai top team della F1, ma fa tornare di moda una prassi molto comune tra i piloti fino almeno agli anni ’70. Hulkenberg infatti in questo 2015 è suddiviso tra gli impegni del Mondiale 2015 di F1 e quelli del Campionato Endurance FIA WEC. Solo una settimana fa infatti il 27enne tedesco aveva centrato con la sua Force India l’ottavo posto nel Gp Canada, prima di tuffarsi nelle vicende di Le Mans e vincere così la 24 Ore da debuttante sulla Porsche 919 (record di vittorie per la squadra di Stoccarda). Una suddivisione degli impegni proprio come facevano i piloti di una volta, quando la stagione cominciava prestissimo con gli impegni del Mondiale Marche sulle vetture di categoria Sport, per proseguire durante l’anno con gran parte degli stessi piloti pronti a darsi battaglia sulle monoposto di F1 durante gli appuntamenti del Mondiale.  Capita perciò di trovare ad esempio nell’albo d’Oro dei vincitori della 24 Ore di Le Mans molti, moltissimi piloti che hanno corso anche in F1: tra questi Jackie Ickx e i campioni del mondo Jochen Rindt e Phil Hill: quest’ultimo addirittura fece “doppietta” nel 1961, anno del suo unico titolo iridato in F1 e del successo nella gara di durata, in entrambi i casi sulla Ferrari.

La partecipazione e il successo di Nico Hulkenberg perciò non hanno fatto altro che rinverdire le tradizioni di un tempo. Il pilota tedesco ha espresso tutta la sua gioia per l’impresa: “È probabilmente il giorno più bello della mia carriera, forse anche della mia vita! Spero di tornare l’anno prossimo“ aprendo così alla caccia al bis nel 2016. E forse una nuova, vecchia strada ai piloti del Circus, e alla F1 stessa. Per intenderci, la 24 Ore di Le Mans 2015 ha regalato spettacolo, obbiettivo non facile da conquistare per una gara che come concezione è di durata, e quindi può portare a distacchi abissali tra una vettura e l’altra. Non è stato così, con i continui avvicendamenti al comando che alla fine hanno premiato la Porsche del tedesco (in equipaggio con Bamber e Tandy), nonostante ritmi da qualifiche: e lo stesso Hulkenberg ha ammesso addirittura di spingere tra un pit-stop e l’altro più qui che in Formula 1. Aspetti come questo contribuiscono ad attirare l’attenzione sul Campionato Endurance, con lo sviluppo delle vetture che anzichè penalizzare aumenta lo spettacolo in pista. Dove non c’è nessun richiamo per limitare gomme o carburante, e nessun dispositivo per facilitare i sorpassi. Un regolamento ugualmente ipertecnologico ma più “selvaggio” per i piloti. Fattore che ha già attratto anche altri piloti di F1, come Mark Webber ritiratosi a fine 2013  per ritornare alle gare di durata (dove nel ’99 rischiò la vita proprio a Le Mans in uno spettacolare incidente). E lo stesso Fernando Alonso, forse anche scoraggiato dai pessimi risultati di questo inizio di stagione con la McLaren-Honda in F1, il quale aveva chiesto alla stessa casa giapponese il permesso di poter partecipare a qualche gara Endurance. Permesso però gentilmente negato.

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