Abitacolo chiuso in F1: si o no?

Pubblicato il autore: Alberto Tuzi Segui

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Succede ancora, purtroppo. Un mese dopo la scomparsa di Jules Bianchi il mondo dell’automobilismo ha dovuto piangere anche per Justin Wilson, 37enne con un passato anche in F1, colpito alla testa da un detrito volante nella gara di IndyCar sull’ovale di Pocono (Pennsylvania). I soccorsi immediati e il ricovero non sono stati sufficienti per salvargli la vita, Wilson infatti non si è più risvegliato dal coma. Un’altra vittima in un anno sempre più tragico per l’automobilismo e più in generale il Motorsport, ma l’incidente di Pocono potrebbe davvero avere implicazioni pesanti sull’evoluzione della sicurezza. In Europa la FIA infatti sta pensando all’introduzione definitiva dell’abitacolo chiuso in F1, prendendo in considerazione la proposta della Mercedes di un tettuccio sopra il casco del pilota. Per il mese prossimo sono previsti nuovi test di sperimentazione: l’input finale in tutto ciò sembra essere arrivato comunque dopo l’incidente di Jules Bianchi, dinamica diversa ma impatto simile a quello di Justin Wilson ossia sulla testa del pilota, unico punto rimasto ancora scoperto dopo decenni di evoluzione sulla sicurezza in F1. Il dibattito sull’introduzione dell’abitacolo chiuso comunque resta aperto, con tutte le implicazioni che comporterebbe sull’aerodinamicità delle monoposto e sulla sicurezza stessa.

ABITACOLO CHIUSO IN F1 SI: Il mondo dei motori riflette sulla vita di tutti i giorni le sue esperienze, una caratteristica che altri sport non hanno e che personalmente me ne ha fatto innamorare. Lo studio di quanto avviene sulle auto e sulle moto durante la ricerca del limite dentro un circuito avrà poi una ripercussione sulle strade “normali” di tutti i giorni. Questo fanno gli ingegneri, questo prova chi sceglie di fare il pilota. Ed è consapevole del rischio. Pesante da dire, ma il pilota è anche la “cavia” umana per la sicurezza stradale, e gli eventi luttuosi sono spesso serviti a migliorarla. In F1 in passato i circuiti erano delimitati da balle di fieno, le vetture autentici mozziconi di sigarette pronti a prendere fuoco in tempi rapidissimi, le protezioni intorno al pilota assenti, così come caschi e tute ignifughe per un periodo nemmeno obbligatorie. Oggi invece abbiamo vie di fuga e barriere lungo ogni tratto del circuito, la posizione dei serbatoi è stata migliorata tale da ridurre la fuoriuscita di benzina dopo gli impatti, e per proteggere il pilota sono stati introdotti i rigonfiamenti laterali sull’abitacolo e del collare HANS. Tutto questo quando? Spesso dopo incidenti mortali, o tragedie sfiorate: Lauda al Nurburgring nel ’76, o il maledetto weekend di Imola ’94. E la dinamica degli ultimi incidenti nell’automobilismo rende chiaro quale è la causa di rischio principale oggi, ossia l’impatto di oggetti con la testa del pilota. Che potrebbe essere evitato con una struttura sopra alla testa, della quale non disponevano Senna, Bianchi e Wilson: tutti avrebbero potuto salvarsi con l’abitacolo chiuso. E l’elenco per immensa fortuna non comprende Massa nel 2009, o l’incidente di questa stagione tra Alonso e Raikkonen durante il Gp d’Austria. Resta in sospeso una questione: ci potevano pensare prima di avere morti sulla coscienza?

ABITACOLO CHIUSO IN F1 NO: Se da un lato ci sono implicazioni dovute alla salvaguardia assoluta delle vita umana, dall’altro non bisogna fare l’errore sulla spinta emotiva di prendere decisioni affrettate senza considerare tutte le variabili in gioco. L’introduzione di un abitacolo chiuso sulle monoposto di F1 come avviene per le carlinghe dei jet militari devierebbe i detriti verso la testa del pilota, ma i primi test condotti dalla FIA in passato hanno dato esiti contrastanti. Infatti la resistenza del tettuccio dovrebbe essere tale da impedire che vada in frantumi dopo un impatto violento, ma aumentandone la consistenza c’è il rischio d’impedire l’estrazione rapida di un pilota dalla vettura incidentata. Perchè le fiamme sono state limitate, ma non del tutto eliminate. Inoltre resta il problema della visibilità ridotta per il pilota: come la mettiamo in caso di pioggia? Servirebbero dei tergicristalli incorporati.  Il problema della visuale rimane anche per quanto riguarda l’ipotesi dell’introduzione di barre laterali e anelli (come nella proposta Mercedes) sopra la testa del pilota.  L’unico punto su cui sembra ci sia convergenza è l’aerodinamica, che non sarebbe rovinata da un tettuccio come negli aerei, venendo forse addirittura migliorata nelle tenuta di strada nel caso dell’introduzione dell’abitacolo coperto.

Non è quindi detto che la soluzione più immediata sia la migliore. Tuttavia la vita umana viene sempre prima: abitacolo coperto o meno la F1 e l’automobilismo devono risolvere il problema dell’impatto dei detriti con la testa del pilota. Perchè è nella sua storia evolutiva, tenendo però sempre a mente la cruda regola del gioco ribadita da Charlie Whiting in una recente intervista: “Continueremo nella ricerca, vogliamo assolutamente migliorare la situazione anche se la sicurezza non potrà mai essere al 100%”.

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