F1: Button non crede ai miracoli e prevede un’altra dura gara a Singapore

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

 

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E’ un leone in gabbia Jenson Button, pilota inglese e della McLaren Honda. Come sono lontani i tempi in cui vinceva il titolo mondiale nel 2009, alla guida della “sorprendente” Brawn gp, e come sono lontani sopratutto i bei giorni in McLaren, le grandi vittorie Australia e Cina nel 2010, quelle in Canada, Giappone ed Ungheria del 2011 e quelle in Australia, Belgio e Brasile nel 2012, le sue tre ultime vittorie in Formula 1. Sì, le ultime perché da quel momento qualcosa in McLaren si è rotto, dato che gli ingegneri hanno equipaggiato il povero Jenson di vetture a dir poco competitive. Non si è dato mai per vinto Jenson ed è anche dopo l’addio di Lewis Hamilton, ha provato a portare in alto il nome della Mclaren, senza purtroppo riuscirci. Nonostante ciò ha sempre lavorato in silenzio ed è sempre  riuscito ad avere la meglio sui suoi compagni di squadra, i giovani Perez e Magnussen, puntualmente battuti. Quest’anno sembrava una stagione in cui finalmente poteva cambiare qualcosa e invece niente, dato che la McLaren di quest’anno, equipaggiata dal motore Honda, è adirittura peggiore delle precedenti. E Jenson non è risucito a tenersi tutto dentro, ma spesso ha criticato o comunque ha voluto evitare che si creassero su questo motore false aspettative.

L’esatto opposto del compagno di squadra Alonso e della Honda che, nonostante un inizio disastroso e un proseguo della stagione solo con qualche lieve miglioramento, ma oggettivamente poca roba, continuavano ad essere ottimisti, fino a dire che da Singapore, si vedranno i miglioramenti che sulla McLaren sono presenti sulla power unit dal Gran Premio del Belgio. Già qui ci troviamo di fronte ad un controsenso: d’accordo, Spa e Monza sono circuiti che mettono alla dura prova il motore rispetto a Singapore, ma parliamoci chiaro, non puoi pretendere di andare a punti a Singapore, se a Monza e Spa, arrivi solo davanti alle Manhor. Solo che questi risultati dalla Honda sono stati interpretati come una mancanza di adattamento della McLaren e del motore ai circuiti ad alta velocità, assicurando però che da Singapore le cose cambieranno.

Oggi, ci ha pensato Jenson Button a fare chiarezza, dicendo a chiare lettere, che solo un miracolo permetterebbe alle McLaren di arrivare a punti, attenzione parliamo di decima posizione, non di prime. D’altronde Jenson è uno che non certo fa promesse, ed è uno che analizza la realtà dei fatti e purtroppo quest’anno la realtà delle cose ha sempre dato ragione alle sue parole. Di conseguenza, aspettiamoci anche a Singapore una McLaren capace di lottare solo con le Manhor, perché oltre non può andare. Noi di Jenson ci fidiamo, uno che in questi mesi, ha dimostrato attaccamento al team e non ha mai usato una parola fuori posto, cosa che forse ci sarebbe stata. Diverso invece il suo compagno di squadra, Alonso, forse più “depresso” di lui, ma che in tutti i modi ha cercato di “fomentare” i tifosi della McLaren sulla possibilità di poter ottenere qualche risultato, parole al vento. Nel frattempo, non perde l’ottimismo nemmeno il team principal Eric Boullier, che dice che adesso arriveranno i risultati, insistendo sul fatto che Spa e Monza non erano circuiti per la McLaren, e che da Singapore inizieranno i circuiti in cui il propulsore conta poco. In realtà il francese fa i conti senza l’oste, che nella fattispecie sarebbero le altre vetture che corrono, dato che non ci sono solo le vetture di Woking, inoltre saremmo curiosi di sapere quali sono questi “benedetti” circuiti, dato che nei precedenti 12 gran premi, in 9 di questi la McLaren è andata fuori dalla zona punti e in tutta sincerità non vediamo differenze enormi tra un circuito di Shakir ed uno di Abu Dhabi.  A noi non resta che fare affidamento alle parole del “povero” Jenson e quindi aspettarci una McLaren ancora nelle retrovie, mentre i sognatori continuassero pure a fare affidamento alle parole di Eric Boullier, Arai e Fernando Alonso, riceveranno sicuramente delle piacevolissime sorprese.

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