Gp Suzuka: 11 volte il mondiale si è deciso qui

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

suzuka

La Formula 1 non si ferma, e dopo il gran premio di Singapore, si torna subito in pista in questo weekend. Si correrà la 31esima edizione del Gran Premio del Giappone e per la 27esima volta sarà Suzuka ad ospitare l’evento

Il circuito di Suzuka è certamente uno dei più tecnici, fatto di curve veloci e lunghi rettilinei, un circuito che mette a dura prova i piloti, infatti il margine d’errore è minimo. Per 11 volte il titolo mondiale è stato assegnato su questo circuito, spesso inserito come ultima gara del campionato di Formula 1, cosa che oggi non avviene più. Fatta questa breve introduzione, andiamo a vedere nel dettaglio le edizioni che hanno deciso il corso di un mondiale

1987: Piquet campione del mondo. Prima edizione del gran premio di Suzuka della storia, primo titolo assegnato. In realtà si decise tutto al venerdì, quando Mansell, pilota della Williams-Honda e antagonista del compagno di squadra Piquet, durante le prove libere andò a sbattere, procurandosi parecchie lesioni alla spina dorsale. Ovviamente, la domenica non gareggiò e quindi Piquet, nonostante il ritiro, si laureò campione del mondo per la terza volta con una gara d’anticipo.

1988: La prima volta di Senna. La stagione 1988 vede il dominio della McLaren Honda, con i due piloti, Senna e Prost, che arrivano a Suzuka, penultima gara dell’anno, a giocarsi il mondiale. In quegli anni vigeva il sistema degli scarti, un sistema al quanto disputibile, in cui ai fini della classifica generale venivano considerati i migliori 11 risultati ottenuti, di fatto era un sistema pensato in modo da dar maggior peso alle vittorie, se vogliamo  un sistema identico a quello che si utilizza nel medagliere olimpico, in cui contano gli ori, poi in caso di parità gli argenti e così via. Arriviamo quindi alla gara di Suzuka con Prost avanti a Senna di 5 punti, vale a dire 84 a 79. Tuttavia, a causa della regola degli scarti, Senna con una vittoria si laureerebbe campione del mondo, in quanto prima di questa gara ne aveva già vinte 7 contro le 6 del compagno. Il brasiliano ottiene la pole, ma in partenza sbaglia clamorosamente tutto, facendo spegnere il motore e retrocedendo in 14esima posizione. Senna però, favorito dalla pioggia, al 28esimo giro agguantò Prost e lo superò, andando a vincere la gara e ottenendo il primo titolo mondiale della sua carriera.

1989: I commissari consegnano il titolo a Prost: A distanza di un anno, sempre a Suzuka, sempre penultima gara dell’anno si decide il mondiale 1989. In lotta come sempre Prost e Senna e come sempre su McLaren Honda. In realtà, la situazione del brasiliano è quasi disperata, in quanto in classifica ha un ritardo notevole da Prost e l’unica soluzione per poter vincere il titolo è quella di vincere i due gran premi restanti, sperando che Prost non ottenga punti di rilievo. Prost parte in pole e mantiene la testa fino al giro 45. Un giro dopo succede l’incedibile: Alla chicane del triangolo Senna attacca il compagno di squadra, si toccano e restano piantati in pista. Per Prost la gara finisce qui, Senna, nonostante la vettura danneggiata riesce a partire, solo che decide di utilizzare la via di fuga, quindi senza completare la curva. Dopo una sosta ai box, a causa dei danni riportati dalla sua vettura, compie una grande rimonta, andando a superare Nannini, pilota italiano della Benetton, che approfittando del grande caos era in testa alla gara. A fine gara però i commissari squalificarono il brasiliano appunto per quel taglio di chicane e quindi il titolo mondiale andò a Prost, con tanto di polemiche finali, con Senna che accusò la FIA, all’epoca capitanata da un francese, tale Jean-Marie Balestre, di aver aiutato Prost nella conquista del titolo.

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1990: Prost-Senna atto terzo: Penultima gara: Senna arriva in testa con 78 punti, mentre Prost è secondo con 69 ed ha assoluto bisogno di vincere. Nel frattempo i due non sono più compagni di squadra, dato che il francese ora è alla guida della Ferrari. Senna parte dalla pole, Prost dalla seconda posizione. Il francese ha un ottimo scatto e riesce a bruciare il brasiliano in partenza. Senna non ci sta, decide di non alzare il piede, affianca Prost, lo tampona e praticamente la loro gara finisce lì. Dopo la gara i commissari analizzeranno il comportamento di Senna, senza però trovarvi nulla di irregolare. Lo stesso pilota Brasiliano, alludendo a quanto successo l’anno prima, disse che nella Formula 1 è così, alcune volte gli incidenti arrivano all’ultima curva e altre volte alla prima e ad inizio gara. Ogni riferimento è puramente casuale.

1991: Ancora Senna. L’edizione del 1991 a dire il vero fu molto più tranquilla delle precedenti, dato che Senna arrivò alla gara con un vantaggio importante su Mansell. Infatti, il mondiale si decide già al terzo giro, quando Mansell esce di pista ed è costretto al ritiro. La gara viene vinta da Berger, compagno di squadra di Senna. Per il brasiliano si tratta del terzo e ultimo titolo mondiale della sua carriera.

1996: Hill vince la sfida in famiglia: Suzuka torna ad essere decisiva nel 1996, quando a giocarsi il titolo sono due figli di due leggende della Formula 1: Damon Hill, figlio di Graham, e Jacques Villeneuve, figlio di Gilles. Entrambi sono alla guida della Williams, motorizzata Renault, che in quella stagione ha dominato letteralmente il mondiale del 1996, ottenendo a fine anno 12 vittorie su 16 gran premi. Nell’ultima gara Hill arriva con 9 punti di vantaggio sul compagno di squadra. Ciò significa che Villeneuve, per poter vincere il mondiale, deve vincere la gara e sperare che Hill non faccia punti. Villeneuve ottiene la pole, ma parte male, scivolando in sesta posizione. Prova a rimontare ma al 36esimo giro è costretto al ritiro e quindi consegna il titolo al compagno di squadra che, nonostante il titolo già vinto, vince la gara davanti a Schumacher. Per Damon si tratta del primo titolo mondiale nella carriera, vinto 28 anni dopo quello del padre Graham.

1998: La falsa partenza di Schumacher e il primo titolo di Hakkinen: Suzuka decide anche il mondiale del 1998. A contendersi l’iride sono Mika Hakkinen su McLaren-Mercedes e Micheal Schumacher su Ferrari. I due sono separati in classifica da appena 4 punti. Il tedesco sa che se vuole riportare il titolo a Maranello, dopo 19 anni di digiuo, deve vincere la gara. In qualifica il tedesco va alla grande, ottenendo la pole position. Purtroppo, proprio durante la partenza, il tedesco spegne il motore e quindi è costretto a partire dall’ultima posizione. Hakkinen a questo punto non ha più nessuno davanti e controlla agevolmente la gara. Schumacher si rende comunque protagonista di una grande rimonta, riuscendo a raggiungere la terza posizione. Proprio mentre sta per superare il compagno di squadra Irvine, nel corso del 31esimo giro la sua ruota esplode, costringendolo al ritiro. Hakkinen è campione del mondo, mentre la McLaren si aggiudica il titolo costruttori.

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1999: Ancora Hakkinen fa sfumare i sogni di gloria. Ancora una volta Hakkinen contro Ferrari. Questa volta però a contendere il titolo al finlandese non c’è Schumacher che, a causa dell’incidente di Silverstone è stato fermo ai box per 6 gare. Di conseguenza, le uniche speranze di titolo piloti sono su Eddie Irvine, che arriva all’ultimo appuntamento del mondiale con un vantaggio di 4 punti. In pole c’è Schumacher, mentre Hakkinen parte secondo, non una buona qualifica per Irvine, che parte quinto. Al via Hakkinen brucia Schumacher e si porta davanti a tutti, iniziando a scappare. Irvine, invece, dopo una buona partenza riesce a ritrovarsi terzo. Tuttavia, il finlandese è già in fuga e anche Schumacher non riesce a tenere il passo. La gara quindi prosegue senza particolari sussulti e Hakkinen vince corsa e titolo piloti, il secondo della sua carriera. Per la Ferrari c’è la consolazione del titolo costruttori, che ritorna a Maranello dopo 16 anni di digiuno, dato che l’ultimo successo fu nel 1983. In quella stagione non mancarono le polemiche, con qualcuno che insinuò la teoria del complotto contro Irvine, per volere della stessa Ferrari. Infatti, non era un mistero che la Ferrari avesse intenzione di puntare solo su Schumacher e dopo il suo infortunio decise anche di interrompere lo sviluppo della vettura, con buona pace di Eddie. Inoltre, verso la fine della stagione, arrivò l’ufficialità del passaggio di Irvine alla Jaguar, di conseguenza la Ferrari non avrebbe sopportato il fatto di vedere il numero 1 su un’altra vettura diversa dalla propria.

2000: La Ferrari torna grande: Un anno dopo la Ferrari si rifà. Siamo ancora a Suzuka, penultima gara dell’anno. In classifica Schumacher ha un vantaggio di 8 punti su Hakkinen, frutto del 10-0 dell’ultimo gran premio degli Stati Uniti, dove il tedesco, arrivato all’appuntamento americano con 2 punti di svantaggio, vinse la gara mentre Hakkinen fu costretto al ritiro. A questo punto il tedesco con una vittoria si laureerebbe campione del mondo, indipendentemente dalla pozione in classifica di Hakkinen. Per il terzo anno consecutivo Schumacher parte in pole e come nelle precedenti occasioni in partenza si fa beffare da Hakkinen. Il finlandese resta in tesa fino al 37esimo giro, momento in cui decide di effettuare la sosta. Schumacher passa quindi in testa e nei 3 giri che lo separano dalla sosta inizia a spingere come un matto. Al 40esimo giro si ferma ai box e grazie al brillante lavoro dei meccanici, riesce a stare davanti al finlandese, andando poi a vincere la gara. La Ferrari torna al successo nel mondiale piloti, dopo un’astinenza di 21 anni dall’ultima vittoria nel mondiale piloti grazie al sudafricano Jody Scheckter.

2003: Schumacher vince il sesto titolo mondiale: Dopo due stagioni di assoluto dominio, nel 2003 la Ferrari, anche a causa di alcuni cambiamenti regolamentari, avverte qualche problema, soprattutto ad inizio anno. Nonostante ciò, Schumacher, grazie anche alle ultime due vittorie a Monza e a Indianapolis, arriva all’ultima gara con 9 punti di vantaggio su Kimi Raikkonen, all’epoca pilota della McLaren. Il finlandese per poter vincere il titolo ha solo una soluzione: deve vincere la gara e sperare che Schumi non giunga a punti. Infatti, il tedesco sarebbe campione anche con un solo punto, perché nel caso di arrivo a pari punti, sarebbe comunque avanti per il maggior numero di vittorie. In qualifica le cose vanno male per entrambi: la pioggia scombussola tutto e quindi Raikkonen parte ottavo, mentre Schumacher 14esimo. In gara il tedesco si rende protagonista di un contatto con Sato che gli fa perdere parecchie posizioni. Davanti Raikkonen fatica a tenere il passo di Barrichello e quindi non è mai seriamente in grado di lottare per la vittoria e termina la gara al secondo posto, alle spalle del brasiliano della Ferrari, mentre Schumacher, dopo una buona rimonta, chiude ottavo e in classifica generale conserva 2 punti di vantaggio su Kimi. Per Schumacher si tratta del sesto titolo mondiale, il quarto consecutivo alla guida della Ferrari. La Ferrari vince anche il titolo costruttori, respingendo l’assalto della Williams che era arrivata in Giappone con 2 punti di ritardo dalla scuderia italiana. Tuttavia, per Montoya e Ralf Schumacher, piloti appunto della Williams, fu una gara deludente, dato che entrambi non riuscirono a finire la gara. Per la Ferrari si tratta del quinto titolo costruttori consecutivo.

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2006: Il motore tradisce Schumacher: Arriviamo all’edizione 2006 che assegna in maniera ufficiosa il titolo mondiale piloti a Fernando Alonso. Si arriva all’appuntamento giapponese, penultima gara del mondiale, con Schumacher e Alonso appaiati in classifica a quota 116. In qualifica le Ferrari monopolizzano la prima fila, con Massa primo e Schumacher secondo, mentre qualifica non esaltante per Alonso che chiude quinto. Schumacher va in testa alla gara, Alonso però non sta a guardare e dopo una grande rimonta, sale in seconda posizione. A 17 giri dalla fine accade quello che non ti aspetti: il motore della Ferrari, dopo 6 anni di assoluta affidabilità, va in fumo e Schiumi è costretto al ritiro, lasciando la vittoria ad Alonso. A quel punto lo spagnolo vince la gara, portandosi a +10 in classifica piloti e amministrando il tutto nell’ultima gara in Brasile.

2011: Vettel vince il suo secondo titolo mondiale: Arriviamo infine all’edizione del 2011. Ormai il gran premio di Suzuka, soprattutto a causa della diversa collocazione nel calendario, che non lo vede più tra le ultime gare del campionato, perde la sua decisività, eccezion fatta per l’edizione 2011. In quella stagione Vettel è l’autentico dominatore del campionato e arriva alla gara di Suzuka, quintultimo appuntamento del mondiale, con la bellezza di 124 punti di vantaggio su Jenson Button. Al pilota tedesco per laurearsi campione del mondo, è necessario 1 punto nelle prossime cinque gare. A Suzuka arriva la matematica certezza, dato che il tedesco ottiene il terzo posto, portando a casa 15 punti e il secondo titolo mondiale piloti consecutivo. La gara, invece, viene vinta da Jenson Button.

 

 

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