Yamaha copia Ducati? Analisi dei test di Valencia

Pubblicato il autore: Gianluca_Rizzo Segui

,

Archiviato il campionato 2015 e conclusi anche i test a Valencia, possiamo concentrarci su gli sviluppi meramente tecnici delle principali case. Yamaha copia Ducati?

Durante i test di Valencia sono scese in pista moto molto diverse tra loro, anche in mano agli stessi piloti; lo scopo principale della 2 giorni spagnola era di provare le nuove coperture Michelin, e in un secondo momento provare moto con specifiche 2016 e centralina unificata.
Ma entriamo nel dettaglio.
Le nuove gomme Michelin sono montate su cerchi da 17 pollici, a differenza dei 16,5 Bridgestone. Questa differenza, seppur minima, stravolge l’assetto della moto, e bisogna ricordare che l’unione gomma cerchio ha lo stesso diametro delle vecchie; questo vuol dire che le coperture della casa francese hanno un battistrada più piccolo delle vecchie e di conseguenza una carcassa più rigida, che mette in difficoltà (come abbiamo visto dalle numerose cadute) molti piloti.
Oltre a questo le vecchie Bridgestone avevano un grip spaventoso e permettevano angoli di piega di circa 6/7° maggiori rispetto alle Michelin.
Per il posteriore invece, il discorso è esattamente l’opposto. Le gomme giapponesi, avevano molti problemi di grip, hanno spesso influenzato le performance di moto come Ducati, che non riusciva a scaricare tutti i cavalli a terra. Con le Michelin il grip sul posteriore è eccellente, forse troppo, al punto da mettere in crisi l’anteriore.
Come si adattano le moto alla stagione 2016?
Prima di tutto la Michelin ha comunicato che continuerà lo sviluppo delle gomme fino all’inizio della prossima stagione, quindi è inutile farsi prendere da allarmismi a più di 4 mesi dall’inizio della nuova stagione.
Le principali case comunque sono corse già ai ripari; l’obbiettivo principale è la ridistribuzione dei pesi tra avantreno e retrotreno.
A tale scopo Ducati e Yamaha hanno lavorato nella stessa direzione. Prima di riprogettare il telaio si prova a spostare i pesi lungo l’asse longitudinale della moto. La Ducati con la GP 15 si era già mossa in questo senso, arretrando molto il serbatoio, per aumentare il grip sul posteriore che come già detto scarseggiava. Questo però ha causato diversi problemi di surriscaldamento della benzina, che hanno obbligato la casa di borgo Panigale ad intervenire sull’aerodinamica posteriore per migliorare il raffreddamento. La soluzione apportata sulla GP ( dal prossimo anno non ci sarà il numero riferito all’anno) è nella stessa direzione, ma più arretrato e con un incavo sopra al “parafango”. La Yamaha si è mossa nella stessa  direzione, in modo più estremo, infatti, il serbatoio della nuova M1 è integrato sul codone della moto, con tanto di tappo del serbatoio posto dietro ai piloti.

Ovviamente però spostare il serbatoio aumenta il carico sul posteriore e migliora la trazione, ma comporta anche un alleggerimento dell’anteriore e aumenta la tendenza all’impennamento, con conseguente taglio della potenza da parte della centralina.
Se si sposta un peso in dietro bisognerà fare la stessa cosa in avanti, per questo (come già nella GP15) i motori sono stati avanzati, si parla di pochi millimetri. In entrambi i casi poi c’è stata la ricerca e lo sviluppo del carico aerodinamico sull’anteriore, Ducati prima e Yamaha poi, con le famose alette o winglets.
Già in Qatar la Ducati si era presentata munita di alette, poi andando avanti nella stagione si sono evolute e moltiplicate ( passaggio da slot singolo a profilo a cascata per aumentare la portate senza aumentare la resistenza, e infine altre 2 sul cupolino). Tutto questo non era ben chiaro a inizio stagione in quanto: si aumenta il carico davanti, si migliora il grip di conseguenza anche la velocità di percorrenza in curva e si ha un anti-impennamento naturale, che anticipa i tagli dell’elettronica. Però limita la velocità di rollio nei cambi di direzione ( punto debole della GP 14). Questo nel 2015 era spiegabile con l’introduzione del motore con albero controrotante, ma non si riusciva capire perché continuare ad “accanirsi” su l’aerodinamica; adesso la risposta la abbiamo, era tutto in funzione 2016.

Stesso discorso vale per la Yamaha, dopo i test di Aragon comparvero anche sulla M1 le famigerate alette, senza però che ci fosse evidenza della loro utilità in quel momento, semplicemente si stavano mettendo avanti con il lavoro.

Dopo l’ingresso di Gigi D’Alligna sembrava che la casa di Borgo Panigale fosse pronta per sfoderare una moto con il motorone desmodronico su un telaio che richiamava le giapponesi. Invece a questo punto sembra che la sia la che Yamaha copia Ducati, almeno dal punto di vista dell’aerodinamica.

Non perdete la seconda parte che uscirà domani, approfodimento su Honda e elettronica!

  •   
  •  
  •  
  •