MotoGP analisi: la Honda cerca e trova(?) il bandolo della matassa

Pubblicato il autore: Gianluca_Rizzo Segui

MotoGP analisi: buoni miglioramenti in casa Honda, si sta ancora cercando il passo ma la prestazione assoluta è dietro l’angolo

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Secondo appuntamento della rubrica MotoGP analisi, oggi si parlerà di Honda. Se vi siete perrsi il primo episodio, lo troverete qui.

Analizzando i risultati dei test in Qatar si nota un netto miglioramento rispetto a quelli in Malesia, le sessioni a Philip Island sono un discorso a parte vista la particolare conformazione della pista e dell’asfalto.

I principali interventi effettuati sulla RC213v riguardano il nuovo motore, infatti, prima del Qatar sono stati testaste 2 versioni, ma quella che ha convinto i piloti è quella con albero controrotante.

Questa è una novità per la casa dell’ala dorata che in questo modo cerca di aumentare la maneggevolezza della moto. L’unico problema continua ad essere l’erogazione, troppo scorbutica e discontinua. I progressi fatti in questi anni da Honda dal punto di vista elettronico si stanno trasformando in un peso. Sembra che il livello tecnologico raggiunto fino al 2015 garantisse al motore maggiore dolcezza dell’erogazione e un controllo molto più veloce e maneggevole; con la nuova centralina sembra essere questo il problema. I tecnici Honda non riescono ad avere tempi di risposta decenti a causa del nuovo software.

Anche la Honda, come Ducati e Yamaha, ha testato le alette. Per loro, profili molto più piccoli rispetto alla concorrenza e posizionati sulla carena, molto vicine al baricentro della moto. In questo modo si cerca di distribuire il carico generato dalle appendici sia sull’anteriore che sul posteriore. Problemi di grip per la casa dell’ala dorata? Magari in questo modo si cerca, aumentando il grip, di ridurre sia lo slittamento della ruota posteriore sia l’impennamento  così evitare il taglio dei giri del motore causato dalla ECU, rendendo più docile l’erogazione della potenza.

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Per quanto riguarda il telaio, lo sviluppo è pressoché bloccato. Grazie anche ai miglioramenti delle gomme Michelin, Marquez ha deciso di utilizzare il telaio del 2014, scartando anche quello 2016 dopo il disastroso progetto 2015.

I tempi fatti segnare da Marquez nell’ultimo giorno di test sono molto interessanti, ma non molto continui.

Lo spagnolo non è riuscito ad essere costante come il neo campione del mondo; dalla sua però bisogna osservare che è riuscito a fare tempi molto interessanti.
E’ riuscito spesso a scendere anche di 7 decimi rispetto ai sui giri più lenti, cosa molto positiva visto che sarebbe circa  allo stesso livello di Lorenzo se riuscisse a mantenere quel passo.Forse sul giro secco si potrebbe avere qualcosa da ridire visto che è stato fatto in scia a Lorenzo, questo ha si aiutato ma ha anche dimostrato che spremendo un po’ la moto si riescono ad ottenere buoni risultati.
Il confronto con il compagno di squadra è impietoso, Dani Pedrosa non è riuscito mai ad arrivare al livello di Marquez. Quest’anno il cambio di regolamento e le nuove gomme si pensava potessero adattarsi maggiormente allo stile del pilota di Cervèra, invece, almeno per il momento Camomillo sembra essere in grande difficoltà. Forse l’unica osservazione che si può fare è che Dani non ha cercato il limite come invece ha fatto il compagno di squadra (che è anche caduto più spesso). Questo è il grafico con i tempi fatti segnare dai compagni di squadra, per facilità di lettura sono stati rimossi i tempi anomali, e visto che entrambi non hanno fatto long run, ho unito insieme gli stint più interessanti dell’ultimo giorno di prove.

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La Honda fornisce le moto anche ai due team Satelliti LCR Honda e Marc Vds; ed è impressionante vedere come sul passo gara tutti i piloti siano su tempi simili a Pedrosa, sul giro secco tra i team satellite quello messo un po’ meglio è Cal Crutchlow. E’ un peccato non vedere Miller e Rabat con moto più preformati con le quali riuscirebbero certamente a mettersi in mostra.

MotoGP analisi torna domani, si parla di Ducati.

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