Formula 1, quando la rivalità è in famiglia.

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

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L’ultimo gran premio oltre che a certificare la nascita di un nuovo fenomeno (Max Verstappen) ha molto probabilmente fatto traboccare il vaso in casa Mercedes, con la rivalità tra Hamilton e Rosberg che pare ormai abbia raggiunto livelli importanti. In passato c’erano state scaramucce, ci viene ad esempio in mente il Gran Premio del Belgio del 2014, quando Rosberg toccò Hamilton pochi chilometri dopo il via, rovinando la gara dell’inglese e regalando la vittoria alla Red Bull di Daniel Ricciardo. Negli ultimi mesi i due si sono limitati a qualche battibecco e qualche provocazione, solo che però domenica è stato raggiunto l’apice, con quel contatto al via della gara che ha messo fuori gioco entrambe le Mercedes e che non è andato giù a Niki Lauda e Toto Wolf. Tuttavia, questo evento ci ha portato indietro con la mente alle tante rivalità tra compagni di scuderia che hanno scandito la storia della Formula 1, soprattutto quella più recente e che come sempre ha rotto dei rapporti che non sono mai stati ricuciti. Noi di SuperNews abbiamo fatto un tuffo nel passato, provando a rievocare quelle più interessanti.

PIQUET-MANSELL: divennero compagni di squadra nel 1986, quando il brasiliano raggiunse Mansell in Williams. Alla prima stagione vennero beffati da Alain Prost, che su McLaren vinse il titolo proprio davanti a due scudieri di Frank Williams. L’anno dopo però i due lottarono per il mondiale. Ad inizio stagione partì meglio Mansell, che vinse tre gara, mentre Piquet nelle prime sette mise a segno addirittura sei secondi posti. Il brasiliano, tuttavia, riuscì a riprendersi nella seconda parte di stagione, riuscendo ad infilare vittorie importanti, fino a diventare aritmeticamente campione nel corso del Gran Premio del Giappone, in cui Mansell nemmeno gareggiò a causa di un incidente subito durante le prove libere.

SENNA-PROST: la potremmo definire la rivalità per antonomasia, con i due che, alla guida della McLaren-Honda, se le suonarono di santa ragione, fino a buttarsi fuori durante il Gran premio di Suzuka del 1989. I due diventarono compagni di squadra nel 1988, anno in cui Senna lasciò la Lotus per accasarsi alla McLaren. La prima stagione vide subito una lotta tra i due, con il brasiliano che però riuscì a spuntarla, vincendo il suo primo titolo mondiale. Nulla a che vedere però con quello che successe l’anno dopo. I due, infatti, arrivarono alla gara di Suzuka, penultimo appuntamento del mondiale, con una situazione di classifica ancora incerta. Durante il 46esimo giro Senna, al momento secondo, decise di attaccare Prost alla chicane del triangolo, causando però una collisione che di fatto costò caro al francese, costretto al ritiro. Il brasiliano, tuttavia, riuscì a terminare la gara, riuscendo anche a vincere, anche se a fine corsa venne squalificato e di fatto il titolo andò a Prost. La frattura era ormai diventata insanabile e quindi lo stesso Prost a fine anno decise di andare alla Ferrari.

HILL-VILLENEUVE: nel 1996 Frank Williams decise di puntare su Jacques Villeneuve, figlio del più famoso Gilles, che quindi andò ad affiancare Damon Hill, pilota inglese, che nelle precedenti due stagioni era arrivato secondo nel mondiale alle spalle di Schumacher, all’epoca pilota Benetton, che nel 1996 decise di passare alla Ferrari. Il compito di Hill fu reso difficile proprio dal suo compagno di squadra, che per tutta la stagione insidiò la prima posizione del pilota inglese senza però tuttavia riuscire nell’impresa di vincere il mondiale. Dopo la vittoria dell’iride però, la Williams decise di silurare Hill, che si accasò alla Arrows. Una scelta nel complesso azzeccata, dato che l’anno dopo Jacques riuscì a vincere il titolo mondiale.

ALONSO-HAMILTON: arriviamo ai giorni nostri. Nel 2007 la McLaren decise di fare le cose in grande, assumendo alla guida Fernando Alonso, vincitore degli ultimi due mondiali di Formula 1. L’altro sedile, invece, andò a Lewis Hamilton, prodotto di casa McLaren. Di fatto, il cliché era chiaro: Alonso deve vincere ed Hamilton deve fare esperienza. Le cose non andarono così e l’inglese, nello stupore generale, riuscì a tener testa al pilota spagnolo, causando le ire dello stesso, che accusò la propria scuderia di patriottismo nei confronti di Hamilton. L’apice si raggiunse durante le qualifiche del Gp di Ungheria, in cui Alonso decise di stare fermo circa 40 secondi nella piazzola dei box, ritardando la sosta di Hamilton, che nel frattempo si era accodato, e non permettendogli di finire il giro. Anche nel corso dell’ultima gara in Brasile, Hamilton, forse per la troppa foga, cadde nel trappolone di Alonso, cercando un sorpasso difficile e finendo fuori pista. A far festa alla fine fu Raikkonen, che portò al titolo la Ferrari dopo due stagioni di astinenza. Alonso, dopo un solo anno, abbandonò Woking, ritornando in Renault.

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