Motori Yamaha: cosa è successo in realtà? Cerchiamo di scoprirlo insieme

Pubblicato il autore: Gianluca_Rizzo Segui

Motori Yamaha: quello che è successo questo week end alla casa dei tre diapason ha qualcosa d’incredibile, due rotture nel giro di poche ore: prima Lorenzo nel Wup poi Rossi in garavale

Non capitava dal Gp di Valencia del  2007 che una Yamaha rompesse un motore durante la gara, anche in  quell’occasione capitò alla moto di Valentino Rossi (ringrazio Antonello Bergamasco per la statistica)

Per capire cosa è successo bisogna partire dal regolamento.

Da quest’anno le case costruttrici hanno a disposizione 7 motori da utilizzare nelle 18 gare del mondiale. Facendo un rapido calcolo, stiamo parlando di poco più di 2 weekend per ogni propulsore. Da regolamento quei 7 vengono congelati a inizio stagione e da quel momento i poi non è più possibile modificare le specifiche tecniche ( es. Honda che da inizio stagione soffre di problemi in accelerazione ma non può intervenire direttamente sul propulsore). Che cosa vuol dire questo? A inizio stagione ogni squadra consegna un motore ai responsabili della MotoGp e da quel momento sono obbligati a seguire le specifiche tecniche di quell’esemplare per realizzare i 7 da usare durante la stagione. Quindi i motori vengono assemblati nel corso della stagione e vengono punzonati solo quando lasciano la pit lane. Da quel momento per le case non è più possibile smontare il propulsore, l’unico modo per tenere sotto controllo l’usura degli elementi, oltre al calcolo dei numeri dei cicli a fatica, è il controllo dei residui nell’olio.

Arriviamo alla questione motori Yamaha

Da inizio stagione, la casa dei tre diapason ha utilizzato e quindi punzonato 3 motori per entrambe le moto. Quelli rotti da Lorenzo e Rossi al Gp del Mugello sono la terza unità, con meno chilometri, introdotti solo dalla terza sessione di libere di Jerez. Dopo il guasto nel corso del Wup, i tecnici Yamaha hanno deciso di montare il secondo motore: utilizzare un’unità fresca, quindi la quarta, avrebbe voluto dire affrontare la gara con una grossa incognita. Il ciclo di vita di un motore ha un picco di probabilità di rottura nei primi chilometri, si assesta a un valore molto più basso nel medio chilometraggio, per poi risalire oltrepassato il numero di cicli a fatica stimato in fase di progetto. Montare un motore nuovo avrebbe voluto dire aumentare le probabilità di rottura. In quel momento la decisione è stata presa non sapendo se il guasto fosse stato causato da un errore nel montaggio o da un elemento fallato. Nel caso di Valentino Rossi, nonostante il problema di Jorge a poche ore dalla partenza, è stato deciso di continuare con la terza unità, perché probabilmente non c’è stato il tempo di controllare l’affidabilità del motore ed eventuali usure anomale. Le cause dei guasti non sono state ancora ufficializzate, in prima ipotesi si poteva pensare a una mappatura troppo spinta che avrebbe causato un cedimento ma, andando ad analizzare le velocità raggiunte nel lungo rettilineo del Mugello, si nota che entrambe le Yamaha ufficiali perdevano circa 5 km/h rispetto al team satellite Tech 3. Questo in realtà non è un dato veramente utile e non scagiona eventuali mappature estreme, però fa capire che in quel punto del circuito le sollecitazioni non fossero oltre la soglia di rottura. I meccanici e gli addetti ai lavori parlano di elementi fallati, il che spiegherebbe perché in entrambi i casi, il guasto si sia verificato sulla terza unità. In Yamaha adesso devono correre ai ripari e controllare che la quarta unità non contenga elementi difettosi prima del Gp di Barcellona. Più facile a dirsi che a farsi. Nel caso in cui dovessero scoprire delle anomalie nel lotto dovranno fare una richiesta ufficiale alla associazione costruttori per avere il consenso di cambiare le componenti esclusivamente per motivi di affidabilità; tale richiesta poi dovrà essere votata e solo in caso unanimità verrà concesso di sostituire le parti fallate.

 

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