Altra tragedia nel mondo dei motori: muoiono Dwight Beare e Paul Shoesmith [VIDEO]

Pubblicato il autore: Armando Suma Segui
Dwight Beare and Paul Shoesmith

Dwight Beare e Benjamin Binns (Fonte foto: www.telegraph.co.uk)

Sono giorni molto duri per lo sport: dopo la morte di Luis Salom, il pilota 24enne che aveva rimediato una bruttissimo incidente durante le prove della Moto2 a Barcellona, si è verificato un’altra tragedia nel mondo dei motori, questa volta in quelli che hanno a che fare con lo sport estremo, e che ha comportato la morte di Dwight Beare e Paul Shoesmith, due piloti che avevano preso parte al Tourist Trophy 2016 del Mountain Circuit, un tracciato dell’Isola di Man ben noto per la sua pericolosità. L’ACU Events, organizzatore della competizione, ha infatti comunicato ieri pomeriggio che i piloti Dwight Bear e Paul Shoesmith sono morti a causa di due gravi incidenti. Il primo di questi ha visto coinvolti Dwight Bear e Benjamin Binns a bordo della loro sidecar: il primo, un australiano residente proprio ad Onchan, sull’Isola di Man, è deceduto dopo essere uscito di strada a Renchullen, un punto piuttosto veloce del circuito; il secondo, Benjamin Binns, se l’è invece cavata con una frattura della caviglia e in questo momento si trova in ospedale sotto osservazione da parte dei medici. Di fronte all’evidente gravità della situazione, la bandiera rossa è stata alzata immediatamente per fermare lo spettacolo.

Nello stesso pomeriggio si è però verificato un altro evento poco felice: Paul Shoesmith, un pilota di nazionalità britannica, è morto anche lui nel giorno di apertura delle corse TT dopo aver perso il controllo della sua BMW nelle prove della Superstock, mentre si trovava in una sessione di prova. Dwight Bear e Paul Shoesmith erano entrati nelle ambiente delle corse in tempi diversi, e anche il loro livello di notorietà era differente: Dwight Bear aveva fatto il suo debutto al TT nel 2014, mentre Paul Shoesmith aveva debuttato nel lontano 2005, raggiungendo la sua posizione migliore sul Mountain Circuit nel 2011, quando conseguì il quindicesimo posto.

Purtroppo le tragedie in questi sport vanno messe in conto. I piloti, in fondo, fanno quello che amano fare. Probabilmente, se potessero tornare indietro, rifarebbero tutto un’altra volta. La sicurezza dei circuiti è un altro discorso, ma egualmente importante: gli organizzatori di queste competizioni devono assicurare il più possibile l’incolumità dei partecipanti, ma qui non entreremo in questo discorso. Proprio ieri Paolo Simoncelli, il padre del pilota italiano deceduto nel 2011 dopo un grave incidente in MotoGP, ha detto alla Gazzetta dello Sport la sua circa la morte di Luis Salom. Le sue parole hanno un grande significato per il mondo dei motori: “Dove c’è velocità c’è pericolo, è un dato di fatto. Che tu sia su uno scooter, su un aereo, su una bici. È la prima cosa che dico ai ragazzini che seguo e ai loro genitori: Lo sapete che questo è un mestiere pericoloso? Loro a volte mi guardano stralunati, ma è così. E tu speri sempre che non succeda mai nulla o che, se proprio deve, succeda agli altri e mai a te. Perché le piste sono sicure, l’abbigliamento quanto a tecnologia ha fatto passi avanti da gigante, ma il rischio esiste sempre”. E’ stato un week-end davvero nero per lo sport, costretto a salutare, dopo Luis Salom, anche Dwight Bear e Paul Shoesmith a causa di un’altra tragedia nel mondo dei motori.

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