Nuvolari, oltre il tempo e lo spazio

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

nuvolari

“Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa, Nuvolari ha un corpo eccezionale. Nuvolari ha le mani come artigli, Nuvolari ha un talismano contro i mali…”
Sono davvero parole di rara efficacia quelle cantate dal compianto Lucio Dalla, che nel 1976 rese omaggio alla figura di Tazio Nuvolari realizzando questa canzone indimenticabile.
Tazio Nuvolari nacque il 16 novembre 1892. Oggi, nella stessa data, vogliamo celebrare questo straordinario pilota, entrato nel mito. Nella storia delle corse, nessun pilota è riuscito a colpire l’immaginazione collettivo quanto il “mantovano volante”. Di corporatura esile e minuta, quasi da fantino, Nuvolari era dotato di un talento unico.
Come lui, nessuno mai.
Il suo mito, fatto di grandi attese ed apparizioni fugaci, resiste proprio perché la sua potenza è oltre il tempo e lo spazio. Divenne un prodigio in un’epoca in cui correre significava per la gente immaginare solo un boato lontano, quasi un azzardo futurista. Era l’epoca in cui bastava poco per sognare ed il cuore batteva forte. “Figlio del vento”, “Campionissimo”, “Asso”; questi sono soltanto alcuni dei soprannomi che gli sono stati assegnati. Nato a Castel d’Ario da una famiglia benestante, Tazio Nuvolari dovette attendere di avere quasi trent’anni prima di cominciare a gareggiare, a causa della Prima Guerra Mondiale. Iniziò con le motociclette nel 1920 per poi passare l’anno successivo alle auto, alternando le sue due grandi passioni sino al 1930.
Dotato di un forte carisma, riusciva ad infiammare la folla che da lui pretendeva imprese sempre più ardite. Come riuscire a vincere sotto la pioggia, ferito e addirittura fasciato, il Gran Premio motociclistico delle Nazioni del 1925. All’Alfa Romeo, con Ferrari come direttore sportivo, rimase sino alla metà del 1932. Nel 1934,  il campione mantovano gareggiò con la Maserati ed ebbe un terribile incidente sul circuito di Alessandria, fratturandosi una gamba in più punti. Eppure, dopo appena quaranta giorni, Nuvolari era di nuovo in pista, guidando con il solo piede destro in quel di Berlino. Per lui, infatti, la Maserati realizzò una pedaliera ad hoc e malgrado i problemi di salute, arrivò quinto. Nel 1935, forse anche su pressione di Mussolini, ritornò all’Alfa Romeo.
Poi, il colpaccio: a luglio, sul circuito di Nürburgring, sotto gli occhi di un incredulo e furibondo Hitler, accorso per assistere al trionfo della tecnologia tedesca, il piccolo italiano sovvertì ogni pronostico, superando all’ultimo giro la favorita, la Mercedes di von Brauchitsch, ed ottenendo la più bella vittoria della sua carriera, quella su una pista infernale, fatta di oltre centocinquanta difficilissime curve sparse. Sette volte campione italiano, proprio nel 1935,  il suo anno d’oro, stabilì il record dei 330,275 chilometri orari.
La carriera di Nuvolari fu costellata di vittorie per le quali pagò tuttavia un prezzo altissimo. Il campione mantovano dovette superare prove terribili fra cui la perdita di due figli. Un dolore da cui non si riprese mai. Eppure andò avanti con coraggio. Nuvolari aveva un solo timore, quello di morire nel suo letto cosa che, con quella puntualità che appartiene solo al Fato, avvenne nel 1953, dopo una grave malattia ai polmoni.
Ancora oggi lo stile di guida di Tazio Nuvolari resta inconfondibile, quasi impossibile da imitare.
Campioni così non esistono più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  •   
  •  
  •  
  •