MotoGP: addio alla patente a punti per i piloti. Non ci saranno più casi Rossi-Marquez

Pubblicato il autore: Fabio Sala Segui

 

MotoGP addio patente a punti no casi Rossi-Marquez

MotoGP addio patente a punti no casi Rossi-Marquez

Sabato 25 Marzo, alla vigilia del Gran Premio del Qatar, il primo della stagione, la GP Commission (commissione dei Gran Premi) si è riunita ed ha emanato nuovi provvedimenti regolamentari. La commissione ha varato alcune norme regolamentari per tutte le categorie (Moto3, Moto2 e MotoGP). Oltre alla norma che regola il numero di addetti nelle gare flag-to-flag, ossia le gare dove si cambia moto, (in cui potranno esserci solo 4 persone mentre nel Q1 e Q2 possono essercene fino a 6), particolare rilievo assume l’ultima regola decisa dalla commissione GP: eliminare la patente a punti per i piloti. Il motivo è semplice: le penalità che potranno assegnare gli steward di gara sono già più che sufficienti. Grazie a questa decisione non sarà più possibile vedere dei piloti penalizzati la gara successiva per dei contatti o delle scorrettezze verificatesi nella gara precedente a quella dove scatta la penalità. Insomma, per farla breve, non potranno più accadere casi come quello Rossi-Marquez in Malesia nel 2015 dove il dottore fu costretto a scattare dall’ultima casella nell’ultimo Gran Premio, perdendo un titolo che si sarebbe ampiamente meritato.

MOTOGP, PATENTE A PUNTI DURATA 3 ANNI: COME FUNZIONAVA? – Non ci saranno più penalità a punti per i piloti duqnue. Le scorrettezze però, come giusto che sia, saranno punite direttamente in gara. La patente a punti istituita nel 2013 prevedeva l’assegnazione da 1 a 10 punti di penalità in base alla scorrettezza del pilota e 3 tipi di sanzioni diverse che si “ottenevano” al raggiungimento dei 4, 7 e 10 punti. Dopo il 10 punto di penalità la “fedina penale” si azzerava. Nello specifico, se un pilota raggiungeva i 4 punti di penalità sarebbe scattato dall’ultima posizione in griglia nel GP successivo (vedi Valentino Rossi a Valencia). Con 7 punti sarebbe partito dalla pit lane e con 10 avrebbe completamente saltato il GP per squalifica.

CASO ROSSI-MARQUEZ: COSA SUCCESSE ALLORA E COSA SUCCEDEREBBE OGGI – Il caso a cui facciamo riferimento per capire cosa comporta l’abolizione della patente a punti è il contatto Rossi-Marquez sul tracciato di Sepang in Malesia nel 2015. A causa di quell’allargamento volontario di traiettoria per impedire all’avversario di percorrere adeguatamente la curva” (nel comunicato ufficiale della sanzione non si accennò mai al presunto “calcio” rifilato dall’italiano allo spagnolo di cui tanto si discuteva), Rossi guadagnò 3 punti di penalità che si sommavano al punto di penalità che il pilota di Tavullia aveva ottenuto per aver ostacolato Lorenzo all’uscita dalla pit lane durante la sessione di qualifica nel Gran Premio di Misano. Giunti ai 4 punti, Valentino dovette scattare ultimo a Valencia, dove si decideva il mondiale, compiendo poi una clamorosa rimonta e terminando 4°, che però non gli valse il titolo.Se si dovesse ripetere una situazione del genere (ci auguriamo di no visti tutti gli strascichi che ha lasciato), Rossi non scatterebbe ultimo nel GP successivo, ma probabilmente prenderebbe un drive-through nella gara in corso, ossia uno 2stop&go” da scontare entro 3 giri da quanto è stata comunicata la sanzione.

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