Il futuro dei motori Formula 1 guarderà al passato? Horner provoca: “I tifosi vogliono il V12”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Motori Formula 1

Un particolare del motore V12 della Ferrari F12. Il V12 è tipico delle supercar e dei mezzi più pesanti

Più che pausa estiva, quella della Formula 1 quest’anno potremmo definirla pausa di riflessione: è da alcune stagioni che si protrae un dibattito sul futuro della massima categoria delle monoposto, e il cambio di governance non ha comunque contribuito a sostituire i dubbi alle certezze.
Dalla sostenibilità economica e finanziaria del circus alla possibilità per i team di competere ad armi pare (le due cose sono legate), passando all’apertura sempre più globale del calendario delle corse sino al difficile rapporto tra regolamenti e spettacolo: tutto in Formula 1 è attualmente in discussione, soprattutto da quando l’arrembante Formula E macina sempre più consensi da parte dei grandi costruttori e dal pubblico, fornendo una alternativa più sostenibile per le case automobilistiche – vale a dire, poca spesa in relazione alla F1 ma buona resa (anche se l’arrivo di attori di primo peso nella serie elettrica potrebbe portare con sé delle pretese avanzate dalla case sullo sviluppo dell’aerodinamica, del telaio e della batteria, cosa al momento non consentita anche per contenere i costi. E che è la conditio sine qua non posta da Marchionne per far partecipare alla E uno dei suoi marchi) e diventando così il terreno preferito per testare le innovazioni che poi confluiranno nelle nuove generazioni di auto da strada ibride ed elettriche.

Il dibattito sui motori Formula 1: la deadline del 2021

Un altro dei punti che continuano a far discutere e dividere adetti ai lavori e tifosi è lo sviluppo dei motori: come gli appassionati sanno il 2014 è stato un anno rivoluzionario per quanto concerne la parte tecnica della Formula 1, con l’intoduzione dei motori V6 turbo-ibridi con cilindrata da 1 600 cm³, quelli per intenderci che hanno modificato anche il suono delle vetture in corsa. Praticamente delle power unit ridefinite che soppiantarono l’utilizzo dei motori V8 aspirati entrati in vigore nel 2006.
Ma questo cambiamento epocale forse non avrà ancora vita lunga. C’è una data in particolare a cui i team guardano, ed è il 2021, anno in cui scadrà il Patto della Concordia siglato nel 2013 da Ecclestone e le scuderie e in cui entrerà a pieno regime la governance di Liberty Media.
A partire dal 2021 verrebbe rimesso tutto in discussione e conseguentemente le monoposto potrebbero cambiare nuovamente l’assetto delle power unit per rendere più abbordabili i costi e la stabilità delle vetture, oppure per restituire potenza (anche sonora) ai motori.

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Chris Horner, il ritorno dei motori Formula 1 V10 e l’apertura ai V12

Motori Formula 1

Le scuole di pensiero tra i team divergono su due strade: da una parte chi spinge per motorizzazioni più affini alla strada e all’uso “civile” sempre più potenti ma con costi sostenibili, oppure ritornare all’antico, con motori da corsa rumorosi ma comunque seguendo la stella polare dell’economicità degli stessi (bambole non c’è una lira, non importa quale sia la scelta).
La prima opzione è preferita ovviamente dalle case costruttrici che potrebbe giovare di una osmosi della ricerca e sviluppo tra vettura in pista e quella su strada. La possibilità più vintage invece conquista team non costruttori come la Red Bull, tanto è vero che il team manager Chris Horner ha dichiarato recentemente la sua predilizione per i motori V10 se non addirittura i V12, molto potenti, con bassi regimi di rotazione e perciò affidabili, utilizzati per mezzi pesanti e supercar.
Secondo Horner questo è ciò che chiedono i tifosi: una Formula 1 che guardi al futuro voltandosi però indietro, al passato, quando l’elemento spettacolare dominanava le gare e non il tatticismo o l’enfasi sull’elettronica.
Citando la sua esperienza di collaborazione con la Aston Martin per la produzione di un auto e le ricerche di mercato ad essa correlate, l’ex pilota e talent scout ha rivelato come i consumatori fossero più interessati ad un mezzo estremamente performante con motori aspirati ed alta velocità più che una tipologia ibrida in uso tutt’ora nella Formula 1: tendenza confermata da un sondaggio condotto dalla stesso Horner, come lui stesso racconta, tra i tifosi a Silverstone.
Detto in termini pratici, il team manager della Red Bull considera la Formula E il luogo deputato per gli sviluppi indirizzati al settore stradale, mentre la F1 dovrebbe a suo dire concentrarsi esclusivamente all’aspetto più spettacolare: di conseguenza la competizione tecnologica andrebbe lasciata, secondo Horner, al campionato elettrico, mentre in quello attualmente ibrido ci deve essere spazio, in primo luogo, alla lotta serrata e più analogica tra i piloti.
Tuttavia, forse conscio di averla sparata troppo grossa, Horner torna realista e prevede un ritorno dal 2021 ad un V6 biturbo aspirato “nonostante i desideri miei e del pubblico di Silverstone“, anche perché Jean Todt ha messo in chiaro che un ritorno ai V10 e V12 è da considerarsi fuori discussione (“sarebbe socialmente inaccettabile” ha tuonato il capo della FIA, “un ritorno ai motori di 10 anni fa non verrebbe considerato minimamente dalle case costruttrici“); ma il team manager ha anche sottolineato come il rombo dei motori sarà un elemento di discussione non secondario per la definizione delle prossime power unit.
Si discute tra i corridoi dei team della possibilità di eliminare la parte elettrica rappresentata dal MGU-H (che funge sia da motore che da generatore di corrente trasformando parte dell’energia cinetica in energia elettrica) con un secondo turbo, come ha affermato Horner, sia per apportare maggiore potenza che per restituire quel rombo dei motori che ai tifosi manca parecchio.
Il dibattito tra chi vuole una Formula 1 al servizio delle innovazioni su strada e chi preferisce la competizione più pura e rumorosa mettendo in secondo piano lo sviluppo tecnologico è in pratica solo all’inizio.

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