MotoGp, la critica si scaglia contro Valentino Rossi per il rientro affrettato ad Aragon

Pubblicato il autore: Stefano Scibilia Segui


Il rientro di Valentino Rossi a tempo di record ha reso fiero tutto il popolo di tifosi del pilota di Tavullia, protagonista di un ennesimo exploit ovvero il recupero a tempo di record dalla frattura di tibia e perone con conseguente ritorno in pista al GP di Aragon a soli 20 giorni dall’operazione .

Tuttavia l’impresa di Valentino Rossi  non è stata vista da tutti come un fatto positivo. In particolare Nino Minoliti, giornalista della Gazzetta dello Sport, ha elencato diversi motivi per cui la scelta del mitico numero 46 è stata sbagliata: “Premessa doverosa: qui nessuno vuole scalfire il Mito di Valentino Rossi – spiega il giornalista – Ma la sua decisione, avallata peraltro dai medici, di tornare in sella per le libere di Aragon a 22 giorni dall’incidente che gli era costato la frattura di tibia e perone della gamba destra, mi lascia profondamente perplesso”.

Lo stesso Minoliti ha successivamente aggiunto: “E questo per almeno tre motivi, il primo dei quali riguarda la salute: ma come, stiamo qui a preoccuparci tanto delle influenze nefaste che può avere il doping sugli atleti, pensando anche al loro futuro di persone normali, e ci mettiamo ad applaudire un pilota che dovrà verosimilmente imbottirsi di antidolorifici per resistere alle tremende sollecitazioni di una moto da Gran Premio? E se dovesse cadere, col rischio oltretutto che una moto di 160 chili gli finisca sulla gamba convalescente?  (Rossi ha confermato di sentire ancora dolore ndrSono il primo a fare gli scongiuri e tutte le corna di questo mondo, ma è un’eventualità che persino Valentino non può non aver messo in conto, senza dimenticare, poi, che in pista non sarà da solo: e gli avversari, a quel punto giustamente, non gli devono nessun atteggiamento di riguardo. Poi c’è la questione dell’esempio. Certo dal punto di vista dell’epica, la leggenda di Valentino esce ingigantita da questo recupero lampo, ma immagino un papà con un figlio appena caduto in moto, e magari col ambone ingessato: quando il ragazzo vedrà il suo eroe tornare in sella dopo tre settimane, mentre a lui il medico ha detto di scordarsi la moto per almeno 40 giorni, chi riuscirà a tenerlo fermo?

Nino Minoliti ha poi concluso: “Infine c’è il rispetto del proprio corpo, cioè della propria vita. Niki Lauda nel 1976 tornò in pista appena 42 giorni dopo il terribile rogo del Nurburgring, le piaghe delle ustioni ancora gli sanguinavano, ma si stava giocando il Mondiale. Però in Giappone, all’ultima gara, dopo un giro sotto il diluvio decise di fermarsi: la sua vita non aveva prezzo, altro che Mondiale. Per quello ci sarebbe stato sempre tempo e infatti lo rivinse l’anno dopo. E pensare che lo ritenevano un robot.”

Una critica, quella di Minoliti, che farà certamente discutere. Quanto scritto dal giornalista della Rosea apre interessanti spunti di riflessione sul fatto che bisogna avere sempre coscienza del senso del pericolo e che scelte coraggiose come quella di Valentino non implicano necessariamente la possibilità di emulare certe gesta. E’ altrettanto vero però che lo spessore sportivo di Valentino Rossi implica che non si può ridurre la scelta del Dottore solo a un gesto spericolato. Del resto, lo stesso Rossi durante uno speciale della trasmissione “Sfide” ha affermato: “Capire il limite è sempre difficile, quindi bisogna essere coraggiosi per arrivarci vicino, però bisogna avere anche una certa sensibilità per non cercare di oltrepassarlo troppe volte.”

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