La cordiale rivalità con Ricciardo, i successi nel WEC: chi è Brendon Hartley, new entry della Formula 1

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Brendon Hartley,
La stagione 2017 della Formula 1 è prossima ai titoli di coda, con gli ultimi GP teatro del redde rationem tra Mercedes e Ferrari: nel frattempo le altre scuderie sono protagoniste di alcuni interessanti spostamenti di piloti che a volte sanno di retrocessione, come è successo in Malesia per Daniil Kvyat, e a volte di promozione, come per Carlos Sainz Jr. o per la new entry Brendon Hartley.
In occasione infatti del prossimo GP di Austin che si disputerà questo weekend la Toro Rosso, scuderia che è stata ultimamente un gate aeroportuale tra arrivi e partenze, farà debuttare il pilota neozelandese al posto di Sainz, approdato per le ultime quattro gare di stagione alla Renault, e a fianco di Kvyat. Ma chi è Brendon Hartley e perché si parla tanto di lui?

Brendon Hartley, dai primi passi in Red Bull al ritorno in F1

Classe 1989 e originario del nord della Nuova Zelanda (nono pilota della F1 proveniente dal Paese dei Kiwi e il primo della sua nazionalità dai tempi di Mike Thackwell nel 1984), Hartley non è esattamente un parvenu nonostante il suo nome non sia popolarissimo: appartenente alla generazione dei Jules Bianchi, Charles Pic, Jaime Alguersuari (meteora il cui profilo verrà da noi affrontato presto), Roberto Merhi e Daniel Ricciardo, Brendon mosse i primi passi proprio nei programmi giovanili della Red Bull nel 2006 vincendo l’anno successivo il campionato europeo della Formula Renualt 2.0, dove aveva come avversari proprio i piloti che abbiamo citato poc’anzi.
Il suo legame con la scuderia di Milton Keynes si rafforza nel 2008 e nel 2009, in cui dopo una serie di test accanto a Sébastien Buemi diventa ufficialmente la riserva per la monoposto del team principale e di quello satellite (ruolo che condivise con Ricciardo) dopo aver ottenuto la superlicenza nell’aprile del 2009, sviluppando nel frattempo la propria esperienza nel campionato inglese della Formula 3.
Il 2010 è stato un anno piuttosto cruciale nella carriera di Hartley: già impegnato nella Formula Renault 3.5, a metà stagione viene scartato dal programma della Red Bull e sostituito come pilota di riserva da Jean-Eric Vergne che avrebbe poi occupato ufficialmente la monoposto della Toro Rosso nel biennio 2012-2013.
Fu una specie di shock per Hartley, che iniziava a respirare l’aria della serie maggiore inizialmente approcciata nel 2009 e che ora doveva fare i conti con un rapporto, quello con la Red Bull, che sembrava invece destinato ad altre sorti e progressive. “E’ stata dura, quasi uno sconvolgimento nella mia vita“, ammette a posteriori il neozelandese.
Concentratosi quindi sulla Formula 3.5 e sulla GP2 e successivamente (dal 2012 al 2013) impiegato dalla Mercedes come collaudatore, Hartley prima di ritornare quest’anno in F1 aveva deciso di virare sull’endurance, categoria che gli ha regalato più di una soddisfazione.
Debutta nel WEC e precisamente nella prestigiosa 24 Ore di Le Mans nel 2012, nella classe LMP2, ma la svolta è nel 2014 quando la Porsche lo chiama per gareggiare nel campionato endurance assieme all’equipaggio formato da Mark Webber (guarda caso, ex pilota di punta nella F1 con la Red Bull…) e Timo Bernhard. La casa tedesca, che era impegnata in un ritorno in grande stile nel mondo delle vetture sportive, si ritrova con un tridente d’attacco che mette a segno dei colpi importanti: a bordo della 919 i tre colgono piazzamenti importanti nel 2014 ma nel 2015 fanno il salto di qualità conquistando il campionato WEC e nel 2017 trionfando nella 24 Ore di Le Mans, con il neozelandese Earl Bamber però al posto di Webber.
Il futuro di Hartley sembrava perciò scritto in un’altra serie sportiva, ed invece il colpo di scena con l’ingaggio in Formula 1 da parte della Toro Rosso, dove ritroverà dall’altra parte della barricata il collega avversario storico Ricciardo, che a ESPN aveva dichiarato, tempo addietro, di stimarlo sin dai tempi del programma giovanile della Red Bull come rivale di razza e al tempo stesso sostegno fondamentale per superare la lontananza di casa, loro due che provenivano dai confini del mondo e che si sono ritrovati in Europa.

Brendon Hartley destinato a rimanere in F1?

Hartley rappresenta quindi un innesto di valore nella Formula 1 e non certo un pilota improvvisato seduto su una monoposto grazie ad un influente sponsor (con tutto il rispetto): certo, l’endurance è qualcosa di totalmente diverso rispetto alla F1, ma il biondo pilota dall’acconciatura indomabile un minimo di esperienza nella serie in cui debutterà questo weekend se l’è comunque fatta.

 

La presenza a bordo della STR12 ad Austin (con il numero #39 sul casco, assente dalle griglie da ben 40 anni e dalla fama non proprio fortunata: non ditelo a Brendon) inoltre potrebbe non essere estemporanea, visto che il vivaio della casa di Milton Keynes si è andato via via esaurendosi ed era necessario trovare un sostituto valido per rimpiazzare Sainz, dato per partente già da alcuni mesi e come occasione per liberarsi definitivamente di Kvyat una volta che Pierre Gasly tornerà alla Toro Rosso, dopo l’esperienza estemporanea in Super Formula, in occasione del successivo GP del Messico: sarebbe una bella soddisfazione per Brendon Hartley, da scartato per un rendimento non all’altezza a pilota ufficiale che entra nel circus in punta di piedi.

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