Dakar 2020: il "Matador" d'Arabia Carlos Sainz vince tra le auto

Lo spagnolo, esempio di resilienza, conquista la terza Dakar in carriera interpretando in modo magistrale le difficili prove saudite, merito anche della navigazione impeccabile del copilota Lucas Cruz. Alonso, 13esimo, è miglior rookie.

Dopo l'edizione 2010 con Volkswagen e quella 2018 con Peugeot, Carlos Sainz conquista anche la Dakar 2020, questa volta a bordo del Buggy due ruote motrici marchiato MINI John Cooper Works, preparato per l'occasione dal team X-Raid. Il madrileno, classe 1962, ha inaugurato con una vittoria mai messa in discussione lo sbarco del Rally Raid più famoso e più duro del pianeta in Arabia Saudita. Ma Sainz, apparso in controllo dell'auto e della classifica, non è mai sembrato al debutto nella penisola araba, anzi, si è mosso agile e sicuro tra le dune, le sabbie e le rocce della regione come un autoctono. Che non sia il caso di cambiare il soprannome dello spagnolo da "Matador" a Carlos d'Arabia?
Al suo fianco in abitacolo il 57enne, che tutti ricordiamo per la carriera nel mondiale rally, dove ha ottenuto i successi nei campionati 1990 e 1992, ha ricevuto un grande sostegno dalla presenza del connazionale Lucas Cruz. Tra i due il feeling è apparso inossidabile; Lucas, dal canto suo, ha messo la propria firma sull'andamento della gara riuscendo a guidare con sicurezza e piglio autorevole il percorso dell'equipaggio n°305 limitando al minimo gli errori di navigazione che, invece, hanno colpito con maggiore frequenza i diretti concorrenti.
Come si sa, però, ogni regola ha la sua eccezione: anche l'equipaggio Sainz-Cruz, infatti, ha rischiato di compromettere il vantaggio accumulato nella classifica generale per colpa di un singolo macroscopico errore di orientamento, avvenuto nel corso della prova n°9 la Wadi Al Dawasir- Haradh. In quella occasione i due hanno difeso il primato in classifica per una manciata di secondi, 24 per la precisione, dal recupero arrembante del Toyota Hilux n°300 guidato da Nasser Al Attiyah, il vincitore della Dakar 2019. In tale situazione, con un distacco quasi azzerato per colpa di un errore a tre prove dalla fine della competizione e con un'intera tappa "marathon" da disputare prima del traguardo conclusivo, soltanto una tempra resiliente come quella di Sainz e Cruz, forgiata da anni di dolci vittorie e amare sconfitte, poteva controbattere con calma e sangue freddo ad un destino all'apparenza avverso. E difatti i due dimostrano di piegarsi senza rompersi quando, 48h dopo, vincono la tappa più dura, la cosiddetta "marathon", distanziando i diretti rivali in classifica di oltre 10 minuti. E' questa l'ipoteca sulla Dakar 2020, arrivata quando i due hanno rimesso in sesto la propria gara, ripartendo da zero, in seguito ad un errore che poteva stroncare caratteri più traumatizzabili.
La terza Dakar di Sainz è anche una vittoria contro due leggende del Raid: Nasser Al Attiyah e Stephane Peterhansel, rispettivamente secondo e terzo al termine delle ostilità. Al qatariota e al francese va riconosciuto l'onore delle armi: il primo si è battuto senza soluzione di continuità dalla prima all'ultima tappa pur consapevole dell'inferiorità tecnica del proprio mezzo 4x4 in confronto con i più agili Buggy a trazione posteriore, l'altro ha collezionato lo stesso numero di vittorie parziali del compagno di squadra Sainz, quattro, ma ha faticato, specie nella prima settimana a trovare il giusto feeling con il navigatore Paulo Fiuza, dovendo entrambi comunicare in inglese, un idioma che non erano soliti utilizzare in gara. Nonostante questo "Mr.Dakar" Stephane Peterhansel, ha fatto valere la sua esperienza fino ad arrivare ad insidiare nella penultima tappa la seconda piazza dell'olimpionico arabo, senza però riuscirci.
Al termine della Dakar 2020, sul podio che ha visto riuniti i tre cavalieri del deserto Sainz, Al Attiyah e Peterhansel, lo spagnolo si è così espresso:

"Sono molto felice. Dietro questo risultato c'è un grande sforzo, tanti allenamenti, tanta pratica con il team. Sono molto felice per gli sponsor. Mi congratulo anche con gli organizzatori per questa edizione fantastica. Per un veterano come me è un grande risultato che ha richiesto tanta preparazione (...) Abbiamo iniziato a vincere la Dakar dal giorno 1. E' dal primo giorno che noi tre ci sfidiamo senza sosta dando il massimo in ogni occasione (...) Non so se tornerò nel 2021, è ancora troppo presto per parlarne, lasciatemi godere questa vittoria."

Dakar 2020: Alonso ha lasciato il segno ma anche dei conti in sospeso.

La grande star dell'evento fuoristradistico, al di là dei nomi degli specialisti e dei vincitori, resta, però, Fernando Alonso.
L'interesse del motorsport internazionale e degli appassionati era tutto per lui sia in prova che sulla rete. Molto si è detto e scritto sulla nuova vita da "dakariano" ma ciò che fa più piacere è vedere negli occhi dell'asturiano la soddisfazione di aver portato a termine una sfida che un mese fa sembrava lontana anni luce dal suo modo di intendere l'automobilismo sportivo.
Gli interventi di riparazione effettuati assieme al navigatore Marc Coma, le notti passate nel bivacco, le occasioni di solidarietà tra concorrenti devono aver aperto uno squarcio nella corazza del bicampione del mondo di Formula1, tanto da far pensare ad un vero "colpo di fulmine" per la disciplina del Rally Raid. Di fronte a tutto questo i risultati, pur sempre importanti, passano in secondo piano. Da sottolineare solo come Alonso abbia più volte rivisto nel corso delle due settimane di gara le sue reali ambizioni verso la Dakar: all'avvio le dichiarazioni erano apparse tutte di bassissimo profilo e l'obiettivo sembrava solo quello di finire la competizione, poi, con il tempo, il "killer instinct" del pilota si è fatto strada nella mente dello spagnolo che, negli ultimi sette giorni, complice anche il secondo posto assoluto della tappa n°8, deve aver anche provato a combattere per la Top10, pur senza averlo mai ammesso.
Forse è proprio la voglia di ben figurare compiendo una vera e propria impresa al debutto ad averlo condotto al clamoroso errore della tappa n°10: un cappottamento tanto spettacolare quanto incruento, un bello spot per il suo Toyota Hilux che è ripartito senza riportare danni significativi, a parte la rottura del parabrezza.
Alla fine il 13esimo posto assoluto resta una prestazione da bicchiere mezzo pieno sebbene lasci un leggero retrogusto amaro, tipico delle opere incompiute. Alonso è un campionissimo, un pilota dal talento cristallino il quale, però, ha mancato per diverse ragioni di continuità nel corso della sua carriera. Tornare alla Dakar per vincerla e dare vita a un ciclo di successi resta l'ultima occasione per smentire gli ultimi detrattori del 38enne di Oviedo. Ma per questo non c'è fretta: il tempo per decidere se ripresentarsi alla partenza nel 2021 è sufficientemente ampio e nel mezzo c'è giusto una "gara tra amici", la 500 miglia di Indianapolis.

Dakar 2020: gli Highlights della categoria auto

https://www.youtube.com/watch?v=QR0bXleZIgc