Dakar 2020: la tappa n°9 incendia la lotta Sainz - Al Attiyah - Peterhansel

Le difficoltà tecniche del "Matador" permettono a "Mr.Dakar" di vincere con uno scarto di soli 15 secondi sul qatariota. Nella generale Al Attiyah è a un passo dallo spagnolo.

Il triello è servito. Tre grandi piloti, tre grandi carriere sportive si confrontano guardandosi sempre più in cagnesco, come in un vecchio film spaghetti-western. Sono il buono, il brutto e il cattivo della Dakar 2020; a voi la scelta su quale ruolo assegnare a Carlos Sainz, Nasser Al Attiyah e Stephane Peterhansel, i grandi protagonisti del Raid nella categoria auto.
Un regista sapiente non poteva pensare di organizzare una migliore trama per questa 42esima edizione della maratona motoristica più famosa e dura del mondo, e certamente nessun direttore di gara avrebbe mai pensato di poter pianificare una competizione che dopo decine di ore e migliaia di chilometri avrebbe visto distacchi così risicati in cima alla classifica.
La tappa n°9 di questa Dakar 2020 ha in un certo senso suggellato questa lotta a tre, realizzando qualcosa di imprevedibile: al traguardo, dopo 410 km di terra, sabbia e rocce tra il vincitore Peterhansel su MINI JCW Buggy e il secondo classificato Al Attiyah su Toyota Hilux c'erano solo 15 secondi di distacco, un gap misurabile con qualche battito di ciglia. Analizzando l'andamento della prova scopriamo che "Mr. Dakar" ha mantenuto con costanza la testa della corsa sin dal km 104 e che il suo diretto rivale qatariota lo ha raggiunto e seguito come un'ombra senza superarlo.
L'olimpionico arabo ha certamente puntato al bersaglio grosso, lasciando la gloria di giornata al francese; così facendo il pilota Toyota, pur conducendo una tappa sulla difensiva, ha praticamente recuperato l'intero distacco che lo separava dalla vetta della generale, ancora occupata dall'alfiere MINI Carlos Sainz ma con un vantaggio di soli 24 secondi. Proprio Sainz ha vissuto martedì 14 gennaio la sua peggiore giornata di gara: il "Matador" stava conducendo il primo tratto di prova in seconda posizione quando uno pneumatico difettoso è dechappato costringendo l'equipaggio n°305 ad una rimonta dal settimo posto assoluto, poi divenuto quinto al traguardo.
Nella sfortuna di aver perso 6 minuti e 31 secondi dal vincitore Peterhansel il madrileno può comunque gioire per essere ancora in gara e in testa alla competizione; buona parte del copione che Sainz stava interpretando da protagonista assoluto, però, dovrà essere riscritto da zero e il finale dell'opera tona ad essere incerto.
Se l'imprevedibilità è il sale della Dakar qui gli dei del rallysmo devono aver messo un piede in fallo mentre maneggiavano una saliera. Come se non bastasse, davanti ai concorrenti si stagliano le grandi dune del Rub' al-Khali il cosiddetto "quarto vuoto" ossia il secondo deserto di sabbia più grande del mondo da attraversare in modalità "marathon" cioè senza assistenza esterna; gli ingredienti per un finale al cardiopalma ci sono tutti! Non resta che augurarsi la vittoria del migliore, sempre che il fato non ci metta lo zampino!

Dakar 2020: la tappa degli "altri" e quella di Alonso

Se il triello dakariano cattura l'attenzione e le previsioni degli appassionati e degli addetti ai lavori, i cittadini dell'Arabia Saudita, nuova culla del Raid, possono gioire per le ottime performance velocistiche messe in mostra dai concorrenti padroni di casa, Yasir Seaidan e Yazeed Al Rajhi. Il primo, in particolare, ha tenuto alta la bandiera saudita nel corso della nona tappa classificandosi in terza posizione a 4 minuti e 48 secondi dal Buggy vincitore mentre il connazionale, a bordo del Toyota Hilux n°309, ha corso con un ritmo invidiabile, terminando sesto assoluto dietro al polacco Jakub Przygonski, quarto su MINI ALL4 Racing e il rimontante Carlos Sainz, quinto. Alle loro spalle un trittico di Toyota composto da Bernhard Ten Brinke, Giniel De Villiers e Fernando Alonso precede la decima posizione di Orlando Terranova.
Fernando Alonso, in particolare, continua in grande stile il suo veloce apprendistato navigato da Marc Coma. Entrambi sono riusciti in un'impresa: entrare nella Top10 della classifica generale prima della fine del Raid. Al momento l'asturiano, decimo, è il miglior rookie tra le auto. Non resta che un ultimo grande rito di iniziazione: uscire indenni dall'ultima prova marathon. A quel punto il bicampione di Formula1, vincitore della 24h di Le Mans potrà portare con merito i galloni del "dakariano" e magari iniziare a fare ragionamenti più ambiziosi sulla partecipazione all'edizione 2021, quando potrà mettere a frutto l'esperienza e gli imprevisti di quest'anno. Ma come detto: prima bisogna pensare alla grande sfida dei prossimi tre giorni!
Si inizia domani, 15 gennaio, con la Haradh - Shubaytah, la tappa n°10. Si tratta in realtà della prima parte della prova "marathon"; all'arrivo, infatti, i concorrenti non potranno ricevere alcun tipo di assistenza esterna; questo per mettere alla prova la resistenza dei mezzi e quella psicofisica degli equipaggi su un totale di 534km cronometrati. Le dune costituiranno la metà del terreno di gara che per l'altro 50% sarà composto di terra, pietre e asfalto. Un mix vario e "letale". Nel più puro spirito della Dakar.