Jules Bianchi e Laguna Seca: tragedia e fatalità nei motori

Pubblicato il autore: Alberto Tuzi Segui

tragediaSabato scorso gli appassionati di F1 si sono svegliati con la tristissima notizia della morte di Jules Bianchi arrivata in un letto d’ospedale dopo 9 mesi di speranze vane, in seguito al bruttissimo incidente dello scorso 5 ottobre a Suzuka nel Gp Giappone. Nemmeno il tempo di metabolizzare, parola sempre difficile in questi casi, che il mondo dei motori ha dovuto subito fare i conti con le terribili notizie provenienti dal circuito di Laguna Seca, dove una nuova tragedia ha messo fine alle vite dei piloti spagnoli Bernat Martinez e Daniel Rivas, rimasti coinvolti in incidente multiplo subito dopo il via della gara valida per il campionato MotoAmerica, prova di contorno del Mondiale Superbike. A nulla sono valsi i soccorsi subito prestati ai due sfortunati piloti, deceduti quasi subito nonostante una tempestiva corsa verso gli ospedali.

È sempre difficile trovare le parole in casi come questi, per chi deve descrivere quanto accaduto. Il conto con le vite umane è stato salatissimo. Nel giro di tre giorni il mondo dei motori ha prima pianto per Jules Bianchi, e le notizie sulla F1 sono tornate dopo 21 anni a contenere la parola “morte”. La quale, come se non bastasse, ha voluto imprimere il pugnale ancora più forte in una ferita riaperta, con gli interessi stavolta però perchè si è presa non una ma due vite, quelle di Martinez e Rivas. Come se la morte avesse un disegno macabro, un programma che considerati altri terribili precedenti sembra quasi ripetersi con una ritmicità inquietante.

Perchè la brave distanza temporale tra la morte di Jules Bianchi e la tragedia di Laguna Seca ha un qualcosa di spaventosamente simile con la gravità ravvicinata di altri tragici eventi del passato nel mondo dei motori. Capita infatti troppo spesso che dopo un primo evento funesto ne segua un’altro nel giro di pochi giorni. Ho ripensato infatti all’ottobre 2011, quando la Formula Indy venne scossa dalla morte di Dan Wheldon durante il Gp di Las Vegas. Era il giorno 16. Una settimana dopo nessuno poteva presagire che sarebbe stata una nuova domenica con un incidente mortale durante una gara. Ma a Sepang il nostro Marco Simoncelli perse la vita nel Gp Malesia di MotoGP. Due anime strappate nel giro di sette giorni.

Da appassionato di F1 quale sono poi non posso non pensare alla madre di tutte le tragedie di questo sport, il maledetto weekend di Imola 1994. Credo che se qualcuno oggi rivedesse le immagini di quei giorni senza sapere cosa stia guardando, penserebbe alla sceneggiatura con relativo montaggio di qualche film drammatico. Ma nemmeno il finale di Gran Prix  di Frankenheimer si avvicina a quanto visto sul circuito del Santerno in quei tre giorni. La morte tornò ad aleggiare sulla F1 sabato 30 aprile colpendo Roland Ratzenberger, sconosciuto (fino ad allora) pilota austriaco rimasto ucciso in un incidente alla curva Villeneuve. Dopo dodici anni il Circus piangeva per un suo pilota in un weekend di gara. Sarebbe bastato questo. E invece il giorno dovemmo assistere anche alla tragedia della perdita di Ayrton Senna: inutile aggiungere altro.

 

 

 

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