Formula Uno, Simtek: una scuderia nata (e morta) sotto cattivi astri

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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C’è sicuramente un episodio che ha segnato  i ricordi di tutti quelli che hanno iniziato a seguire la Formula Uno negli anni novanta. È il 1994, e si corre a Imola, per il Gran Premio di San Marino. A distanza di ventidue anni tutti ricordano quell’evento per la tragica scomparsa del grande Ayrton Senna, in pochi rammentano, invece, l’altrettanto tragica morte di Roland Ratzenberger, il giorno precedente, durante le prove.

Ratzenberger era nato a Salisburgo, nella città di Mozart. Nel 1960. Dopo anni di categorie minori realizza il suo sogno, quello di correre in Formula Uno. È la neonata Simtek, gestita da Nick Wirth, e presieduta dal tre volte campione del mondo Jack Brabham, a dargli la grande opportunità. Una chance che si infrangerà il 30 aprile del 1994, sul muretto della curva intitolata a Gilles Villeneuve,  nel circuito di Imola. Una morte che scioccò il circus, precedendo di sole ventiquattro ore quella di Senna.

La scuderia venne fondata nel 1993. In origine la Simtek altro non era che un’azienda specializzata in consulenze aerodinamiche per gli sport automobilistici. Un progetto che includeva anche Max Mosley. La società tuttavia crebbe molto velocemente, ricevendo finanziamenti anche dalla FIA, dalla BMW e dal governo francese, in merito alla realizzazione di una galleria del vento per la Ligier. Così nel 1994 il team si presentò ai nastri di partenza, finanziata dallo sponsor MTV.

La Simtek non era nata sotto i migliori auspici. Basti pensare che il progetto iniziale di Wirth venne immediatamente bocciato dalla FIA. La monoposto, infatti, prevedeva l’utilizzo di sospensioni attive, che la Federazione aveva da poco bandito. L’ingegnere fu costretto a ridisegnarla da capo, mandando ai nastri di partenza una vettura alquanto semplice e senza troppe ambizioni. Oltre a Ratzenberger, l’altro pilota scelto fu David Brabham, figlio di Jack.

I risultati furono tutt’altro che esaltanti. Dopo l’incidente nel Gran Premio di San Marino, la scuderia decise di andare avanti, schierando nel successivo Gran Premio di Montecarlo il solo Brabham in gara. Dal seguente impegno sul circuito di Jerez de la Frontera, fu l’italiano Andrea Montermini a prendere il posto dello sfortunato pilota austriaco. Tuttavia anche per lui l’esperienza fu breve, nelle prove del Gran Premio di Spagna fu vittima di un incidente che gli causò ferite ad una caviglia e ai piedi e l’incrinatura di una costola. A tal proposito va ricordato lo sfogo di Niki Lauda, che accuserà il pilota nativo di Sassuolo di esser sceso in pista in precarie condizioni fisiche, incolpandolo di essere la causa primaria del proprio incidente.

In Canada scende in pista nuovamente il solo Brabham, mentre successivamente viene ingaggiato il francese Jean Marc Gounon, che otterrà il miglior piazzamento stagionale, concludendo al nono posto il Gran premio di Francia. Tuttavia i problemi finanziari si fanno sempre più imminenti e il team, nel finale di stagione, è costretto a usufruire di due piloti paganti: il milanese Domenico Schiattarella e il giapponese Taki Inoue.

Nel 1995 le cose non volgevano certo in una direzione migliore rispetto al finale della stagione precedente. Wirth fu costretto a confermare Schiattarella come pilota pagante per la prima metà di stagione, mentre per le ultime otto gare mise sotto contratto il nipponico Hideki Noda. L’altra vettura fu affidata a Jos Verstappen. La nuova vettura si dimostrò abbastanza competitiva, ma le difficoltà economiche, dovute anche a una netta riduzione dello sponsor MTV, portarono al collasso la scuderia che a stagione in corso, e più precisamente dopo il Gran Premio di Montecarlo, cessò la propria attività ritirandosi dal campionato.

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