Ratzenberger, Senna e il Gran Premio maledetto

Pubblicato il autore: Andrea Chiavacci Segui

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Una giornata calda e riempita da un sole radioso. Era il primo maggio del  1994 e come oggi era domenica. Si correva il Gran Premio di San Marino all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Il clima però era funesto, visto che il giorno prima Roland Ratzenberger era morto a bordo della sua Simtek alla curva del tamburello nelle prove ufficiali. Fatale la rottura dell’ala anteriore che non ha permesso al pilota austriaco di curvare durante il giro lanciato. Un impatto contro il muro della successiva curva, quella intitolata a Gilles Villeneuve, ad oltre 300 km orari. Ratzenberger era un pilota di ottime doti ma si era affacciato relativamente tardi alla formula uno, aveva 33 anni, e quello di San Marino doveva essere il suo secondo gran premio in carriera dopo l’undicesimo posto ottenuto nel GP del Pacifico. Ratzenberger veniva da una lunga gavetta in formula 3 e degli sport prototipi con 5 partecipazioni alla 24 ore di Le Mans.

Come dicono gli inglesi the show must go on e quindi si prende il via per finire un week-end che era iniziato al venerdì con il terrificante botto della Jordan di un giovane Rubens Barrichello alla variante bassa. In pole position c’è Ayrton Senna. Lui, il più amato dal pubblico e al tempo stesso uno tra i più detestati dai colleghi. Senna centra la sua pole numero 65 e al suo fianco c’è la Benetton dell’emergente Michael Schumacher che ha vinto i primi due gran premi stagionali. Dopo tanti anni in Mclaren Senna vuol tornare a vincere ed è passato alla Williams ereditata dal rivale storico Alain Prost che si è ritirato con il quarto titolo iridato in tasca. Anche Ayrton punta al poker ma la Williams è poco affidabile e il pilota brasiliano è stato costretto al ritiro sia nella corsa casalinga di Interlagos sia ad Aida. Uno zero in casella da cancellare immediatamente. La pista di San Marino piace a Senna, ci ha vinto già tre volte, ma quanto successo a Ratzenberger ha scosso lui e tutto il circus. Emblematica la foto con l’espressione bella ma piena di pensieri del volto Ayrton quando sta per infilarsi il casco e iniziare il giro di ricognizione. Si arriva in griglia, rombono i motori si accende il semaforo verde e Senna scatta. Dietro c’è il finimondo. La Benetton di J.J. Lehto centra in pieno la Lotus di Lamy. L’impatto è violentissimo, molti detriti e una gomma finiscono in tribuna. Ci saranno 9 feriti dei quali uno verrà ricoverato in stato di coma.
La corsa però non viene sospesa. Entra in scena la safety Car mentre il rettilineo viene ripulito in tutta fretta e poco dopo i piloti possono riprendere la corsa senza intralci. Senna comanda e fa segnare subito un tempo velocissimo, il terzo di sempre all’autodromo di Imola, e continua a premere sull’acceleratore. Al giro 7 Senna ha già staccato Schumacher ma insiste e arriva ad una velocità mostruosa, sopra i 310 orari, alla curva del Tamburello. La Williams non gira e Senna è costretto ad una frenata secca che lo porta ad una grande decelerazione. L’impatto distrugge il musetto della Williams e si spezza una sospensione. Una gomma colpisce Senna alla testa. Le sue condizioni sono fin da subiti gravi. Intanto è rientrata in pista la Larrouse Erik Comas senza la segnalazione dell’incidente. Il pilota francese per poco non investe i soccorritori e si rende conto delle condizioni  gravissime di Senna dopo aver rallentato e infatti decide di ritirarsi subito preoccupato dalle condizioni del brasiliano. I soccorsi sono tempestivi e Senna viene subito portato subito in elicottero all’ospedale Maggiore di Bologna assistito a bordo dal dottor Watkins e dall’anestesista Giovanni Gordini dove arriva alle ore 15. Malgrado si provi a non far trapelare notizie Senna è già morto alle 14,17,  ora dello schianto al Tamburello. La notizia della morte cerebrale verrà data solo alle 18,40. Il sole radioso si è spento e la giornata, anzi il week-end, è il più nero della storia della formula uno.
La logica del business però va davanti anche alla morte di uno dei più grandi piloti di sempre. Il Gran Premio è ripartito ed è avvenuto un altro grave incidente. Il grande e compianto Michele Alboreto dopo un cambio gomme investe involontariamente con la sua Minardi 5 meccanici, 3 della Ferrari, assiepati ai box.  Anche qui tutti verranno prontamente soccorsi e portati all’ospedale, per fortuna non in gravi condizioni. Per la cronaca vince Schumacher davanti alla Ferrari di Larini, sostituiva Alesi, e al finlandese Mika Hakkinen. La Williams finì sotto accusa per la morte di Senna. Venne fatto un lungo processo che nel 2005 scagionerà Frank Williams ma condannerà il responsabile meccanico Patrick Head per omicidio colposo. Il reato però sarà estinto perché entrato in prescrizione.
Quel primo maggio ha pianto tutto il mondo. Il suo Brasile in primis, con la nazionale che il 17 luglio di quell’anno gli dedicherà il mondiale vinto a Pasadena contro gli azzurri di Arrigo Sacchi ai rigori. Un pilota dallo stile di guida unico capace di condurre duelli mitici negli anni 80 con il connazionale Nelson Piquet, anche verbali, il britannico Mansell e soprattutto Alain Prost. Senna ha subito e commesso lui stesso scorrettezze come quella alla prima curva del Gp di Suzuka del 1990 che gli valse il secondo titolo mondiale e di fatto escluse dalla lotta iridata la Ferrari di Prost. Tra i tanti fotogrammi di una carriera con 41 Gp vinti e tre mondiali mi piace ricordare un episodio dei suoi esordi. Al gran premio di Monaco del 1984 sotto una pioggia battente guidando una Toleman-Hart che per molti sarebbe stata impossibile da condurre riesce a risalire dalle ultime posizioni fino ad un clamoroso secondo posto dietro la McLaren di Prost . Da li inizia la leggenda del mago della pioggia prima della consacrazione in Lotus e in Mclaren. Un personaggio mai banale e mai scontato che ha segnato la storia recente dell’automobilismo moderno.

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