Formula 1: 40 anni fa’ l’incidente di Niki Lauda al Nürburgring

Pubblicato il autore: Saverio Crea Segui
L'incidente di Lauda in Germania. Fonte: quattroruote.it

L’incidente di Lauda in Germania. Fonte: quattroruote.it

Formula 1: 40 anni dall’incidente di Niki Lauda in Germania

Era il 1 Agosto 1976, quando Niki Lauda subì un gravissimo incidente sulla pista del Nürburgring, che gli costò quasi la vita.  Sono passati ben 40 anni. I segni delle fiamme e delle ustioni, sono ancora visibili sul volto dell’ex pilota, ora con ruolo di presidente non esecutivo alla Mercedes.
Andreas Nikolaus Lauda, questo il suo vero nome, è stato un grande pilota di Formula 1 tra gli anni 70′ e gli anni 80′. Debuttò nelle gare automobilistiche con la March, scuderia inglese, nel 1971, grazie agli ingenti prestiti ottenuti da alcune banche austriache. Poi passò alla BRM come pilota pagante ed ottenne fama di gran collaudatore La sua carriera, però, si accende con l’ingaggio alla Ferrari. Nel 1975 conquista il titolo iridato, battendo il brasiliano Emerson Fittipaldi del team Mclaren. Qui comincia la rivalità tra lui e l’altro pilota James Hunt, resa celebre più dai giornali che dalla realtà dei fatti. Lo scontro tra i due, è stato mostrato nel recente film “Rush” di Ron Howard, che parla anche della carriera dei due sportivi.

L’incidente al Nürburgring

Il tracciato tedesco, era già famoso per aver ucciso ben 131 piloti in 50 anni. Pochi giorni prima della gara del GP di Germania, si era tenuto un incontro tra i partecipanti alla corsa. La pioggia aveva reso il circuito scivoloso e si doveva decidere se correre o meno. Lauda, preoccupato dalle condizioni atmosferiche e dal bagnato, aveva proposto di rimandare la gara ad un altro giorno, per evitare rischi ed incidenti pericolosi.  L’austriaco, era in testa nella Classifica piloti con un buon margine sugli inseguitori. La maggioranza dei piloti, invece, volle gareggiare a tutti i costi, mettendo la proposta dell’austriaco in minoranza. Dunque, si arrivò al semaforo verde e la pista, ben presto, si asciugò, permettendo a tutti di montare pneumatici da asciutto. Niki, cambiò le sue gomme dopo gli altri e si ritrovò a dover recuperare posizioni in gara. Dopo pochi giri, Niki Lauda, allora pilota della Rossa, perse il controllo della sua vettura, in uscita dalla curva Bergwerk. Il pilota andò a sbattere contro una roccia, al lati del circuito e perse il casco protettivo. La monoposto finì in mezzo alla pista e venne centrata da Brett Lunger, con la sua Surtees. La Ferrari prese fuoco. Lauda restò intrappolato nella vettura. Alcuni piloti si fermarono ad aiutarlo, cercando di liberarlo dalla morsa del fuoco. Tra tutti si distinse Arturo Merzario e poi Brett Lunger e Guy Edwards. Uscito dall’abitacolo, il pilota ferrarista venne portato d’urgenza in ospedale. Il suo volto era sfigurato, l’esalazione dei gas tossici poteva costargli i polmoni e la vita. Solo il 5 agosto, i medici dichiararono che non era più in pericolo di vita. Da quel giorno, cominciò la sua lotta per tornare in pista, in un altro ospedale specializzato in ustioni. Intanto James Hunt, gli rosicchiava punti nel Mondiale piloti, vista la sua assenza nelle gare. Dopo soli 42 giorni dall’incidente, il combattivo Niki tornò in gara nel Gran Premio d’Italia, dove arrivò incredibilmente quarto, nonostante le ferite e le palpebre che non funzionavano bene. Il duello con Hunt, durò fino all’ultima giornata di Formula 1. Il rush finale li vide protagonisti nel GP di Giappone, sul circuito del Fuji. Anche su questo tracciato, ci fu il problema della pioggia torrenziale e la decisione di correre per motivi televisivi. Si parlava di un accordo tra i piloti, per disputare solo 5 giri e poi tornare ai box ma ciò non avvenne. Dopo il secondo giro, Lauda decise di ritirarsi per non rischiare un ulteriore incidente. James Hunt proseguì la gara e conquisto il titolo, superando la Ferrari per un solo punto.

Il ricordo di Niki Lauda

Niki Lauda, ha incontrato pochi giorni fa’, uno dei medici che lo portò in sala operatoria: “Per la prima volta in tutti questi anni, gli ho chiesto in che condizioni arrivai in ospedale. Mi ha risposto con una smorfia, aggiungendo: il rischio di morte era del 99%. Direi che sono stato fortunato. Da quel giorno, non ho mai più avuto paura, neanche all’ultima gara del Fuji. In quell’occasione mi ritirai perché non c’erano le condizioni per correre. Se ne sono pentito? No, la mia vita era più importante”.
Inoltre il pilota, in un’intervista a Repubblica, ha sostenuto di aver cancellato tutti i ricordi dell’incidente, per andare avanti ed essere più forte. Si è poi soffermato sul fatto, di non aver mai ringraziato Arturo Merzario, per avergli salvato la vita al Nürburgring. “Sbaglio imperdonabile, a cui, a distanza di anni, spero di porre rimedio”.

 

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