FALLO DA TERGO: Sprofondo Rosso

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui
Marchionne e Vettel

Marchionne e Vettel

La quieta disperazione del popolo ferrarista è un’incerta amalgama mal miscelata nella bile, intrisa nel ricordo dei giorni trionfali, filtrata dalla desolazione degli atti presenti e speziata nell’angoscia dell’immaginato futuro. Se poi gli tocca rimpiangere persino il decadentismo dell’ultimo Luca Cordero, nato bene, piazzato assai meglio, fatalmente si intuisce la tragicità di un amore cremisi, più grondante di sangue che di passione. A scanso di facili ironie, anche due lattine gasate guidate da Ricciardo e Verstappen vanno più forte della SF16-H (dove pare che la “H” stia per handicap), grottescamente forgiata sul pianale della Bianchina, col volante in pelliccia e i dadi di peluche attaccati allo specchietto; con l’impianto radio sostituito dai segnali di fumo e dalle fulminanti partenze ormai suggerite da Onda Verde. Sebastian Vettel, campione teutonico come da illustri predecessori, per tutta la stagione ha schiumato orgoglio e morso il freno, immaginandosi che siano le caviglie del direttorissimo Maurizio Arrivabene e, soprattutto, di chi ce lo ha messo. Il pilota tedesco è costretto a tradire un’indole più latina che prussiana: non potendosi affidare a un mezzo competitivo, deve cercare vie di sorpasso dove piloti meno eccitati dalla frustrazione vedono soltanto guai. Tra il freno e l’acceleratore non vi sono che pochi centimetri di impotenza. Così, dopo Cina (contro il suo stesso compagno di squadra!) e Belgio, lo svalvolato Vettel va all’ennesimo autoscontro in partenza, questa volta in Malesia e contro il primatista della generale, Nico Rosberg, col ferrarista costretto al ritiro, mentre l’arciere d’argento rimonta dal ventitreesimo al terzo posto finale (uno sopra Kimi Raikkonen, sigh!), anche grazie alla sventura di Lewis Hamilton che vede i propri, ormai tangibili, sogni di vittoria letteralmente andare in fumo al quarantunesimo giro. “La cosa importante è vincere subito”, così, nel pre stagione, tuonava lo svizzero da Chieti Sergio Marchionne che alla fine del 2014 mise alla porta Montezemolo, trattandolo alla stregua di un giardiniere infedele. Mercedes (campioni del mondo in pectore) e Red Bull (lattine a chi?) devono però aver pensato che l’ordine di scuderia Ferrari fosse a loro rivolto e dopo un “Obbediamo, chietino si son messi allegramente a tiranneggiare per tutti i circuiti iridati, con le Rosse relegate al ruolo di comparsa, come i camei cinematografici di un’affasciante star agée, o i cavallini nei circhi sfruttati per strappare qualche foto ai genitori del discolo su di giri. A cinque gare dalla fine del campionato, al Cavallino Rampante non resta che sperare in qualche innocuo accidente altrui per vincere almeno una gara (niente di drammatico, val bene anche un dieselgate per la Mercedes o una data di scadenza adulterata per la Red Bull) come un’Inter qualsiasi che una volta vinta la partita contro la Juve può bearsi sul raggiungimento dell’obiettivo stagionale, finisse anche in Intertoto.

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Torna sinistramente alla mente l’immagine di quell’incidente datato novembre 2007: nel tratto di strada tra Rothrist e Gunzgen (Svizzera), una Ferrari Gtb Fiorano da 200mila euro tampona la berlina che la precedeva, per fortuna entrambi i conducenti sono rimasti illesi ma la fuoriserie ne esce distrutta.
A guidarla, allora come adesso, era Sergio Marchionne.

 

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