Donne e Formula 1, il binomio impossibile

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

Lella-Garage-Reading-04                                                                                                     Lella Lombardi 

Nel mondo dei motori, le donne al volante non sono molte, è risaputo.
Più che per una mancanza di capacità, questa scarsa presenza è dovuta al pregiudizio che ancora persiste nella Formula 1 quando la si vorrebbe declinare anche al femminile. A distanza di un anno dalle dure parole di Bernie Ecclestone, scettico sulla possibilità di una presenza femminile rilevante in Formula 1, nulla è cambiato. A rincarare la dose ci ha poi pensato Stirling Moss sostenendo che le donne non abbiano l’attitudine mentale al duello, perché lo stress, secondo lui, induce naturalmente una donna a rallentare più di quanto non farebbe un uomo. Proprio per questo, sempre secondo la sua visione, una donna  non avrebbe nel suo stesso DNA la giusta attitudine alla vittoria fondamentale per gareggiare in Formula 1. Parole che sconcertano e lasciano l’amaro in bocca. Perché il ruolo femminile nel mondo dei motori si limita purtroppo ad essere  troppo spesso quello di un semplice accessorio estetico.
Ma ci sono state eccezioni?
Il binomio donne-Formula 1 per i tifosi di oggi ha il volto sorridente di Maria de Villota, morta l’ 11 ottobre 2013 per un’emorragia cerebrale. Quasi un anno prima era stata vittima di un terribile incidente che le era costato la perdita di un occhio, andando a sbattere con la sua Marussia, di cui era diventata test driver, contro il portellone abbassato di un camion a bordo pista sul circuito di Duxford. Da allora non si era più ripresa.  In molti sostengono che sia morta per i danni neurologici causati da quel drammatico evento.
Un’ altra donna che ha voluto lottare contro questo sciocco pregiudizio è Susie Wolff, forse agevolata anche dal fatto di aver sposato il direttore esecutivo della Mercedes GP, Torger Wolff.
Se invece vogliamo  andare indietro nel tempo, dobbiamo tornare al 1958, quando la napoletana Maria Teresa de Filippis debuttò al volante della Maserati che l’anno prima aveva regalato il titolo mondiale a Juan Manuel Fangio. Fallita la qualificazione a Monaco, Maria Teresa riuscì a partecipare nel Gran Premio del Belgio.
Un’ altra italiana protagonista della Formula 1 fu, agli inizi degli anni Novanta, la romana Giovanna Amati. Nel 1992 debuttò come seconda guida ufficiale della Brabham, mancando però la qualificazione ai primi tre Gran Premi della stagione. Venne sostituita dall’allora giovane emergente Damon Hill. Ma la Top driver rimane sicuramente la compianta Maria Grazia Lombardi, Lella per tutti, l’unica ad aver partecipato a un Gp ufficiale, conquistando notevoli punti. Avvenne nel 1975 in Spagna, sul circuito del Montjuich: la gara fu sospesa dopo ventinove giri a causa dei moltissimi incidenti che caratterizzarono quella sfortunata sfida. Al momento della sospensione della corsa, Lella Lombardi era sesta a due giri dal leader Mass. Si ritirò nel 1988, diventando team manager ed aprendo la sua scuderia, la “Lombardi Autosport”.  “La giovane” come la chiamava  l’amico Arturo Merzario, morì di cancro nel 1992.
Con il loro coraggio e la voglia di sfidare i concetti precostituiti, queste donne hanno dimostrato di avere le stesse tendenze aggressive e battagliere necessarie per diventare delle vincitrici. In pista e nella vita.
A dispetto del giudizio di qualcuno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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