Ferrari, l’analisi della sconfitta al Gp d’Ungheria

Pubblicato il autore: Enrico Salvi

Sebastian Vettel – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

 

La Formula 1 si ferma per le vacanze estive con una situazione che prima del doppio impegno Germania-Ungheria in pochi prevedevano, ossia Lewis Hamilton che fa doppietta in 8 giorni e si porta a +24 su Sebastian Vettel.
Gli addetti ai lavori vedevano la Ferrari come la naturale favorita della gara dell’Hungaroring, visti sia i precedenti sia i tempi delle prove libere, dove Vettel aveva quasi mezzo secondo di margine sulle Mercedes.
Per questo, nonostante il doppio podio, il weekend ungherese sa di sconfitta per Maranello che dovrà analizzarne le cause per continuare la lotta iridata.

Pioggia terreno sfavorevole. Dopo la disfatta di Hockenheim era un sospetto, dopo le qualifiche di questo sabato è una certezza: Hamilton sul bagnato è superiore a Vettel. In poche ore, dalla terze libere alle prove ufficiali, con l’arrivo della pioggia i valori si sono ribaltati. Così da una possibile lotta Ferrari-Red Bull per la pole, si è passati ad una prima fila Mercedes. Probabilmente Seb è stato anche condizionato mentalmente dall’errore di una settimana fa, ma partire quarto in una pista tradizionalmente poco propensa ai sorpassi, ha reso la gara inevitabilmente in salita.

Strategie da rivedere. Per questo, vista anche la partenza delle Mercedes, perfette nel proteggere il britannico, bisognava ribaltare la situazione ai box. Se la scelta di diversificare la strategia – Raikkonen con le Ultrasoft e Vettel con le Soft per allungare il primo stint – poteva rivelarsi corretta, la differenza in negativo per il Cavallino l’ha fatta il momento in cui il muretto ha fatto rientrare il tedesco. Al 35° giro infatti il margine di Vettel su Bottas era sui 24-25 secondi, sufficienti per far “pittare” il ferrarista e farlo rientrare in seconda posizione. A quel punto, con pista libera e una mescola più fresca e più morbida, si poteva tentare l’assalto a Hamilton. Invece tra i giri 35 e 39 (quando Vettel è rientrato), una serie di doppiaggi da una parte e due giri record di Bottas dall’altra han fatto sì che al momento del pit stop il margine si fosse assottigliato a poco più di 20 secondi. Non era scontato fare 35 giri con le gomme Ultrasoft, però rientrare dietro a un Bottas in versione “scudiero col coltello tra i denti”, ha di fatto bruciato il vantaggio di una strategia che il muretto Ferrari aveva previsto all’attacco per la seconda parte di gara. Inoltre il tentativo di “bluff” di far fare il secondo pit a Raikkonen, non ha tratto in inganno la Mercedes, che anzichè coprire l’undercut del finlandese ha deciso di fare la gara esclusivamente su Vettel, impedendogli la rimonta.

Pit stop troppo lenti. Possono sembrare un dettaglio, ma in Formula 1 i decimi di secondo fanno la differenza, a maggior ragione in una stagione equilibrata e tirata come questa. E alcuni decimi fondamentali la Ferrari li ha persi nel cambio gomme. Questi i tempi dei top team rilevati ai box:

  • Kimi Raikkonen (giro 14): 24.471
  • Valtteri Bottas (giro 15): 21.337
  • Lewis Hamilton (giro 25): 21.480
  • Sebastian Vettel (giro 39): 23.111
  • Daniel Ricciardo (giro 44): 21.364

Infine il secondo pit stop di Raikkonen al giro 38 si è assestato sui 21.8 secondi. E’ evidente come nel caso di Kimi ma soprattutto in quello di Vettel, con il problema di fissaggio all’anteriore sinistra, si siano persi istanti importanti che, in circuito così tortuoso per i sorpassi, hanno fatto tutta la differenza del mondo. Due Pit stop su tre sbagliati hanno indirizzato la gara, che Vettel ha parzialmente raddrizzato superando Bottas col brivido negli ultimi giri .

Il mondiale non è di certo chiuso, ma il passivo resta pesantissimo: in un back to back sulla carta favorevole alla Rossa, Hamilton ha guadagnato ben 32 punti sul tedesco, portandosi praticamente ad una gara di vantaggio (+24). E alla ripresa del Mondiale ci saranno due circuiti – Spa Francorchamps e Monza – che nell’era turbo-ibrida hanno sempre sorriso alla casa di Stoccarda. Per vincere, oltre alla velocità della SF71H, mai in discussione quest’anno, sarà fondamentale una prestazione di squadra ad altissimi livelli sotto tutti i punti di vista (piloti, meccanici e muretto). Appuntamento quindi in Belgio a fine agosto, nella speranza di un cambio di marcia del Cavallino Rampante.

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