Gp Valencia, considerazioni della vigilia

Pubblicato il autore: Debora Stefani Segui

2014-MotoGP
C’era una volta la Moto GP, quello sport fatto di battaglie epiche in pista, di adrenalina, di pericolo, di velocità e, sì, anche di sano agonismo sportivo che impediva ai piloti di essere degli amiconi fuori dal circuito. Che ne è oggi di questo fantastico mondo epico?

Al di là del tifo personale di ognuno, le notizie che hanno invaso giornali e web in queste due settimane sono di argomento tutt’altro che sportivo.
Vedi l’episodio della presunta zuffa tra il pilota Honda Marc Marquez e due inviati del programma italiano “Le Iene Show”. Il villano spagnolo è colpevole di non aver digerito l’illustre premio assegnatogli: la “Coppa di Minchia”.  Da qui, ha avuto inizio il valzer di denunce reciproche con la presunzione di detenere la verità da entrambe le parti.
Vedi, poi, lo scatenarsi della fantasia più fervida di chi non si fa per niente scrupoli; e allora ecco spuntare le più disparate ipotesi di alleanze in pista, famoso il cosiddetto patto di Andorra, o, ancora più sconcertante, le mirabolanti previsioni su chi potrebbe fare un bello strike domenica a Valencia, con tanto di pratica avviata per la santificazione per questo martire dei giorni nostri.
Solo un modo per sdrammatizzare questo? Non credo proprio.

Perchè quando si ha il potere di influenzare così tante persone non c’è mai da scherzare. Prima di tutto i piloti, non possono al giorno d’oggi, con il tipo di informazione d’oggi, pensare di essere solamente degli sportivi professionisti; essi sono anche e soprattutto uomini sotto gli occhi di tutti ed esempi per tante giovani leve del motociclismo che non faranno altro che imparare la slealtà, l’arroganza e che tutto, infondo, è business. Dall’altro lato della barricata, nell’era dei social network ognuno coperto dal proprio nome utente e dal suo non essere fisico si ritrova il coraggio di un leone e spara a zero su quelli che dovrebbero essere solo degli atleti, dei campioni che, simpatie a parte, ogni gara mettono in scena lo spettacolo preferito del pubblico pagante. Solo io trovo che ci sia una linea sottile tra lo sfottò e la violenza verbale gratuita? Che poi al singolo pilota, gonfio del suo stipendio, freghi poco di quello che si commenta sotto i propri post è un discorso, ma il clima d’odio che poi prende la gente comune non può essere sottovalutato; si veda il tanto criticato calcio, dove la violenza all’interno degli stadi è ancora una piaga non sanata del tutto.

Fin dall’inizio è mancato chiaramente un organo decisionale rigido che richiamasse all’ordine i piloti e che facesse rispettare le regole a chiunque le avesse infrante, senza curarsi della politica. Perchè alla fine un sistema funziona perchè ci sono delle norme altrimenti tutto sarebbe lecito e non si tratterebbe più di sport, ma di altro. Si sa però che fin dall’epoca dei gladiatori alla gente piace vedere il sangue. Speriamo di non doverne mai vedere a causa di qualche intervento non fatto nei tempi giusti.

Detto questo, ricordiamoci che si tratta di uno sport, della MotoGP che ci fa battere forte il cuore. Ben vengano le rivalità, ma non si deve per forza trasformare tutto in scontro violento, anche se per ora solo verbale.
Speriamo che al Gp Valencia, a conclusione del mondiale, si assista a una gara mozzafiato. Facciamo tutti il bene dello sport!

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