Nuoto, una storia in bianco e nero: a cinquant’anni dal disastro di Brema

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

 

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Erano le 18.51 del 28 gennaio 1966. Un bimotore Corvir della Lufthansa fallisce l’atterraggio all’aeroporto di Brema, in Germania, precipitando tra le fiamme. In quella tragica occasione morirono 46 persone e, tra le vittime, persero la vita anche i nuotatori azzurri Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Dino Rora, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Daniela Samuele, il tecnico Paolo Costoli ed il telecronista dalla voce inconfondibile Nico Sapio. Le cause dell’incidente non sono mai state del tutto chiarite. Giunto a Brema in condizioni di scarsa visibilità, il velivolo non era riuscito a rimanere nel corridoio di discesa, probabilmente per un malfunzionamento  degli strumenti.

Per commemorare il 50esimo anniversario della tragedia, a Brema, con una delegazione guidata dal presidente federale Paolo Barelli ed il Console Generale di Hannover Flavio Rodilosso, è stata inaugurata una stele commemorativa in Nordelander Strasse, a 6 km dall’aeroporto, e presentato il docu-film di Francesco Zarzana, Tra le onde nel cielo. Nel salone d’onore del Coni si sono riuniti ex azzurri, parenti delle vittime e sono stati presentati inoltre anche i libri di Gianfranco Natoli I ragazzi di Brema e Azzurro di Daniela Beneck e Paola Saini. In tutte le piscine italiane, inoltre, alle 18.51 e fino a domenica è stato osservato un minuto di silenzio in tutti gli eventi. Il 24 aprile verrà disputata la finale di Coppa Brema a Riccione: ogni anno lo scudetto del nuoto ricorda quei ragazzi italiani.

Una generazione di giovani atleti spazzati via da un destino atroce, una stele o una lapide a cui attaccare il ricordo di quei ragazzi, un modo ben più alto e dignitoso che una semplice medaglia di piangere una squadra-simbolo, i campioni delle piscine, tra i più forti d’Europa (ma a livello mondiale, per dovere di cronaca, c’erano le ben più forti nazionali statunitensi e australiane). Il capitano Bruno Bianchi, campione e primatista italiano dei 100 e 200 stile libero, finalista olimpico; Dino Rora, primatista europeo dei 100 dorso; Sergio De Gregorio, stileliberista e finalista olimpico anche lui. Amedeo Chimisso, detentore nel 1966 della migliore prestazione europea nei 200 misti (stabilità a due giorni dal tragico incidente, a conferma di quanto è paradossale il destino), vantando un’unica presenza nella sua breve ma intensa esperienza azzurra. Paolo Costoli, considerato da tutti il più forte nuotatore italiano del periodo post-bellico e detentore di due bronzi, due argenti europei e quattro tricolori conquistati da pallanotista. E poi è sparita anche la voce di Nico Sapio, elegante e bitonale, quasi fosse in bianco e nero come le immagini che commentava: dalle Olimpiadi di Roma del 1960 a quelle di Tokyo del 1964, passando per il commosso e commovente servizio speciale radiofonico sui funerali di Fausto Coppi.

Quegli stessi atleti che, l’anno prima, avevano battuto Francia e Svezia a Sanremo e l’Inghilterra a Londra per gli uomini, e la Spagna a Madrid con le donne. Infine il Sei Nazioni conquistato a Roma, contro il meglio dell’Europa occidentale, a conferma di tutti i presupposti per fare bene nel 1966. Il 17 di quel mese, Simon and Garfunkel pubblicavano il loro secondo album, Sounds of Silence, e nei limiti dello scritto concludiamo con questa hit lanciata dalla voce in bianco e nero di Nico Sapio.

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