Nuoto a Rio 2016: Paltrinieri, Detti e poi il vuoto

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

paltrinieri.detti.rio.2016.750x450
Il nuoto a Rio 2016 ha concluso il suo programma olimpico e l’ha fatto bene per i colori azzurri con l’oro e il bronzo di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti nei 1.500 metri stile libero. Ma la gioia per questo doppio colpo italiano non tragga troppo in inganno. Il bilancio finale del nuoto azzurro è da dimenticare.

In realtà, bisogna analizzare bene. Tre medaglie, un oro e due bronzi, sono un bilancio comunque migliore rispetto agli ultimi standard, che, dopo l’exploit di Sydney 2000 (sei medaglie), ha visto i colori azzurri salire sul podio solo due volte sia ad Atene 2004 che a Pechino 2008 e addirittura mai a Londra 2012. Ma se non fosse stato per questa ultima fantastica gara il bilancio sarebbe stato davvero misero. Nessuno aveva fatto esultare i colori azzurri. Delusioni Dotto e Pellegrini. Solo Detti aveva fatto sorridere l’Italia nei 400 metri stile libero nel primo giorno di gare con un bronzo. Poi il nulla totale. In alcuni casi si può salvare la prestazione, in altri decisamente no. Andiamo con ordine.

Il nuoto maschile si gode i due bronzi di Detti nei 400 metri stile libero e nei 1.500 metri stile libero e in questa gara anche l’oro di Paltrinieri. Ma il resto è una delusione incredibile. Nello stile libero la delusione più grande è Luca Dotto, fuori dalla finale sia nei 50 che nei 100 metri. E’ comunque l’unico (Detti e Paltrinieri a parte) ad aver superato le batterie e a centrare almeno la semifinale. Out subito i vari: Federico Bocchia nei 50 metri, Pippo Magnini nei 100 metri e Marco Belotti nei 200 metri. Non va meglio nel delfino, dove la semifinale raggiunta nei 100 metri da Piero Codia serve solo a compensare l’eliminazione nelle batterie di Matteo Rivolta. Nella rana male nei 100 metri con Andrea Toniato, meglio Luca Pizzini nei 200 metri, con almeno la semifinale in cascina. Delude anche Simone Sabbioni nei 100 metri dorso, fuori anche lui alle batterie. Male Federico Turrini, fuori subito nei 400 metri misti. Malissimo le staffette, tutte fuori alle batterie, tanto i 4×100 e 4×200 metri stile libero quanto i 4×100 metri misti.

Tra le donne non è andata affatto meglio. Si è detto tanto della delusione legata a Federica Pellegrini, che non è stato il valore aggiunto (non certo per colpa solo sua, ndr) nelle staffette 4×100 metri stile libero (unica ad aver raggiunto la finale), 4×200 metri stile libero e 4×100 metri misti e che si è dovuta accontentare della “medaglia di legno” nella sua gara, i 200 metri stile libero. Malissimo però tutto il resto. Nessuna atleta, a parte Alessia Polieri nei 200 metri delfino (comunque non finalista), ha superato le batterie in nessuna disciplina. Lo stile libero ha visto un lungo elenco di debacle: Silvia Di Pietro ed Erika Ferraioli nei 50 metri, ancora la Ferraioli nei 100 metri, Alice Mizzau nei 200 e 400 metri, Diletta Carli nei 400 metri. Pessimo il delfino sia nei 100 metri con Ilaria Bianchi e Stefania Pirozzi nei 200 metri. Nienta da fare neanche nei 100 metri rana sia per Martina Carraro che per Arianna Castiglioni; stesso discorso per Sara Franceschi sia nei 200 che nei 400 metri misti.

Cosa salvare? Anzitutto i due unici medagliati, davvero bravi e con un grandissimo futuro davanti. Poi il fatto che comunque, sebbene solo grazie a loro due, da Sydney 2000 è stata questa la migliore prestazione azzurra. E’ chiaramente solo un dato numerico, visto che nella maggior parte dei casi abbiamo fatto fatica a raggiungere anche solo le semifinali nelle varie discipline. In molti casi però si è trattato solo di sfortuna o comunque di buone prestazioni di atleti e atlete a cui non si chiedeva tanto. Le vere delusioni che dovranno far riflettere sono quelle delle staffette maschili e femminili, di Luca Dotto, di Luca Marin, di Pippo Magnini e di Federica Pellegrini. Quattro anni a Tokyo 2020. Bisognerà lavorare duro per migliorare questo trend negativo.

  •   
  •  
  •  
  •