Olimpiadi Rio 2016, l’incredibile favola di Chris Mears: dal coma alla medaglia d’oro

Pubblicato il autore: MATTIA D'OTTAVIO Segui

Chris+Mears+Jack+David+Laugher+Diving+16th+4bjwX4pJoYNlOlimpiadi Rio 2016, nella tarda serata italiana, pomeriggio brasiliano, è andata in scena la finale del trampolino sincro da tre metri maschile con la vittoria dei britannici Mears Laugher davanti agli statunitensi Hixon e Dorman e ai cinesi Qin e Cao, da sottolineare anche l’ottimo sesto posto del duo italiano Tocci Chiarabini. Si è deciso tutto nell’ultima serie di tuffi: quattro e mezzo avanti raggruppato per tutte e tre le coppie con gli americani che si tuffano per primi e sfiorano i cento punti mettendo pressione agli avversari; i britannici non si lasciano impressionare e grazie ad un ottimo tuffo mantengono la testa della graduatoria e non vengono impensieriti dai cinesi che perdono anche la seconda piazza e si devono accontentare del bronzo. Questa molto rapidamente è la cronaca sportiva di una gara che verrà ricordata anche per le pessime condizioni atmosferiche e della piscina che presentava un’acqua verde come se gli atleti si tuffassero in una palude. La nostra lente d’ingrandimento però si deve spostare sull’incredibile storia di uno dei due vincitori della medaglia d’oro, il 23enne Chris Mears che al termine della gara è scoppiato in lacrime insieme a tutto il suo team. Un pianto liberatorio che ha commosso molti spettatori, i quali magari neanche erano a conoscenza dell’incredibile storia dell’atleta di Leeds. Nel gennaio del 2009 Mears si sta allenando a Sidney per il Festival Olimpico giovanile, non si accorge di avere una febbre ghiandolare perché non accusa i normali sintomi. Con i continui tuffi d’allenamento comprime i suoi organi (già molto gonfi) con l’impatto con l’acqua e subisce la rottura della milza. Perde cinque litri di sangue e all’arrivo in ospedale i medici gli danno solo il 5 % di probabilità di sopravvivenza, quindi figuriamoci le previsioni riguardo la possibilità di tornare in acqua. Sottoposto a diversi interventi chirurgici, è costretto a restare in Australia fino a che non otterrà l’idoneità di volo, ma il peggio, se possibile, deve ancora arrivare: un blocco cardiaco di sette ore gli fa perdere i sensi e gli provoca un coma di tre giorni, al termine del quale di solito si subiscono danni fisici e cerebrali irreversibili. Tutti gli dicono che sarà impossibile tornare in vasca, ma Mears non si arrende e lentamente torna ad allenarsi, poi miracolosamente l’anno dopo nei Giochi del Commonwealth si classifica quarto in sincro con Robinson-Baker. Nel 2011 vince l’oro nella National Cup e il bronzo nei British Champioship, risultati che spingono l’Associazione Olimpica Britannica a convocarlo per Londra 2012 dove chiuderà nono nella gara individuale e quinto nel sincro. All’inizio del 2014 subisce un infortunio alla caviglia ed è costretto a saltare la National Cup, ma recupera in tempo per i giochi del Commonwealth dove si aggiudica l’oro nel sincro insieme al suo nuovo partner Laugher. Lo stesso che ieri gli è stato affianco in quell’interminabile attesa, prima di scoprire che Qin e Cao non li avevano raggiunti e che dopo tante sofferenze sarebbe arrivata un’incredibile medaglia d’oro, come se nel giorno di San Lorenzo fosse già scritto che si sarebbe dovuto realizzare uno dei sogni più belli di quest’Olimpiade.

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