Essere Michael Phelps, l’uomo più veloce al mondo in acqua

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

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“Ti piace nuotare?”, questa una delle ultime domande a Michael Phelps che è stato intervistato da Fabio Fazio nel corso della popolare trasmissione su Rai 3 “Che tempo che fa”; e quella che può sembrare una domanda banale all’atleta considerato il più forte nuotatore di tutti i tempi riceve una risposta che sembra scontata: “Si, certo”. In realtà lo scambio di battute rivela una verità molto più profonda tra il serio e il faceto. Michael Phelps ama realmente il nuoto, sport che lo ha reso celebre e giustamente ammirato da tutto il mondo come atleta completo e invincibile. E lo si capisce dall’emozione che prova quando vede scorrere in studio le più belle immagini dei suoi trionfi olimpici, a partire da quelli di Atene nel 2004, per arrivare ai recentissimi successi in quel di Rio lo scorso agosto. La commozione è tanta e alla fine della breve clip non riesce ad essere trattenuta e allora il pluridecorato campione si scioglie nelle lacrime che ci rivelano quanto profondo sia l’amore che lo lega alla sua disciplina e quanto rispetto e quanto impegno abbia profuso per raggiungere determinati risultati. Michael Phelps non è rappresentato solo dalle sue medaglie, che sono pur tante. Ventitrè solo del metallo più prezioso e considerando solamente i giochi olimpici, dove ha conosciuto la maggiore visibilità. Per fare una breve sintesi, lo squalo di Baltimora(questo il suo soprannome) arriva al palcoscenico dei giochi a cinque cerchi a soli 15 anni, il più giovane atleta USA a esordire, nel 2000 a Sidney. E vince anche in età molto precoce, nel 2004 ad Atene, quando vinse ben sei ori e appropriandosi dei record mondiali dei 400 misti e della staffetta 4×100 misti. A Pechino quattro anni più tardi le medaglie d’oro sono 8 con ben 7 record mondiali conquistati(migliorando anche i suoi precedenti). A Londra nel 2012 ci fu un calo, ma portò a casa comunque 6 medaglie(4 ori e 2 argenti) e annunciò il suo ritiro, prima che fosse convinto a ritornare in piscina, e a tentare un ultima olimpiade, ovviamente trionfale. A Rio conquista altri 5 ori; dopodichè annuncia un definitivo ritiro dall’attività agonistica con un lungo messaggio su facebook, svelando di volersi dedicare a suo figlio e alla sua futura moglie(si sposerà a novembre). Ma, come dicevamo, Michael Phelps non è interamente raccontato dai suoi successi. Parla per lui la sua storia e il suo furore agonistico. Bambino ipercinetico con deficit di attenzione riuscì grazie al sostegno sempre costante della madre a incanalare la sua straripante energia in molti sport: baseball, calcio, basket. La piscina era un luogo dove rilassarsi e ritrovarsi a casa, come ha detto lui stesso. E lo si vede, o meglio,lo si percepisce e traspare da ogni singola bracciata ripetuta ogni volta, studiata e perfezionata. “Come si può trovare piacere nel ripetere lo stesso gesto migliaia di volte?”, chiede ancora Fazio, e Phelps risponde che è stata la voglia di vincere e superare gli altri e sé stessi, in una corsa emozionante e adrenalinica. La ripetizione rende il gesto perfetto e lo fa apparire semplice e automatico ai profani quando in realtà è perfetta armonia di mente e corpo in una tensione che si sublima nello sforzo per raggiungere la vittoria. L’intervista tocca anche punti più divertenti con alcuni aneddoti interessanti sulla dieta che segue lo squalo di Baltimora(con grande abbondanza di maionese e pasta, speriamo per lui al dente), e sulle altre passioni come il golf e il karaoke, in macchina con i compagni di allenamento. Ci restituisce un’immagine, un modello dello sportivo da seguire: con la fame di vittoria che non deve mai essere sostituita dalla smania di vincere, ad ogni costo e con ogni mezzo, come purtroppo siamo abituati a vedere sempre più spesso.

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