L’epopea di Tania Cagnotto: nata per i tuffi

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

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È il 14 agosto a Rio de Janeiro e la finale olimpica dei tuffi dal trampolino è nella sua fase cruciale. Tania Cagnotto poggia il suo asciugamano e sale con una calma trepidante le scalette che la porteranno al trampolino. Sa che sarà la sua ultima volta che ripeterà questo rituale rassicurante nella sua carica emotiva. Sa che non avrà altre possibilità di dare un’immagine di sé stessa da tramandare ai posteri, sa che per poter coronare una straordinaria carriera deve dimostrare ancora una volta tutto il suo valore. Sceglie di chiudere il programma della gara con il suo tuffo, il doppio e mezzo rovesciato carpiato, difficile, dal coefficiente di difficoltà molto alto, ma provato e riprovato fino alla nausea, fino allo stremo per raggiungere la perfezione. Ma sa che nei tuffi l’unico che conta è quello che si fa in gara e anche una minima imprecisione può spazzare via anni di sforzi e sacrifici. Un lungo respiro per farsi coraggio una rincorsa per darsi forza e poi il tuffo, l’ultimo della sua vita alle olimpiadi. Armoniosa e graziosa nei movimenti, quanto potente nelle rotazioni, scende in acqua con grazia e levità. Tecnica e determinazione e tanta qualità. Una campionessa. Ripagata da voti alti, ma ampiamente meritati. 81 per un totale di 372 punti, il record personale assoluto. C’è il sorpasso alla canadese Abel che la aveva superata nel turno precedente, ma che ottiene solo 69 punti nell’ultima rotazione e deve arrendersi. È bronzo per Tania Cagnotto; il metallo meno prezioso, ma l’unico alla portata visto lo strapotere cinese con Shi Tigmao e He Zi( che riceverà ai piedi del podio la proposta di matrimonio da parte del tuffatore cinese Qin Kai ). Tutto è perfetto, e il commosso abbraccio con il padre sta lì a dimostrare la chiusura di un cerchio, ma in grande stile.

Un’epopea aperta nel lontano 2002 agli europei di Berlino, dopo le numerose affermazioni nei campionati giovanili. Tania è figlia d’arte: il padre, Giorgio Cagnotto che ha conquistato ben 4 medaglie olimpiche, è un grande ex tuffatore e suo attuale allenatore. Ma non gli crea pressione ciò; anzi, riesce a rendere meglio proprio perché allenata da una persona che lo conosce bene. Anche la madre è una ex tuffatrice, Carmen Castainer, di grande successo negli anni ’70. I successi dei primi anni duemila sono agli Europei. Alla fine della carriera avrà ottenuto ben 29 medaglie, e ben 20 d’oro,  in campo continentale, superando il primato del russo Dmitrij Sautin(fermo però a sole 19 medaglie). Nel suo esordio ai mondiali di tuffi, nel lontano 2005 a Montreal, ottiene la prima storica medaglia per una tuffatrice italiana che replica due anni dopo, a Melbourne, nel 2007. Ai mondiali di casa, invece, ottiene la prima medaglia d’argento della storia italiana nel sincro da tre metri, in coppia con Francesca Dallapè, sua amica di tutta una vita. Ma la vera impresa è quella ai mondiali di Kazan nel 2015, quando batte le mostruose cinesi, arrivandosi a prendere l’oro con una gara stupenda. Un anno prima delle olimpiadi di Rio. Capitolo a parte quello olimpico. Dove c’è anche spazio per le delusioni: se nel 2008 all’esordio Tania Cagnotto ottiene un buon quinto posto, nel 2012, a Londra, nella sua finale da tre metri si posiziona appena ai piedi delle medaglie. Quarta e per soli 20 centesimi: una beffa dolorosissima. A Rio come detto conquista un bronzo nel singolo e un argento in coppia sempre con Francesca Dallapè, sua testimone di nozze. Perché come per Michael Phelps, lasciata l’attività, è il momento di dedicarsi agli affetti della vita e di sposarsi. Tania Cagnotto si sposa il 24 settembre con Stefano Parolin, suo compagno dal 2009. Si chiude qua la storia della più grande tuffatrice italiana della storia. E se nascerà un figlio, sa già qual’è la sua strada.

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