Alberto Castagnetti, sette anni senza il Maestro

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

grazie alberto
Nessuno come lui ha lasciato una traccia più indelebile nel nuoto italiano. Oggi ricorre il settimo anniversario della morte di Alberto Castagnetti, l’uomo che ha portato la nazionale di nuoto italiana al vertice, e ancora oggi la sua mano si vede nelle bracciate e negli sbuffi d’acqua dell’ultima dei suoi capolavori, Federica Pellegrini. Il Maestro, così veniva chiamato Alberto Castagnetti, si è spento nel pomeriggio del 12 ottobre 2009, nella sua casa di Arbizzano, frazione di Negrar in provincia di Verona. Il vuoto che ha lasciato nei cuori dei suoi parenti e dei suoi atleti ancora oggi resta incolmabile. Ecco perché noi proviamo a rendergli omaggio, ricordando il Commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto più vincente di sempre.

In carica come tecnico degli azzurri senza sosta dal 1987 al 2009, Alberto Castagnetti ha allenato veri e propri campioni, come Giorgio Lamberti, Domenico Fioravanti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Federica Pellegrini, giusto per nominarne alcuni. Sotto la sua gestione il medagliere olimpico della nostra nazionale si è arricchito di 13 medaglie, ripartite in 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi. 22 anni al comando del timone della Nazionale italiana significa che tutti i ragazzi che abbiamo visto e che ancora vediamo nuotare nelle vasche di tutto il mondo sono passati dalla sua saggia guida. Sì perché oltre ad essere un allenatore, Alberto Castagnetti è stato un vero e proprio maestro di vita per gli atleti azzurri, ecco perché si è meritato quel soprannome che lo ha accompagnato per gran parte della sua carriera. Sono ancora impresse nella mente le lacrime di Federica Pellegrini in quel 12 ottobre di sette anni fa. La Pellegrini, come la grande maggioranza dei nostri atleti, sette anni fa ha perso un padre, non un allenatore.

Un uomo di una grande umanità Alberto Castagnetti, oltre che un professionista di rara bravura. Nato a Verona il 3 febbraio 1943, partecipò alle Olimpiadi di Monaco del 1972 a ai Mondiali di Belgrado dell’anno successivo dove ottenne rispettivamente un nono e settimo posto nella 4 x 100 stile libero. Le sue specialità sono state proprio lo stile libero e le staffette. Ed è in quest’ultima che nella carriera da atleta ha raggiunto le soddisfazioni più grandi, vincendo 9 titoli, di cui 6 nella 4 x 100 stile libero e 3 nella 4 x 100 mista.

Ma è ovviamente da commissario tecnico della Nazionale italiana che Alberto Castagnetti ottiene i risultati più grandi, dando spessore a intere generazioni di atleti. Nei quattro anni che vanno dai Giochi Olimpici di Atene a quelli di Pechino il salto di qualità della nostra squadra è stato incredibile. Sono gli anni infatti del primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 stile libero, del doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 stile libero. Sono gli anni in cui la Pellegrini, sicuramente il capolavoro per antonomasia di Alberto Castagnetti, fissa i record mondiali nei 200 e nei 400 stile libero; gli anni in cui Alessia Filippi conquista il primo oro femminile nei 400 misti negli Europei di Budapest 2006. È in questo periodo che Massimiliano Rosolino conquista ben 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta). E questi successi sono solo una parte di quelli portati a casa dal tecnico più vincente del nuoto italiano.

Successi che gli sono valsi un prestigioso riconoscimento post-mortem. Nel 2013 infatti il nome di Alberto Castagnetti è stato inserito nella Hall of Fame del nuoto, a Fort Lauderdale in Florida, entrando a far parte di un gruppo che prima di lui contava già 13 italiani: Novella Calligaris, Giorgio Lamberti e Domenico Fioravanti, i pallanuotisti Geppino e Marco D’Altrui, Gianni De Magistris, Gianni Lonzi, Mario Majoni, Eraldo Pizzo e Cesare Rubini, e i tuffatori Giorgio Cagnotto, Carlo e Klaus Dibiasi.

Il Maestro manca. Manca la sua umanità, manca la sua saggezza. Ma la storia gli ha comunque regalato l’immortalità delle sue gesta.

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