Antony Ervin, una vita fra droga ed ori olimpici

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

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A volte l’apparenza può celare qualcosa che neppure l’immaginazione potrebbe rivelare. L’olimpionico Antony Ervin incarna perfettamente questa condizione.
L’atleta, già oro a Sydney 2000, si è riconfermato ai Giochi di Rio nei 50 stile libero: “Due mondi completamente diversi. Allora ero un ragazzino, avevo diciannove anni. Non sapevo nemmeno cosa avevo fatto. Mi sono perso praticamente subito. Ora ho tutti attorno. La stampa di tutto il mondo mi cerca, la gente mi ferma per strada. Mi chiedono chi è il vero Antony Ervin”. Lo statunitense incarna le classiche vesti del bravo ragazzo che tutti i genitori vorrebbero per la propria figlia. Almeno senza saper prima del suo burrascoso passato. Ervin, di passaggio in Italia per il Trofeo Nico Sapio di Genova, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport, soffermandosi non solamente sull’attualità ma anche su vicende oramai lasciate alle spalle.

LA RINASCITA DI UN ATLETA
Antony Ervin, straordinario nuotatore, finito in prigione per uso di droga, ma che è riuscito a rialzarsi tornando a fare quello che più gli riesce, l’altleta: “Sono tutti e due. Uno non potrebbe prescindere dall’altro. A 19 anni non ero pronto a diventare campione olimpico. Ho cominciato a cambiare allenatori, a non ritrovarmi più. Ho lasciato lo sport. Ne vedevo solo i lati negativi ed ho vissuto la mia vita di mezzo. Voi la criticate. Io dico che senza quella non ci sarebbe l’Antony di oggi. Non rinnego nulla, anche se so che ho fatto molti errori e fatto soffrire la mia famiglia. Quando mi domandano quale è stato il punto più basso che ho toccato non so rispondere da tanti sono stati. Però avevo bisogno di essere libero, di uscire dagli schemi. Non sapevo se ero un uomo, un ragazzo. Se ero cattolico, ebreo, buddista. Ho dovuto toccare il fondo per trovare me stesso. La mia storia nel nuoto ha riflettuto la mia vita. Così come tutti questi tattoo che sulle braccia. Alcuni sono ricordi di avvenimenti dolorosi, ma non posso farne a meno e li porto fiero“.

IL NUOVO SUCCESSO ALLE OLIMPIADI IN BRASILE
Tornare sul podio dopo ben 16 anni dev’essere stato un bel trionfo: “Il successo è come una rosa. Quando sboccia ti sembra la cosa più bella del mondo, poi sfiorisce e tu che fai? A Sidney mi sono perso. A Rio ho apprezzato tutto quello che mi ha dato. Ho imparato a essere un uomo. Mi fanno ridere quelli che al blocchetto di partenza digrignano i denti guardando gli avversari. Hanno già perso. Per vincere devi cercare solo te stesso e l’umanità che è nel tuo cuore. Solo così si può puntare in alto“. Sugli errori di  Ryan Lochte: Evidentemente aveva bisogno anche lui di sbagliare e magari gli servirà“. Infine, non poteva mancare una battuta sulle ormai prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Posizione netta e precisa quella di Ervin: “Hilary, senza ombra di dubbio. Perchè credo nel progresso. Perché sono sicuro che il mio paese sia pronto ad avere un presidente donna e perché lei può contare sull’esperienza del suo passato. Trump? Non lo vorrei come presidente“.

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