L’incredibile storia di Taismary Aguero

Pubblicato il autore: Gianluca Frontani Segui

L’incredibile storia di Taismary Aguero, dalla vittoria delle olimpiadi alla “prigionia”, dalla fuga per la libertà alla vita di oggi.

Lo sport è meraviglioso. Chi lo pratica e lo vive sulla sua pelle con passione sa, e bene, che è destinato a diventare una ragione di vita. Oggi parliamo di una ragazza, una donna ormai, che della pallavolo ha fatto si, come detto, una ragione di vita; ma della libertà, propria, personale, Ciceroniana, ne ha fatto un principio ancora più importante. Una libertà concessa, poi negata, poi conquistata ma con un unico, solo, conscio, e proprio in quanto conscio, tremendo, limite.

Quella ragazza, anzi donna ormai, è Taismary Aguero.
Giugno 2001. Tai è in Svizzera, a Montreux, per un tour europeo con la sua nazionale.Gli ultimi due anni sono stati antitetici: il primo, meraviglioso, a Perugia (così come lo era stato anche quello precedente), l’ultimo, da “reclusa”, a Cuba. Il governo non ha mantenuto la promessa che fece alle sue atlete. Anzi, più che una promessa somigliava ad una sorta di dictat: vincete le olimpiadi di Sidney e continuerete ad essere libere di giocare anche all’estero. Cuba vince le olimpiadi, ma Tai impara sulla sua pelle quanto certe parole possano essere vane: non le viene dato il permesso di uscire dalla sua terra natia.Ed in quell’anno da prigioniera chissà quante volte la sua mente ha balenato tra i ricordi di quei due incredibili anni nel capoluogo umbro, in cui la Aguero ha dimostrato di essere un fenomeno assoluto di questo sport, dentro e fuori il campo. Con la sua solarità e genuinità stringe rapporti duraturi con compagne e tifosi, e due di queste amicizie saranno fondamentali nella vita di Tai: Anna Maria e Chiara.

Ma torniamo a quel giugno di una quindicina di anni fa, in Svizzera. E’ sera e nell’albergo dove alloggia con le sue compagne di nazionale è pronta la cena. Mentre scende, Tai dice alle altre atlete che deve risalire in camera, si è scordata qualcosa. La realtà è ben diversa, la cubana non riapre la porta della sua camera ma prende un uscita secondaria, ad aspettarla nel parcheggio, con il motore acceso,ci sono proprio Anna Maria e Chiara. Tai sale in macchina, si mette nei sedili posteriori, si rannicchia, si nasconde, spera. Fa finta di dormire. Sa che tra lei e l’Italia c’è una dogana. Ma alla dogana di Brogeda nessuno si accorge di lei e passa senza che vengano controllati i documenti. Dopo più di un anno torna in Italia, questa volta, però, per via della Bossi-Fini, da clandestina.

Una scelta difficile, sofferta, non senza conseguenze. Sa infatti che questa fuga, come quella medaglia olimpionica dell’estate precedente, ha due facce: una che parla di libertà, di poter girare tutto il mondo eccetto Cuba, che è l’altra faccia della medaglia; una faccia che urla un addio sofferto, alla patria, alla famiglia, a sua madre. A Cuba non potrà più rientrare. In Italia invece, la più forte giocatrice di pallavolo del mondo, durante l’estate del 2001, è una clandestina qualunque.

A risolvere questo problema ci pensa la sua amica, Anna Maria. Assumendola come cameriera e versandole i contributi fa di lei una regolare straniera nel suolo nostrano. Sarà possibile per Perugia tesserarla. Inizia così il nuovo show della cubana in giro per i palazzetti italiani. Nel capoluogo Umbro domina. Quattro anni, due campionati, due Coppe Italia, una coppa Cev. Un altro livello. La Despar ringrazia.

Nel frattempo, nel 2005, si sposa con il suo fisioterapista, il che la rende una cittadina italiana a tutti gli effetti. Nella pallavolo, al contrario del calcio, si può giocare per nazionali differenti nell’arco di una carriera. E Tai, sceglie l’Italia, dove ritrova anche il suo coach di Perugia, Massimo Barbolini.

Italia-Cuba, 2007. L’Italia il 30 settembre del 2007 si è laureata campione d’Europa. Dopo due mesi, ai campionati del mondo, arriva la sfida contro Cuba. Dopo un set in ombra, visibilmente schiacciata dall’emozione, la Aguero si sveglia. Punto su punto, senza mai esultare, porta l’Italia al successo. Ma quella partita riacutizza la voglia di tornare in patria, là dove c’è la sua famiglia, la sua mamma, che inizia ad avere problemi di salute. La sua meravigliosa Cuba, dove non è più la benvenuta
Pechino, 2010. La Aguero vola con la nazionale italiana per le olimpiadi. Ma in testa ha tanti pensieri, che viaggiano liberi verso Cuba, verso la madre malata, e verso il marito Alessio che, ironia del destino, a Cuba ci può andare. E infatti ci va, a verificare la saluta della cognata, con un semplice visto da turista. Le condizioni della madre di Tai non sembrano preoccupare inizialmente, ma il 6 agosto inizia a peggiorare vistosamente di ora in ora. Così Tai fa la disperata richiesta per un visto, vuole rientrare al capezzale della madre. Prende un volo per Francoforte, aspetta li, in ambasciata, invano, per due giorni. Il visto non arriva. Sconfortata torna in Cina, pronta per scendere in campo, in delle condizioni psicofisiche al limite delle umane possibilità (Pechino-Francoforte-Pechino in 48 ore non è proprio una passeggiata di salute). Tuttavia appena scesa dall’aereo scopre che il tanto agognato visto è arrivato.

Mentre le azzurre vincono all’esordio, la Aguero è pronta per un nuovo viaggio, ancora Francoforte, poi Cuba. Poco prima di partire riceve un messaggio sul telefono, ma la batteria è scarica. Leggerà quell’sms scesa dall’aereo. È Alessio: “non tornare, tua mamma è morta”.

Dietro front a Pechino. Giocherà le olimpiadi, anche se anc non so sinceramente con quali forze. L’Italia, per la cronaca, verrà eliminata ai quarti.

Quel visto, ormai concesso, lo userà giorni dopo, per tornare a Cuba, incontrare i parenti e la sua famiglia, ma non la sua amata madre. Quel giorno a Montreaux sapeva che avrebbe lasciato tutto quanto, anche gli affetti più cari, e una gran parte della sua vita alle spalle. Una libertà vigilata al contrario.
Oggi Tai gioca ancora in Italia, all’età di 38 anni ancora offre spettacolo in quel di Forlì. Mai si è pentita della scelta che fece, ma da fenomeno qual’è semplicemente dichiara che «La pallavolo per me è sempre stata la cosa più importante. Ma ora è passata al secondo posto, dopo mio figlio».

Auguri Tai, per il tuo ultimo anno da professionista e per la tua famiglia.

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