Amarcord Volley: ecco la nuova vita di Maurizia Cacciatori

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Chi pensa alla pallavolo femminile non può che ripensare a Maurizia Cacciatori. L’atleta toscana è un’icona di questo sport, un punto di riferimento conosciuto anche da chi questa disciplina la snobba tutto l’anno, se non per quel mese che ogni quattro anni profuma di olimpiade e di orgoglio nazionale.
Maurizia Cacciatori è stata il capitano a Sidney 2000, un simbolo della spedizione del volley femminile ai giochi a cinque cerchi.

Oggi, superati gli anta,  la Cacciatori è mamma a tempo pieno. L’impresa australiana è un ricordo lontano ma ancora vivido nella memoria, proviamo a rispolverarlo…
Ecco l’intervista concessa da Maurizia Cacciatori a MustReview, per ricordare cosa ha rappresentato quest’atleta per il movimento pallavolistico nostrano.

Maurizia Cacciatori, è stata una stagione più che positiva per la pallavolo nostrana. Proprio il volley, sia maschile, sia femminile, quest’ anno a noi italiani ha regalato tantissime soddisfazioni. Qual è la sua opinione in merito?

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“E’ proprio vero, sono davvero entusiasta di questi risultati. Entrambe le squadre hanno regalato al nostro Paese tante emozioni e grandissime prestazioni.
L’argento conquistato dagli uomini è stato qualcosa di straordinario, la partita con gli Usa è stata una delle più emozionanti della storia delle Olimpiadi.
Resta un po’ di rammarico per le ragazze che, forse, alla fine, per molti motivi hanno raccolto meno di quello che meritavano, ma hanno fatto vedere cose bellissime. Potenzialmente ci sono le qualità per fare davvero bene nei prossimi anni.
Infatti sono due squadre molto giovani che ci fanno ben sperare nel futuro. L’intero movimento del volley italiano deve essere davvero orgoglioso di risultati del genere.”.

Nel 2000 eri il capitano della nazionale di quella nazionale volley femminile che, per la prima volta, si qualificava per le Olimpiadi.

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“E’ stato straordinario, un qualcosa di magico che rimarrà sempre impresso nella memoria. E’ vero che avevamo già giocato gli Europei e vinto trofei importanti ma un Olimpiade è un qualcosa di indefinibile, un insieme di emozioni fortissime.
Quando ci sei dentro è tutto diverso, una sensazione difficile da spiegare. Già nel villaggio olimpico c’è una atmosfera magica, unica. Sognavamo a occhi aperti e io che ero il capitano di quella squadra sentivo l’importanza e il peso di quell’esperienza. Emozioni sempre belle da ricordare, sportivamente parlando è stato il momento più bello della mia vita”.

Atleta, campionessa e oggi anche mamma. Il percorso che completa una donna.

“Sono una mamma contenta e anche se seguire due bambini che hanno quasi la stessa età è impegnativo, con mio marito, anche lui uno sportivo (Francesco Orsini ex giocatore di basket), abbiamo impostato la nostra famiglia come una squadra. Quindi, pochi fronzoli, ambiente sano e tanta semplicità”.

 

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Sei nata in Toscana, a Carrara, e dopo aver girato il mondo grazie alla pallavolo, sei tornata a vivere a Livorno, anche se in una provincia diversa, nella tua terra.

“Beh, vivere in Toscana è un privilegio e ne sono orgogliosa. Io ci sto benissimo. Qua ci sono le mie origini, il mio ambiente. Poi ho i genitori vicino, così, ogni volta voglio, li vado a trovare. Questa è la regione perfetta per una famiglia, per far crescere i propri figli. Non ci manca niente: il mare, la montagna, i paesaggi meravigliosi, l’ottimo cibo. E infine, se quando ti trovi in qualsiasi paese del mondo e dici che vivi in Toscana, la gente sgrana gli occhi e dice: “wonderful”, un motivo ci sarà”.

 

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