Angiolino Frigoni: “Qualche pensiero sul Club Italia e sulla Nazionale ce l’ho”

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui

angiolino frigoniNon rimane in silenzio, dopo la lettera del presidente Magri, neanche Angiolino Frigoni, fondatore di Club Italia assieme a Velasco, nonché artefice della qualificazione alle Olimpiadi di Sydney 2000 da parte della nazionale femminile:

“Qualche pensiero sul Club Italia e sulla Nazionale ce l’ho, ma finché non me lo chiedono dalla Federazione, io ai giornali non lo dico. Partiamo dalla lettera di Magri , a mio avviso è sbagliato che la discussione, perché non la definisco né polemica né processo, parta da una lettera che ha toni positivi in quanto volutamente elettorale, significa che senza quella lettera non si sarebbe parlato dei problemi della Nazionale?” (Intervista riportata dal sito gazzetta.it).

Angiolino Frigoni: “Ci stava di uscire subito, ma..”

Ammette Frigoni che l’uscita di scena al primo turno in un girone in cui figuravano le quattro semifinaliste poteva accadere, ma spiega anche che in campo non si è vista una squadra:

“In tutta onestà, dal punto di vista del risultato non credo sarebbe potuto cambiare molto anche con una squadra diversa: siamo finiti nel girone con le quattro semifinaliste e ci stava di uscire subito. Però si è visto un gruppo che non è mai sembrato in grado di lottare e giocarsela e allora va analizzato il processo che ha condotto a questo, il modo ancor m’offende. Magri parla di ‘qualificazione quasi insperata’, Bonitta a fine Olimpiade in una videointervista ha detto di considerare il risultato di Rio come quello di Sydney 2000. Mi spiace, ma non credo sia un parallelo onesto: in 16 anni la pallavolo è cambiata, la nostra Nazionale ha migliorato il ranking e ha più esperienza e sono stati fatti investimenti notevoli rispetto al 2000. È vero, anche noi allora uscimmo subito, ma erano tempi diversi. Era anche più semplice fare rivoluzioni perché all’epoca la pallavolo femminile era considerata meno importante”.  (Intervista riportata dal sito gazzetta.it).

Angiolino Frigoni: nazionale da rifondare? Che dire di Club Italia?

Alla domanda se la nazionale femminile sia da rifondare Frigoni spiega che sono cambiate molte cose dal 2000 a oggi:

“Le parole definitive non mi piacciono: e sono convinto che la soluzione non possa essere quella adottata nel 2000, perché sono cambiati appunto i tempi. Dunque non parlerei di anno zero e comunque non è un punto di partenza come lo fu Sydney. Piuttosto, mi preme evidenziare il processo che ha portato a Rio. Dopo Londra 2012 è stata impostata un’idea di rinnovamento e ringiovanimento. Poi però ai Mondiali 2014 siamo andati con giocatrici esperte e dal rendimento sicuro, per così dire. Proprio dopo quella kermesse, con un quarto posto a mio avviso sopravvalutato ma che mediaticamente ha riscosso successo, abbiamo cambiato ancora: se però eravamo convinti di avere fatto bene, perché non insistere su quel gruppo? L’ambiente, di certo, non era tranquillo, e lo si è visto su alcune convocazioni”.  (Intervista riportata dal sito gazzetta.it).

Anche su Club Italia non risparmia critiche Frigoni, che spiega come l’idea della squadra sia nata non per puntare su giovani promesse ma per crescere atlete che non trovavano spazio nelle squadre di club spesso contornate da straniere di livello internazionale. Se i club preferivano puntare sulle straniere occorreva che Club Italia facesse giocare le giocatrici italiane più forti che erano coperte nella propria squadra di club da straniere ancora più forti, tutto questo oggi però non c’è più, e forse la funzione stessa di Club Italia viene meno:

“C’è poca memoria storica. L’idea del Club Italia alla nascita era molto precisa, ed è qui che invito ancora una volta a guardare al processo che porta al risultato: la Nazionale che vinse il Mondiale 2002, punto più alto di sempre della nostra pallavolo, aveva atlete che non giocavano in A. Pensate a Togut e Lo Bianco, giusto per fare due nomi. Molte non erano titolari. Dunque l’accordo fu: noi come Club Italia le prendiamo e le formiamo dal punto di vista tecnico e fisico, ai club, che hanno altre esigenze, ossia le vittorie, lasciamo in cambio la possibilità di tesserare straniere liberamente. Bergamo vinse uno Scudetto, peraltro con Bonitta in panchina, con tre cubane campionesse olimpiche e del mondo. L’idea era: le italiane titolari in A-1 giocano in un campionato di primissimo livello; quelle del Club Italia le cresciamo noi. Così è nato il mix del Mondiale 2002. E della prima qualificazione olimpica del 2000: e lì la nostra pallavolo femminile ha iniziato a svoltare. Però, ripeto, temo non sia una ricetta riproponibile ora. Club Italia è stato un pò stravolto: negli anni sono state scelte giocatrici sempre più giovani, convinti che, senza quel processo, nessuna sarebbe diventata atleta. Ma è difficile capire se una ragazza a 15 anni sarà una campionessa… Però dobbiamo ripartire dal fermento che si è creato attorno alle Nazionali giovanili, che stanno facendo risultati importanti, come già nel 2000, quando l’Italia Juniores fornì un blocco di vicecampionesse mondiali. Tuttavia dobbiamo capire se, oltre ai risultati, queste rappresentative portano anche giocatrici da Nazionale A: il passaggio non è scontato”.  (Intervista riportata dal sito gazzetta.it).

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