La generazione dei fenomeni compie ventisei anni

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

Generazione di fenomeniLa generazione dei fenomeni compie ben ventisei anni. Tanto è passato da quel 28 ottobre del 1990 quando gli azzurri alzarono al cielo per la prima volta la coppa del mondo di pallavolo. Una squadra vera e fortissima, composta da grandi campioni e uomini estroversi(impossibile dimenticare Andrea Lucchetta, premiato come miglior giocatore della competizione e personaggio straordinario a tutto tondo) guidati da un tecnico che ha saputo scavare in profondità ed è riuscito a far rendere al meglio l’ottimo materiale umano a disposizione: Julio Velasco. Ed è impossibile parlare della generazione dei fenomeni(copyright di Iacopo Volpi, giornalista Rai, che riprese il titolo di una canzone degli Stadio) senza partire da lui, da Velasco. Argentino con la pallavolo nel sangue sin dai tempi del liceo, fu costretto a scappare da La Plata, sua città natale, e dai suoi studi di filosofia per la dittatura .Arrivò in Italia negli anni ’80 e comincia ad allenare la Tre Valli Jesi in serie A2. Si spostò quindi a Modena dove conobbe alcuni dei campioni con cui trionferà in azzurro come Andrea Lucchetta, Luca Cantagalli e Lorenzo Bernardi. E in Emilia vinse ben 5 scudetti di fila e si guadagnò così la panchina della nazionale italiana nel 1989. La pallavolo nostrana non navigava in buone acque: c’era scarsezza di risultati, ma soprattutto di strutture e conoscenze. Velasco fu un convinto assertore di una pallavolo scientifica e organizzata. Cambiò gli allenamenti, i ritiri, la preparazione psicologica alle partite. Non nascose le difficoltà ai suoi ragazzi, mettendoli di fronte sempre alle responsabilità. E mentre il muro di Berlino stava per crollare quello dell’Italia si ergeva in tutta la sua potenza. Proprio in quell’anno cominciarono le vittorie: all’Europeo del 1989 l’Italia trionfò in finale contro la Svezia per 3-1 rimontando l’iniziale svantaggio di un set. Ma la grande impresa doveva ancora arrivare. L’anno dopo ci furono i mondiali in Brasile, quasi un derby per il ct. Il girone eliminatorio fu chiuso dall’Italia al secondo posto, a causa della sconfitta netta subita contro Cuba per 3 set a 0. Ma nella fase a eliminazione diretta gli azzurri ci misero il cuore e l’anima. Ottavi di finale e quarti superati in scioltezza grazie a due superbe prestazioni che portarono a secchi 3-0 contro Cecoslovacchia prima e Argentina poi(la terra natia di Velasco). La semifinale fu contro il Brasile padrone di casa e una delle squadre più forti del panorama internazionale. Una battaglia intensa e lunghissima. Era una pallavolo diversa nella quale si arrivava a 15 punti ogni set, ma dove dovevi difendere il punto sulla tua battuta, altrimenti non si avanzava. Si arrivò al tie break in quella semifinale. E in un momento di stallo perfetto l’alzatore Toffoli decise con un lampo di genio(o di follia) di alzare un primo tempo a Lucchetta che mise a terra la palla della finale. Un’azione che sarà consegnata alla storia. La finale fu contro Cuba, la nazionale che aveva strapazzato l’Italia nel girone. Guidati dal fortissimo schiacciatore Despagne i cubani vinsero anche il primo set. Ma poi venne fuori la forza di un gruppo formidabile. Da Bernardi a Giorgi fino ad Andrea Zorzi, tutti giocarono al meglio delle loro possibilità. E la coppa fu meritatissima. Quella nazionale vinse anche altri 2 mondiali, nel 1994 e 1998(quest’ultimo sotto la guida di Bebeto e non di Velasco) e svariate World League guadagnandosi l’appellativo di squadra più forte del secolo.

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