Volley: Zaytsev contro Berruto: atto II. Le risposte del coach al giocatore della nazionale

Pubblicato il autore: Luca Ludovici Segui
Mauro Berruto ct della nazionale impegnata in amichevole contro l'Australia

Coach Berruto in questa intervista, risponde alle dure accuse di Zaytsev nei suoi confronti. 

Solo stupore?
“Siamo due tesserati, quindi auspico che la procura federale intervenga. E poi vedrò come tutelarmi. Dico solo che a Rio (al momento della cacciata dei 4 giocatori) non eravamo soli. C’erano altri 10 compagni di squadra, dei dirigenti e nello staff c’era il mio assistente diventato poi c.t. Noto con piacere che ha cambiato idea su tante cose”.

A cosa si riferisce?
“Al ruolo. Sono convinto che allora come oggi fosse la scelta migliore per il progetto azzurro quello di provare a spostare Zaytsev da opposto a schiacciatore. E noto che oggi si è convinto anche il giocatore. E poi…”.
Dica pure.
“Sull’inserimento in Nazionale di Osmany Juantorena. Se si vanno a riprendere le cronache del periodo si leggeranno dichiarazioni di Zaytsev diverse da quelle lette in questo anno olimpico. Mi fa piacere che la sua opinione sia cambiata”.
Quando tornerà ad allenare?
“Mi ero riproposto di non allenare fino al termine del quadriennio olimpico per una questione di opportunità. Ora sono pronto a ripartire, sono impegnato in altri progetti, ma la pallavolo per 25 anni è stata la mia vita e non lo dimentico”.
In questo periodo l’ha contattata qualche società?
“Qualche club straniero, ma per ora nulla. Vedremo in futuro”.
Ha nuovi libri in cantiere?
“C’è un progetto per un lavoro che voglio portare a termine. E’ la storia di un grande e famoso lottatore triestino (Giovanni Raicevich) di inizio XX Secolo che ha mescolato la sua vita da sportivo con altro. E’ stato un grande patriota, star del cinema e poi c.t. ai Giochi del 1932”.
Che bilancio dà dell’esperienza in tv? Prima alla Domenica Sportiva e ora Dribbling? 
“Mi piace l’idea che la tv di Stato possa parlare di sport come un fatto culturale. Ora con Dribbling cercherò storie che abbiano da “dire”. Cerco di restituire quello che lo sport mi ha dato”.
A proposito di restituire: gli azzurri dopo Rio non si sono fatti pregare e hanno donato il premio della Fondazione Agnelli.
“Non mi stupisce. In questo mondo c’è sempre stata un’attenzione particolare alle cose che succedono fuori dai palazzetti. Prima di Londra 2012 con la Nazionale andammo a Mirandola colpita da poco dal terremoto. E’ un gesto che va applaudito e che giustamente ha fatto il giro del Mondo, come quello di Londra quando gli azzurri salirono sul podio con la maglia di Bovolenta”.
Avrebbe mai annunciato in anticipo, come fatto da Bonitta, le dimissioni da c.t. dopo un appuntamento come l’Olimpiade?
“E’ una scelta personale che va rispettata. Io non lo avrei mai fatto perché credo che verso un impegno così importante un ct deve dare il segnale di essere ben saldo in cabina di comando, pronto a guidare l’aereo a destinazione. Ma non solo…”.
Dica.
“Continuo a non essere favorevole al doppio incarico. Il ruolo del c.t. è una cosa non esclusiva, ma inclusiva. Si deve lavorare in prospettiva guardando alle giovanili, viaggiando per il Paese per conoscere le realtà, vedere gli atleti”.
L’estate ha regalato due medaglie olimpiche al volley… Come si capitalizza questa eredità?
“Prima di tutto non è così scontato qualificare la selezione maschile, quella femminile e tre coppie di beach e poi vincere due argenti in due discipline diverse, una indoor e una all’aperto. Spero che aiuti il movimento. Il femminile ha un potenziale infinito, mentre il maschile fa i miracoli nonostante il numero di tesserati. Una strada ben tracciata dai miei vecchi collaboratori del giovanile azzurro come Totire e Barbiero”.
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