Zitti tutti, parla lo Zar! Da Rio fino a Selfie, passando per la cacciata dalla nazionale

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

Ivan-Zaytsev

Riprendiamo alcune parti dell’intervista concessa a Ivan Zaytsev a Il Fatto Quotidiano. Ecco i passaggi salienti ripresi dallo Zar!

Cominciamo a parlare della tua partecipazione al programma telesiviso Selfie, spiegaci il perchè di questa scelta.
“Tutto è iniziato con un colloquio con Maria De Filippi che si è mostrata fiduciosa nelle mie potenzialità, è nato tutto quasi per caso. Ho vestito i panni del mental coach e la cosa mi stimolava e mi intrigava molto, l’unica mia titubanza era in merito alla possibilità di coniugare quest’attività con il volley. Ovviamente non avrei mai messo in secondo piano la mia vera passione. Alla fine sono stato contento della mia partecipazione, mi è servito per staccare un po’ e per trovare nuovi stimoli che vanno oltre le attività ordinarie.

Il Presidente era d’accordo? Ha appoggiato la tua scelta o si è opposto?
“Il mio tempo libero posso usarlo a mio piacimento. Però Sirci aveva le sue ragioni: ha investito molto per allestire una squadra da scudetto e aveva paura che l’impegno televisivo potesse inficiare le mie prestazioni. Gli ho fatto capire che non sarebbe accaduto e che è necessario superare questa chiusura tutta italiana per il bene del mondo della pallavolo: alla fine ha capito che non c’era nulla di negativo in questa mia partecipazione”.

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Lo Zar mental coach che esperienza ha? Dove hai maturato questa passione? Hai avuto modo di cimentarti in maniera diretta con attività simili?
“No, è solo la mia storia ad aiutarmi a comprendere alcuni aspetti mentali. Cerco di condividere la mia esperienza, in ambito sportivo ho superato momenti di stress elevati e credo di poter dire la mia su quest’argomento. Diciamo che ho maturato una buona esperienza sul campo: vivere certe situazioni in prima persona è la cosa migliore.
Inoltre un mental coach che ha vissuto lui stesso certe esperienze, a mio modo di vedere ha molta più credibilità nei confronti del suo “assistito””.

Parlaci del momento più difficile, quello di maggior tensione.
“La tensione non è qualcosa di negativo, mi aiuta a dare il meglio, a rendere il doppio, il problema è quando la tensione nasce per fattori che non riguardano direttamente il campo. Essere rimandati a casa dal ritiro della Nazionale durante la Final Six della World League 2015 è stato un momento tosto, forse il peggiore di sempre. Perché ho sempre dato l’anima per la pallavolo e la Nazionale, e non ho digerito quella sanzione disciplinare di Berruto che, appoggiato dalla Federazione, mi ha fatto passare per un bulletto menefreghista. In realtà non c’era una motivazione valida ed è stato un colpo dal quale mi sono ripreso affidandomi a mia moglie e ai miei cari. Poi mi sono vendicato centrando tutti gli obiettivi dopo essere stato richiamato in Nazionale da Blengini”.

Invece la tensione positiva? Parlaci di Rio 2016!
E’ stata un’esperienza fantastica, raggiungere la finale olimpica è stato un sogno ad occhi aperti. Purtroppo non siamo riusciti a portarci a casa l’oro, ma abbiamo disputato un torneo super. Penso che la nostra semifinale resterà per sempre nella storia del volley azzurro”.

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