Liu Jo Modena-Foppapedretti Bergamo: la voglia matta di nebbia e sport

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui


Capita di trovarsi tra le goccioline sospese in aria. E capita proprio di novembre, quando l’inverno comincia a far sentire il proprio ruggito. E, manco a dirlo, capita proprio nel cuore della Pianura Padana. Mirandola, uno dei paesi più colpiti dal sisma di qualche anno fa. Qua gran parte del centro storico è ancora diroccato, così come in molti altri paesini della provincia di Modena. Mi capita spesso, in questi mesi, di transitare per questi lidi. Mio zio vive là e tutto attorno ho coltivato amicizie e conoscenze. È la parte più bella del viaggiare in modo forsennato: conoscere, conoscere e conoscere.

L’indomani dovrò partecipare a una cerimonia di laurea e in una serata come questa le opzioni non sono tante: chiudersi in appartamento contemplando la televisione e i suoi fugaci menestrelli o cercare ossessivamente una partita da seguire. Non importa la disciplina. L’importante è che ci siano due squadre in campo e degli spalti su cui sostare al caldo. Fortuna vuole che due solerti amici abitino proprio tra le province di ModenaBologna e mi diano la dritta giusta: Liu Jo Modena-Foppapedretti Bergamo. Volley femminile al PalaPanini di Modena. What else? In men che non si dica ho la serata organizzata e un appuntamento a Crevalcore, da dove andremo tutti assieme nella città della Ghirlandina.

Mirandola e Crevalcore sono separate da una manciata di chilometri e il treno impiega poco più di dieci minuti a percorrerli. Ho imparato a memoria ogni singola stazione della linea Bologna-Verona. Ho imparato a guardare quei paesini con malinconia, pensando a quanto la natura li abbia dilaniati, ma al contempo ho imparato ad amarne la fierezza con cui la gente ha reagito e rispettarne la pacatezza, la simpatia e la genuinità con cui gli emiliani si rivolgono al mondo esterno. Sono un po’ come la nebbia che per mesi li avvolge: morigerati ma decisi. E non si fanno scappare occasione per ribadirlo.

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I fari dell’auto al di fuori della stazione attendono proprio me. Ma prima di aprire lo sportello trovo anche il tempo di inciampare su uno scalino e caracollare rovinosamente al suolo. Da vero imbecille. Oggettivamente lo sono, ma faccio sempre di tutto per nasconderlo. In questo caso la missione è nettamente fallita, mettendomi alla berlina dei miei due “amichetti” che bonariamente se la ridono a pochi metri da me.

Si parte. Lo sport come principio di aggregazione. Penso spesso a come sarebbe più vuota e monotona la mia vita se non ragionassi in base a questo principio. Un amore che mi ha fatto conoscere persone, città e storie che in molti non conoscerebbero in un’intera vita. Una passione che mi permette di “cazzeggiare” a tutto spiano su questa macchina che a velocità sostenuta raggiunge in breve tempo il palazzetto. Ci siamo, il mio passatempo preferito è in atto. E con lui anche l’ennesima storia di vita vissuta da raccontare. Sebbene lo stia facendo con una distanza temporale non indifferente. Ma sapete, mi dava quasi fastidio lasciare la cosa incompiuta e tenerla per me. Credo sia questa la differenza fondamentale tra chi vede le cose di sfuggita e chi si fossilizza ad analizzare anche la minima movenza che gli passa davanti agli occhi.

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In men che non si dica siamo dentro. E manco a dirlo ci sistemiamo a bordo campo, “nostro posto naturale”, con le macchinette fotografiche al collo. Potrei tirarla per le lunghe su quanta differenza ci sia tra gli addetti ai lavori di questo genere di sport e quelli del calcio, ma risulterei stucchevole. Dico soltanto che in molte occasioni ai secondi basterebbe una piccola percentuale di educazione e pazienza dei primi per far tornare il calcio uno sport realmente popolare. Ma tant’è.

Come di consueto i nostri obiettivi incrociano soprattutto le gradinate. Da appassionati di tifo non possiamo che ritenerci fortunati nell’aver beccato una delle poche partite di volley femminile che vede all’opera due tifoserie organizzate. Peraltro su fronte bergamasco la presenza numerica e la prestazione canora meritano davvero un plauso. Non sarà il tifo del calcio o del basket, tira sicuramente un’aria più “alla buona”, ma tutto sommato i ragazzi della Nobiltà Rossoblù fanno il loro compito con voce, bandiere, sciarpe e tamburo. Dall’altra parte i supporter della Curva Ghirlandina sono invece più discontinui, ma visto il contesto non c’è male.

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Mentre le chiacchiere tra noi si sprecano in campo sono gli orobici a vincere per 3-1. Come da pronostico. Per i profani, infatti, va detto che la compagine lombarda è tra le più rinomate nella propria disciplina annoverando al momento otto scudetti, sei Coppe Italia e sette Coppe dei Campioni nella propria bacheca. Mentre per quanto riguarda i padroni di casa, la Liu Jo è stata fondata nel 2013 ed ha dunque una storia più breve. Sebbene in città il volley sia sport seguito e amato, grazie alle tantissime vittorie conseguite dalla squadra maschile.

Dopo la sorniona invasione di campo nel finale, per fotografare i giocatori impegnati a ringraziare i propri tifosi, decidiamo che è ora di rimetterci sulla via del ritorno. La serata terminerà nel piccolo paesino di San Prospero, dove tra una birra e un’altra si parlerà ancora a lungo. Perché queste sono le serate più belle. Senza pretese e senza lustrini.

Intanto la nebbia si è incredibilmente dissolta. Per un “terrone” i suoi “modi di essere” rimarranno sempre sconosciuti e incomprensibili.

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