Europei volley, il dream team della manifestazione

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

Scegliere un sestetto da proporre come migliore di questi Europei, non è stato di certo facile. Tanti nomi, tanti giocatori che hanno fatto delle prestazioni maiuscole per così pochi posti. La selezione è stata dunque severa e certo non sarà esente da polemiche.

Europei volley, il dream team

Palleggiatore: Lukas Kampa
Premio alla regia per il palleggiatore tedesco che ha giocato un torneo di livello eccelso. La Germania è una squadra che gioca una buona pallavolo e in diverse situazioni si è vista sia la mano di Giani, sia la bravura dell’alzatore. Forse un po’ troppo legato a Grozer al quale alza tantissimi palloni; ma è bravo a coinvolgere i suoi centrali, in particolare in giovanissimo Krick, e a utilizzare le pipe. La preparazione si queste ultime è da manuale con la palla spostata leggermente verso posto 5 per il martello che è diventata quasi un marchio di fabbrica della squadra teutonica, medaglia d’argento agli Europei. Di cui Kampa è stata la testa pensante.
Martelli: Uros Kovacevic, Dmitri Volkov
Coppia di martelli meglio assortita non si poteva. I due hanno fatto un Europeo decisamente sopra le righe. Il neo acquisto di Trento è stato uno dei migliori della Serbia che ha conquistato la medaglia di bronzo. Il suo mancino è stata un’arma che Jovovic ha armato con grande regolarità e che ha funzionato alla perfezione. Chiude con 87 punti, il 48% in attacco, ma soprattutto dei colpi in diagonale che sono rimasti, giustamente, negli occhi a tutti i suoi tifosi.
Sbruffone, arrogante e molto sicuro di sé: diciamocelo, Volkov non dev’essere un gran simpaticone. Ma soprattutto non è piacevole trovarselo dall’altra parte della rete quando è in giornata. Classe ’95 è uno dei volti nuovi della Russia campione d’Europa e che si propone con una delle maggiori potenze nei prossimi anni. Anche per lui un 48% in attacco che contribuisce a fruttare ben 95 punti tra i quali ci sono anche ben 19 muri e 13 aces che lo promuovono miglior battitore del torneo(superato sul filo di lana Lanza). Menzione speciale comunque per gli schiacciatori tedeschi Kaliberda e Fromm, come per quelli belgi Deroo e Rousseaux che hanno dimostrato le proprie qualità.
Opposto: Gyorgy Grozer
Semplicemente una macchina da guerra. Richiamarlo in nazionale è stata forse la miglior scelta di Andrea Giani. Grozer ha letteralmente trascinato la Germania con i suoi 117 punti. in 5 partite(non ha fatto l’ultima nel girone). Cercato costantemente da Kampa, è stato murato molte volte, è vero. Ma è stato questo un problema del sovraccarico a cui era sottoposto. Ma non si è mai scomposto continuando a macinare attacchi potenti e vincenti. L’apice lo ha forse raggiunto nella finale. Contro la Russia la sfida nella sfida era tra lui e l’opposto russo Maxim Mikhaylov che aveva distrutto tutti i propri omologhi nelle partite precedenti. Ma Grozer non si è lasciato intimidire facendo una prestazione mostruosa con schiacciate veramente imprendibili, 4 muri e 4 aces. Per grinta e carisma, avrebbe meritato il titolo. Ovviamente non si può dimenticare il già citato Mikhaylov, premiato dalla CEV come MVP del torneo che ha semplicemente confermato la sua classe cristallina. Menzione d’onore anche per Luburic: l’opposto serbo, scelto titolare al posto di Aatanasijevic, ha ben figurato in tutte le partite.
Centrali: Artem Volvich, Tobias Krick
La scelta nel ruolo, è stata la più difficile di tutte. Tanti gli interpreti che hanno giocato un torneo di altissimo livello: dall’altro centrale russo Vlasov, al tedesco Bohme, dai belgi Van de Voorde e Verhees al serbo Podrascanin, al centro ci sono stati confronti davvero spettacolari. Volvich è però stato il più continuo ed efficace. Titolare sin dal primo set della prima partita, non è praticamente mai uscito dal campo, rivelandosi sempre una preziosa risorsa per Grankhin. Realizza 11 muri e attacca con il 66%, oltre alla sua presenza costante e rete che consente di toccare molti palloni a muro facilitando la difesa.
La sorpresa però arriva da Krick scelto da Giani al centro come titolare. E lui ripaga la fiducia con un torneo eccellente ad appena 18 anni. Il giovanissimo centrale tedesco è solo del ’98, ma ha già fatto vedere di cosa è capace. Con 53 punti ha contribuito in maniera determinante alle fortune teutoniche nella manifestazione con un’intelligenza di gioco già sviluppata. Bravo a muro, è determinato anche in situazioni di uno contro uno marcando correttamente le linee di attacco avversarie. Poi anche in attacco si è saputo far rispettare con il 67%(e picco dell’85% in finale). E il futuro è tutto dalla sua.
Libero: Lowie Stuer
Il Belgio è stata la squadra che più di tutte ha saputo sacrificarsi in difesa. La grande qualità che ha portato i fiamminghi a sfiorare una storica medaglia di bronzo è stata proprio questa: la capacità di difendere ogni pallone, di saper giocare sulle mani del muro e poi coprire e quindi di poter riattaccare. E va da sé che uno dei migliori interpreti di questo modo di giocare è stato il libero Stuer.

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