Tim Held a SN: “Non mi pesa essere ‘figlio di’. Spero di portare la squadra in Superlega”

Pubblicato il autore: Enzo Palo

tim heldSuperNews ha avuto il piacere di intervistare Tim Held. Il talentuoso schiacciatore della Agnelli Tipiesse Bergamo si è messo in mostra la scorsa stagione in Serie A2 con la maglia della Conad Reggio Emilia. Quest’anno potrebbe essere quello della consacrazione per puntare al passaggio in Superlega. La pallavolo scorre nelle vene di Tim Held, infatti è il figlio di Henk-Jan Held, pallavolista olandese che in Italia ha scritto molte pagine della storia di questo sport.

Benvenuto Tim Held. Prima stagione all’Agnelli Tipiesse Bergamo. Come mai hai scelto questa maglia?
Ho scelto questa società perché è una di quelle che negli ultimi anni ha fatto meglio di chiunque altro. Ti permette di lavorare bene e visto che ho ancora tanto margine di miglioramento, mi sembrava la squadra migliore dove poter crescere.

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Dove può arrivare questa squadra?
Questa è una squadra giovane che può fare molto bene ed è anche divertente da vedere. Lavorando con umiltà e tranquillità, se riusciamo a esprimere un gioco fluido e continuo, possiamo davvero fare tante belle cose.

Quali sono i tuoi obiettivi personali stagionali? E quelli futuri?
Migliorarmi ogni giorno nei fondamentali in cui magari ho qualche deficit. Inoltre voglio confermarmi dopo una stagione dove c’è stata fiducia nei miei confronti e sono riuscito a dimostrare tanto. L’obiettivo è quello di attestarmi come un buon giocatore di A2, fare bene e magari in futuro sperare di portare questa squadra in Superlega o di fare un’esperienza in Superlega.

Tuo padre è stato un grande giocatore di pallavolo. Ti pesa essere etichettato come ‘il figlio di’?
Papà è stato un gran giocatore e assolutamente non mi pesa nessuna etichetta. Fin da subito mi ha detto che tutto quello che farò nella mia carriera me lo dovrò guadagnare perché lui non metterà mai una parola per me. Mi segue sempre e mi da sempre tanti consigli. È il mio più grande sostenitore e crede tanto in me.

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Oltre all’eredità sportiva di tuo padre, cosa ti ha spinto a diventare un giocatore di pallavolo?
Sono cresciuto dentro i palazzetti di pallavolo perché lo seguivo sempre e quindi pian piano la pallavolo è riuscita a darmi emozioni e sensazioni che mi danno tanto piacere. Vorrei proprio vivere di questo e quindi ci sono dentro fino in fondo.

Cambiando argomento, ti aspettavi la vittoria dell’Italia ai mondiali o ne sei rimasto sorpreso?
Non me l’aspettavo ma ci credevo. E’ un bel gruppo giovane in costante crescita. Sicuramente avevano più energie rispetto alle altre nazionali e quindi con la loro voglia e la costanza sono riusciti a portare a casa questo mondiale. Sono molto contento.

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