Il Rugby dentro e fuori dal campo.

Pubblicato il autore: Simone Lombardo Segui

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Intento principale della Fondazione “Museo del Rugby” di Colleferro è custodire e promuove la cultura dello sport, prima ancora che la storia del Rugby. E lo fa stavolta in una cornice d’eccezione, quella del Palazzo Comunale di Padova, entro gli storici ambienti della Sala principale, una volta sede dei tribunali cittadini. Lo scorso 18 novembre e fino a Domenica 23 infatti, Corrado Mattoccia, attuale presidente del Museo, Giorgio Cisini, assessore comunale allo sport di Padova e Alfredo Gavazzi, presidente della Federazione Italiana Rugby, collaboreranno insieme per sensibilizzare il pubblico nei confronti del rugby, li dove a questo vengono accomunati spirito di squadra, sacrificio, fiducia nei propri compagni, capacità di controllo e senso di competizione. Non tutto nasce e finisce in campo, qualcosa di quel momento resta e lo fa per sempre. Ed è proprio li dove l’azione si arresta che inizia la riflessione: come può una palla ovale esprimere in se un riferimento diretto alle avversità quotidiane, imprevedibili che spesso sfuggono di mano? Controllare un simile oggetto allora, equivale a gestire le proprie difficoltà, adattarsi e saperle sfruttare, trasformando l’imprevedibile in meta.

Uno strano collegamento tematico poi, quasi una coincidenza che lega le storie astrologiche affrescate agli inizi del ‘400 lungo le pareti del Salone e la splendida rassegna di maglie allestita al suo interno, che di fatti ricorda le più importanti “stelle” del Rugby italiano (e straniero). 150 il numero complessivo dei capi esposti, una selezione fra i più di milleseicento cimeli che il Museo contiene e promuove sin dal 2012. Al centro dell’esposizione ovviamente quelle della nazionale Azzurra. Nomi che rappresentano l’orgoglio di ieri e di oggi; colonne portanti della storia di questo sport come Giovanni Dora, Marzio Innocenti o Carlo Festuccia. Ad accompagnarli ancora, coloro che provengono proprio dalla grande tradizione ovale padovana come Leonardo Ghiraldini, Michele Rizzo, Marco Bortolami e i fratelli Bergamasco. Un’ occasione in più per aprire la mente anche verso la storia di giocatori stranieri come Gareth Edwards o Kobus Wiese. Insomma tutto fa pensare ad un risveglio, una forma di buon auspicio che tenta di galvanizzare i nostri azzurri in attesa del match di sabato contro il Sud Africa.

 

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