Tabù Inghilterra per l’Italia: 47-17 sconfitta pesante, ma bugiarda

Pubblicato il autore: Armando Cortese Segui

tabù Inghilterra per l'Italia

Ancora una volta tabù Inghilterra per l’Italia del rugby. Ma che rammarico, davvero! Peccato, perché nella seconda giornata del Sei Nazioni il risultato di Londra é si impietoso (47-17 per il XV della rosa), ma sinceramente esagerato nelle proporzioni, un -30 quasi bugiardo, oltremodo punitivo, penalizzante, difficile da spiegare a chi non ha seguito la partita e da giustificare agli occhi dei detrattori del movimento ovale. Gli azzurri sono altra cosa rispetto a quelli visti una settimana fa nella gara con l’Irlanda, passivi, timidi e chiusi a difendersi in trincea. E lo si capisce sin da subito, dal fischio di inizio e dalla meta di capitan Sergio Parisse dopo appena cinque giri di lancetta. L’Italrugby questa volta non si affida solo al cuore ed al coraggio, l’Italrugby questa volta ha possesso (52%), crea gioco, é propositiva ed orgogliosa e segna ben 3 mete (2 del giovane Luca Morisi) a Twickenham, la cattedrale, il tempio di Ovalia. Mai prima d’ora. L’Inghilterra non ci umilia, anche se così potrebbe sembrare, il punteggio rimane in bilico per circa un’ora ed anche dopo aver subito 3 segnature in poco meno di dieci minuti, rimaniamo in gara con la testa e con le gambe. Certo c’é molto rammarico, soprattutto se pensiamo ai calci sbagliati da Haimona (0/4), alla meta irregolare di Vunipola e alla giocata veloce e furba di Youngs con relativa dormita della nostra retroguardia. Ci sono stati dei passi in avanti ed alcuni ragazzi, McLean-Masi-Morisi-Parisse su tutti, hanno disputato una gara di alto spessore tecnico. Intanto dalle pagine del The Times giunge diretta una dura critica: “Quanti anni passeranno ancora prima che gli organizzatori del Torneo cominceranno a dubitare dell’opportunità di tenere gli azzurri?”. Un invito a togliere il disturbo? Un’esplicita richiesta a farsi da parte? Non credo. Forse solo una provocazione legittima: fare il definitivo salto di qualità affinché le trasferte in Italia non siano solo vacanze romane e le partite casalinghe una scontata e festosa passerella.

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