0-29: adieu Italie! Il regalo azzurro ai cugini di Francia

Pubblicato il autore: Armando Cortese Segui

Rugby Union - 2015 RBS Six Nations Launch - Hurlingham Club

0-29! ZERO…umiliante; ZERO…inesorabile; ZERO…indigesto. Si, é così! Purtroppo. Dopo l’imprevisto exploit di Edimburgo ecco la disfatta casalinga che non ti aspetti. Nella quarta giornata del Sei Nazioni con i cugini d’oltralpe l’Italrugby delude, a tratti é imbarazzante, imprecisa, sterile e “triste”, proprio come l’ha definita il settimanale ovale Midi Olympique. Ai suoi tifosi, sempre e comunque festanti sugli spalti dello stadio Olimpico di Roma, regala un pomeriggio amaro; ai galletti di Francia non solo il Trofeo Garibaldi e 3 punti d’oro per la classifica, ma anche l’opportunità di rialzare la cresta ed un po’ l’umore in un periodo di forti critiche, tensioni interne e pressioni snervanti. Il XV azzurro non approfitta delle evidenti difficolta’ (mentali e di gioco) degli avversari e perde un’occasione incredibile, concedere il tris dopo le vittorie del 2011 e del 2013. Nonostante un avvio promettente ed i primi venti minuti a senso unico, i ragazzi del Commissario Tecnico Jacques Brunel non concretizzano, commettono errori banali, sbagliano tutto in modo quasi elementare ed alla lunga perdono fiducia e sicurezza. I buoni propositi e l’ottimismo della vigilia svaniscono con il passare dei minuti e les Bleus, brutti ma cinici, ringraziano, dilagano e ci umiliano. Paul Griffen, ex giocatore oggi voce tecnica del programma Rugby Social Club su DMAX, in un’intervista pre gara aveva definito la Francia una bestia ferita, ma sempre pericolosa fino all’ultimo respiro. Puntuale la conferma é arrivata sul campo…
0-29! Si, ZERO come il voto che oggi merita questa Nazionale. Né per l’entità del risultato né per il non aver saputo dare seguito all’entusiasmo generato dalla vittoria in terra di Scozia. ZERO, perché questa volta sono mancati anche il coraggio, la passione e la voglia di lottare che spesso ci hanno consolati rendendo molte sconfitte meno amare.

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