Esclusiva, Lo Cicero: “La Nazionale il più bel ricordo, anche se Mallet…”

Pubblicato il autore: Alessio Pompili Segui

intervista lo cicero andreaIn vista dell’importantissima partita di domenica pomeriggio tra Italia e Irlanda, valida per i Mondiali di rugby 2015, la redazione di SuperNews ha contattato l’ex pilone sinistro dell’Italrugby Andrea Lo Cicero, per una panoramica su questi Mondiali e non solo.

Cominciamo parlando dei Mondiali che si stanno svolgendo in Inghilterra: come reputa le prime due partite disputate dall’Italia in attesa della decisiva sfida di domenica contro l’Irlanda?
In questo momento è un po’ difficile parlare di Italia per come sta giocando. Nella prima partita con la Francia il risultato parla da solo. La partita con il Canada teoricamente doveva essere facile ma, come abbiamo visto, il rugby riserva sempre delle sorprese quindi mai nessuna squadra e nessuna partita deve essere data per scontata: bisogna sempre fare i conti con quello che hai davanti e con quello che succede in campo, anche se teoricamente il Canada è più debole di noi. Non lo ha però dimostrato, anzi, ha dato prova di essere molto più forte ed organizzato del previsto. Moralmente secondo me, anche se è brutto da dire, hanno vinto loro: obiettivamente hanno giocato molto meglio.

Quali sono le Nazionali favorite per la vittoria finale di questa Coppa del Mondo di Rugby 2015?
Gli All Blacks stanno giocando bene, l’Irlanda altrettanto mentre l’Inghilterra sta vivendo un momento molto difficile anche se è ancora in tempo per riprendersi. La Francia più o meno ha le stesse possibilità dell’Inghilterra, l’Australia secondo me tirerà fuori qualcosa in più e penso che anche il Sud Africa, dopo la parentesi Giappone, ha capito che non deve sottovalutare nessuno. Infine l’Argentina, che a mio parere è una grande sorpresa.

Lei si è ritirato dalla Nazionale il 26 marzo 2013, sfidando nell’ultima partita proprio l’Irlanda. Oltre ad essere il suo ultimo ricordo con la maglia azzurra è anche il più bello?
Quella con la Nazionale è stata una parentesi bellissima, ci ho giocato e ho deciso io di smettere di giocare a rugby, quindi per me, in generale, la Nazionale è il ricordo più bello che mi porto dietro. Poi amando in maniera spudorata il mio Paese e la mia Nazionale puoi capire benissimo che finire un Sei Nazioni con due partite vinte, a fine carriera, è qualcosa di importante.

Vista la sua grande esperienza, anche in campo internazionale, secondo lei quali sono i futuri talenti che potranno affermarsi nella nostra Nazionale?
Vedo che ci sono molti prospetti interessanti e come ho già detto in passato, i giovani devono prendersi la leadership. Fortunatamente adesso vedo che anche Brunel ha ripreso le mie parole. Il punto sta nel fatto che se i nostri giovani non si prendono la Nazionale, mi dispiace, non si va avanti. Quello che bisogna fare, invece, è compiere un’azione forte in favore dell’ingresso in Nazionale dei giovani che lo meritano.

Lei ha militato in squadre sia italiane che francesi, ci può spiegare come cambia il rugby dall’Italia alla Francia?
In Italia, purtroppo, non abbiamo una cultura sportiva, quindi il nostro Paese vive lo sport un po’ per moda un po’ perché magari si è stufato di qualche altro sport. Penso che gli altri Paesi, a volte, riescano ad ottenere dei buoni risultati. Non che l’Italia non lo faccia, anzi i nostri colori raggiungono risultati importanti in tantissimi sport, ma forse l’italiano medio non ha una cultura dello sport, cosa che invece negli altri paesi viene creata, viene esibita, i ragazzi a scuola fanno sport, fanno tutti gli sport, invece nel nostro Paese hanno anche cancellato il Ministro allo Sport, e questo la dice tutta.

Nel Racing Métro 92 lei è stato compagno di squadra dal 2009 al 2011 di Andrea Masi, recentemente infortunatosi con la Nazionale e alla quale forse dovrà dire addio proprio a causa di questa rottura del tendine di Achille. Vuole spendere qualche parola per il suo ex compagno di squadra?
Intanto l’addio non lo ha dato, su questo infortunio deve decidere Andrea quando smettere e non le voci che girano. È chiaro che l’infortunio al tendine di Achille non è una passeggiata, è un qualcosa di serio e difficile da recuperare. Però conosco bene Andrea e so quanto forte, quanto sia un guerriero: lo è in campo e lo sarà sicuramente nel suo recupero, sono convinto di questo. E dispiace ulteriormente perché all’Italia manca anche Andrea, uno che riusciva bene a tenere il gruppo dei tre quarti.

Come ultima domanda, lei ha vinto un campionato italiano nel 1999-2000 con il Rugby Roma, vanta 103 presenze con la Nazionale, è uno dei quattro giocatori insieme a Parisse, Troncon e Castrogiovanni ad aver superato quota 100 presenze con la maglia azzurra. Parlare di rimpianti è forse esagerato, ma c’è qualcosa che cambierebbe nel suo passato da rugbista se potesse tornare indietro?
Rifarei tutto. Forse la persona che mi ha un po’messo fuori dal giro dell’Italia senza motivo e senza nessuna spiegazione è stato Nick Mallet, che poi mi ha dovuto richiamare per giocare. Forse quei due anni che mi ha fatto perdere potevano dare alla Nazionale, come a me, la possibilità di arrivare a 130 partite. Questo è il dispiacere più grande che io posso portarmi dietro.

 

Alessio Pompili

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