Addio a Lomu, leggenda degli All Blacks

Pubblicato il autore: Nello Simonetti

17 November 2001; Jonah Lomu, New Zealand. Rugby. Picture credit; Brendan Moran / SPORTSFILE

Jonah Lomu non ce l’ha fatta. Il mondo del rugby piange la dipartita di quello che unanimemente è considerato il più grande interprete di questo sport. Ha vinto la nefrite, in quella rara forma con la quale si è manifestata e che, senza pietà, lo ha messo ko, nonostante un trapianto e le frequenti dialisi. Aveva quarant’anni ed alle spalle, una carriera stroncata sul più bello, nell’attimo successivo ad un’autentica rivoluzione da lui firmata in questa mai troppo apprezzata disciplina. Più che un atleta un artista, un profeta di uno sport nel quale è riuscito a battere record in successione, alimentando una leggenda destinata ora a durare per l’eternità. Il rugby è in lutto, forse anche impreparato, nonostante le condizioni del fuoriclasse fossero già note da tempo, a un addio a Lomu. La consapevolezza di una imminente scomparsa probabilmente è servita ben poco a mitigare il dolore, nel momento in cui il suo cuore ha cessato di battere. Del resto, quanto fosse grande l’amore della gente nei suoi confronti, lo si è potuto capire quando spontaneamente, sportivi e appassionati, si sono affrettati ad offrirgli il loro sostegno, arrivando persino a rendersi disponibili per la donazione di un rene. La sua corsa con in mano la palla ovale, l’aveva inesorabilmente interrotta già nel 2004, quando accettò di trasferirsi in Galles e, successivamente, anche nella terza divisione francese. Scampoli sbiaditi di una carriera ormai giunta al capolinea. Assistere alle performance di un campionissimo, capace di realizzare con la maglia della sua Nuova Zelanda, ben quattro mete in quella ormai storica semifinale contro l’Inghilterra, su ritmi così blandi in tornei che definire minori è persino eufemistico, rappresentava uno strazio troppo grande per chi ama lui ed il rugby in generale. Ma ormai la realtà con la quale fare i conti era quella, poco altro restava da fare.

Addio a Lomu, addio ad una leggenda, al fuoriclasse assoluto, all’uomo capace di dare gioia ed emozioni alla gente, anche nel momento in cui, al termine del suo triste percorso, ha lasciato la vita terrena. In realtà, non è ancora chiaro quale sia la ragione del decesso, le cause non sono state ancora comunicate, ma è ovviamente riconducibile alla malattia che lo ha perseguitato quella più logica. La sua presenza in occasione dell’ultima coppa del mondo, vinta proprio dagli All Blacks, aveva forse un po’ illuso tutti, alimentando la speranza di non essere costretti a salutarlo prima del tempo. Tutto vano, solo un fatuo aggrapparsi ad un’utopia spazzata via dal crudele destino. Ora, a chi ne ha amato e ammirato le gesta, non resta che piangere, e a rassegnarsi all’epilogo più crudele e scontato: addio a Lomu. La leggenda del gigante indistruttibile resterà intatta. Almeno quella la morte non riuscirà a portarla via. Negli occhi della gente resterà per sempre l’immagine di quell’ala incontenibile, grazie alla quale, un popolo intero ha sognato e gioito. E anche a chi neozelandese non è, resterà lo stesso mito. Chiunque ami il rugby avrà per sempre nei suoi occhi le sue imprese.

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