Gli All Blacks per la terza volta campioni

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

nuova-zelanda-1024x683Comincia sempre cosi, con il canto haka urlato dal giocatore maori più anziano, discendente di una stirpe di campioni. Il tono feroce, aggressivo e brutale destinato tanto a caricare il gruppo quanto ad intimorire gli avversari: batti le mani contro le cosce! Sbuffa col petto! Piega le ginocchia! Lascia che i fianchi li seguano! Pesta i piedi più forte che puoi! È la morte, è la morte! È la vita, è la vita! È la morte, è la morte! È la vita, è la vita! Gli occhi degli uomini sono dilatati, la linguaccia in segno di sfida, un concentrato di passione, vigore e identità razziale: questo è l’uomo dai capelli lunghi, è colui che ha fatto splendere il sole su di me! Ancora uno scalino, ancora uno scalino, un altro fino in alto! Il sole splende! Alzati! Gli All Blacks roteano e spalancano gli occhi, digrignano i denti, battono violentemente il petto e gli avambracci in un saggio riuscito di potenza e coraggio.

È lo spirito dei guerrieri neozelandesi che aleggiava sul tempio inglese di Twickenham, dove nella giornata di sabato si è disputata la finale della Coppa del Mondo di Rugby 2015 tra Nuova Zelanda e Australia, davanti ad ottantamila spettatori. Nei primi venticinque minuti la partita è stata molto equilibrata, infatti al minuto ventisei il punteggio era ancora sul 3 a 3. Nella seconda metà del primo tempo la Nuova Zelanda è riuscita a portarsi in vantaggio con due calci di punizione e, poco prima dell’intervallo, con una meta di Milner-Skudder e un calcio di trasformazione del mediano d’apertura neozelandese Dan Carter. All’inizio del secondo tempo gli All Blacks portano il risultato sul 21 a 3 grazie ad una meta di Ma’a Nonu. Gli australiani hanno poi a recuperato lo svantaggio portandosi sul 21 a 17, anche perché sono riusciti a sfruttare molto bene l’ammonizione e la successiva espulsione temporanea del neozelandese Smith. La partita è poi finita sul risultato di 34 a 17 per la Nuova Zelanda.

È la terza volta che i neozelandesi vincono la coppa del mondo di rugby, le altre due vittorie le hanno ottenute nel 1987 e nel 2011, nei due anni in cui il torneo si tenne in Nuova Zelanda. Inoltre sono la prima squadra che riesce a vincere due edizioni consecutive del torneo mondiale. Un dominio totale certificato dai sette successi su altrettanti incontri e da altre statistiche: è stata infatti la squadra che ha messo a segno più punti nella competizione (290, davanti ai 250 dell’Argentina), oltre che quella che ha realizzato più mete (39, seguita dalle 28 dell’Australia) e che ne ha trasformate di più (28, cinque in più ancora dell’Argentina). A questi numeri vanno poi sommati i primati personali: con 8 palloni schiacciati al di là della linea di meta il trequarti ala Julian Savea è risultato il miglior realizzatore di tutto il Mondiale, mentre il piede di Daniel Carter (autore in finale di un fantastico drop al settantesimo) ha fatto registrare tutta una serie di primati. Insomma, è stato un successo strameritato per la squadra di rugby considerata da molti la più forte della storia.

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