Jonah Lomu: ciao grande uomo

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso

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La morte di Jonah Lomu ha lasciato, indiscutibilmente, un senso di vuoto nell’animo di tutti gli sportivi del mondo: l’All Blacks più famoso al mondo è sempre stato un esempio per tutti.
Tutti hanno hanno ancora davanti agli occhi le sue cavalcate sulla sinistra, il rendere facile una giocata che per tutti poteva sembrare difficile, la grinta e il cuore che metteva durante l’ Haka, quei 118 kg di forza e velocità che lo rendeva un atleta perfetto: se ne è andato però con quella maledetta malattia ai reni, l’unica che l’ha battuto, colei che nel 2002 l’ha portato al ritiro e che l’ha sempre perseguitato durante la sua carriera.
Era il più forte di tutti, un gigante buono capace di tutto, anche di giocare con un’insufficienza renale per tutta la carriera, come spiegò nel 2004 proprio lui dopo l’intervento per il trapianto del rene:
Ho giocato con un’insufficienza renale per tutta la carriera. All’inizio tenevo nascosta la mia malattia perché non volevo assolutamente che fosse una giustificazione. Volevo essere scelto dagli All Blacks per aver dimostrato di essere il migliore nel mio ruolo, e niente doveva interferire con il mio obiettivo. Per questo non ho detto niente a nessuno. Dal rugby ho imparato ad essere forte e determinato, e questo mi ha aiutato nella battaglia contro la malattia. La mia forza è sempre stata questa: la volontà di fare sempre ciò che va fatto senza esitazione, il pensare alle cose in modo positivo, e non arrendersi mai

Sono stato in dialisi per 14 mesi mentre ero in attesa del trapianto, otto ore a notte per sei notti a settimana. Dopo un periodo del genere non avevo nessuna paura del trapianto, ed ero convinto che sarebbe andato bene.
Due settimane dopo il trapianto ero tornato in bicicletta e in palestra. Due mesi dopo sono tornato all’allenamento intensivo. Dato che il mio rene nuovo era stato messo in una posizione protetta sotto il costato sono addirittura tornato a giocare a rugby.

Penso che abbiamo bisogno di parlare di più della donazione d’organi. Molta gente non sa quante persone sono ancora in attesa. Donare gli organi a qualcuno è il gesto più disinteressato che si possa fare.
Lo sport aiuta moltissimo. Questo vale per tutte le persone, non solo per i trapiantati. Un fisico forte e in salute rende la mente in grado di far fronte a qualsiasi sfida. Per una persona trapiantata, poi, le sfide non finiscono, ed essere forte fisicamente e mentalmente è fondamentale. Passione e impegno sono i valori basilari, nel rugby come nella vita, e sono anche i valori che stanno alla base della cultura della donazione.
Parole a dir poco agghiaccianti che dovrebbero far riflettere non solo quando si parla di sport, ma nella vita di tutti i giorni.CASTROGIOVANNI. Ha voluto ricordare il grande Jonah anche Martin Castrogiovanni, intervistato da Mediaset: “Ha cambiato il rugby alla grande. Era un esempio, tutti volevano essere lui: atleticamente era incredibile, inoltre è stato il simbolo degli All Blacks. Vederlo dal vivo, dopo averlo visto per anni in televisione, è stato il realizzarsi di un sogno. E’ stato uno dei primi uomini oltre i 100 chilogrammi a correre così veloce, ha cambiato il modo di essere un trequarti”.


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