Nude per solidarietà: sexy-calendario delle rugbiste di Oxford per Beat

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

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Le giocatrici della squadra di rugby dell’Università di Oxford hanno posato senza veli per un calendario con lo scopo di raccogliere fondi a sostegno di Beat, organizzazione benefica che dal 1989 si occupa di aiutare ragazzi e ragazze con disordini alimentari, problemi di peso e disturbi legati all’immagine del proprio corpo. Il risultato di questa azione solidale da parte delle giocatrici inglesi sono 13 scatti del fotografo britannico Mark Barnfield sul campo da gioco in bianco e nero, ma ovviamente senza la regolare divisa, la cui vendita servirà ad appoggiare la campagna di Beat: “Il nostro calendario riflette l’immagine positiva del corpo che ci proponiamo di promuovere e speriamo di incoraggiare un sempre maggior numero di donne a praticare il rugby”.

Il capitano della squadra, Carly Bliss, ha parlato in maniera entusiasta e divertita del progetto: “Fare il calendario è stato divertentissimo per tutte. Sapevamo di raccogliere fondi per una causa importante e abbiamo sopportato il freddo di ottobre. Per fare gli scatti definitivi c’è voluto un po’ di tempo, volevamo che i fotografi fossero tecnicamente precisi da un punto di vista rugbistico”. È il secondo anno che la squadra ha posato senza divisa per promuovere l’immagine positiva della donna e la bellezza del corpo atletico. Le ragazze, di età compresa tra i 20 e i 25 anni, hanno già posato nude (calendario 2014) per raccogliere fondi in favore dell’associazione Mind Your Head, che si occupa di salute mentale.

Nude alla meta, è proprio il caso di dirlo. Le giocatrici, in una insolita divisa composta da scarpette e calzettoni, hanno emulato l’iniziativa di molti team maschili di livello mondiale che si sono spogliati per farsi ritrarre in ogni mese dell’anno. Sexy calendari (uomini o donne che siano) non fanno più notizia. La vera novità non la fanno i soggetti immortalati, né luci e ombre nate dagli scatti, ma lo sfondo: il rugby. L’essenza stessa dell’universo ovale di sudore e passione, lo sport macho per antonomasia; ebbene il rugby è anche femminile. Ed è praticato da donne che mantengono la loro elegante fisicità. Il corpo femminile risulta sinuoso e armonico, e la palla ovale sembra quasi un completamento che ne sottolinea l’eleganza.

Il prossimo 10 dicembre l’Oxford University di rugby femminile celebrerà un evento storico: giocherà, per la prima volta nella storia delle due squadre, contro Cambridge a Twickenham, il tempio del rugby per eccellenza che solo poche settimane fa ha fatto da cornice al successo iridato della Nuova Zelanda. Vogliamo ricordare che proprio in questi giorni il rugby celebra e ricorda in un turbinio di commozione e di ammirazione Jonah Lomu, improvvisamente scomparso all’età di 40 anni. Ma già a 20 anni combatteva con un grave problema fisico, una sindrome nefrosica che gli venne diagnosticata nel 1995 e che rese necessario un trapianto di rene, avvenuto nel 2004. La causa della morte dell’ex campione degli All Blacks non è ancora certa, ma spuntano le prime ipotesi. Il medico personale di Lomu, John Mayhew, ha parlato di un coagulo di sangue nei polmoni spuntato dopo il lungo viaggio in aereo di ritorno in Nuova Zelanda.

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