Rugby: istituito un fondo per i figli di Lomu

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta

15 Jul 2000:   Jonah Lomu of New Zealand in action during the match between Australia v New Zealand All Blacks for the Bledisloe Cup at Stadium Australia, Sydney Australia. New Zealand won 39-35. Mandatory Credit: Scott Barbour/ALLSPORT


Jonah Lomu, morto lo scorso 18 novembre a soli 40 anni, era vicino alla bancarotta. Lo hanno reso noto gli organizzatori di una fondazione, istituita da amici dell’ala neozelandese, per sostenere i suoi due figli, Oreille e Bradley, di 6 e 5 anni. Una superstar globale, l’All Black più famoso di sempre, il volto del rugby moderno che aveva prestato il suo nome a tutto: dai prodotti alimentari ai videogiochi, eppure un campione con pochissime attività finanziarie, forse per questo a fare il globe trotter, nonostante la grave patologia ai reni che l’ha portato a una prematura morte.

 

Rob Nichol, l’a.d. dell’associazione dei giocatori neozelandesi, ha detto a Radio NewstalkZB che la ricchezza di Lomu non corrisponde a quanto la gente si aspetterebbe dopo una carriera come la sua: 37 mete in 63 test match con la Nazionale nell’arco di otto stagioni. Ricordiamo il primo, a 19 anni appena compiuti, nel 1994 contro la Francia, il più giovane esordiente nella storia degli All Blacks. Forse Lomu è stato vittima della sua stessa generosità, ha spesso aiutato gli altri a scapito della sua stessa famiglia: “L’inventario dei suoi beni non è ancora terminato, ma abbiamo già visto che la sua famiglia non potrà contare su una grande eredità. Ha chiaramente assunto obblighi, finanziari o di altro tipo, a favore di altri che sono sicuramente costate alla sua famiglia. Ora i tifosi vedono i guadagni di Richie McCaw e Dan Carter e pensano che Jonah abbia incassato le stesse cifre. Ma non è vero. E la malattia e poi le cure gli sono costate tantissimo”. Nichol ha poi aggiunto: “Jonah era un uomo orgoglioso che non voleva essere un peso per gli altri e si sentiva in dovere di passare per quello che aiutava gli altri invece di essere quello che chiedeva aiuto”. Nichol ha infine spiegato che il fondo istituito sarà solo a favore dei figli e che Nadene, la terza moglie di Lomu, sarà esclusa dai beneficiari e non potrà avere alcun controllo dei fondi: “Riteniamo che questo sia un modo credibile e trasparente perché le persone si attivino per aiutare i suoi figli in futuro: è quello che per lui contava di più”.

 

Jonah Lomu sta al rugby come Shaquille O’Neal sta al basket, come Usain Bolt sta ai 100 metri: fuori quota, di un’altra categoria. E, rispetto agli altri, di taglia XXXL. Big Fellow, il ragazzone. Un vagone sganciato al massimo della velocità, travolgente. In un ruolo fino a quel momento (siamo alla Coppa del Mondo del lontano 1995) riservato ai piccoletti, ai biricchini, alle carognette, alle frecce. Ecco: da una parte una freccia, dall’altra una palla di cannone. Giusto per dare un’idea. 1,96 centimetri per 116 chili, 48 di piede, 53 centimetri di collo e 128 di torace: questi i numeri di un appena 19enne che esordisce negli All Blacks (il più giovane di sempre) per due test match contro la Francia. Un anno più tardi diventa la stella della Coppa del Mondo. Inutile ricordare, come è stato già fatto in tutte le salse, la carriera di questo straordinario uomo e atleta. Siamo qui a rinvigorire il semplice fatto che Jonah Lomu è nella storia e nella leggenda, sempre e comunque.

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