Rugby, comitato Sei Nazioni: “I punti bonus sono ingiusti”

Pubblicato il autore: Giovanni Improta Segui

Rugby Sei Nazioni punti bonus ingiusti
Poche settimane fa, il celeberrimo e stimato arbitro Nigel Owens aveva avanzato la proposta di introdurre anche al Sei Nazioni la regola dei punti bonus. Per i meno esperti, una breve spiegazione e riassunto: al Sei Nazioni attualmente vige un regolamento piuttosto semplice e tradizionalista; chi vince, porta a casa due punti, chi perde se ne va a mani vuote, mentre in caso di pareggio viene assegnato un punto a ciascuna squadra. In tantissimi altri campionati e tornei, invece, sono presenti fino a due punti bonus: uno se un team segna almeno quattro mete, e un altro se chi perde, al termine della partita, ha meno di sette punti di distacco dall’avversaria.
L’introduzione dei punti bonus è stata (nuovamente) proposta al fine di incentivare le squadre ad un gioco più offensivo e dunque più spettacolare. Il comitato del Sei Nazioni, però, ha respinto la proposta, in quanto ritenuta ingiusta.

A The Rugby Paper, John Feehan – CEO del Sei Nazioni – ha infatti commentato così la vicenda: “La questione dei punti bonus viene sempre considerata, ma ciò che ci blocca è sempre per lo stesso motivo: non tutte le squadre giocano lo stesso numero di partite in casa. Alcune ne disputano due, altre tre. Il Sei Nazioni non è una competizione in cui tutti i sei team si affrontano l’un l’altro sia in casa che in trasferta nella stessa stagione. Incoraggeremmo tutte le squadre a segnare più mete, ma non crediamo che i punti bonus aggiungerebbero spettacolarità. Sarebbero semplicemente ingiusti”.
Feehan ha poi continuato, argomentando e fornendo ulteriori motivazioni a sostegno della sua tesi: “Questo non sarebbe stato un bene per la competizione. Abbiamo cercato di inquadrare la vicenda da ogni punto di vista, e abbiamo constatato che difficilmente i punti bonus porterebbero più vantaggi che svantaggi. C’è stato un anno in cui l’effetto dei punti bonus avrebbe significato che la squadra vincitrice del Grand Slam sarebbe arrivata seconda.”

Il riferimento è al Sei Nazioni del 2002, in cui la Francia ottenne il primo posto nonché l’onorifico Grande Slam, ovvero cinque vittorie in altrettante partite. Nonostante ciò, se ci fosse stata la regola dei punti bonus, l’Inghilterra sarebbe riuscita a soffiare il primato in classifica ai rivali di oltremanica, creando un paradosso per cui la vincitrice del Grande Slam non sarebbe corrisposta alla vincitrice del torneo.

L’arbitro Nigel Owens, una delle voci più influenti ad aver sollevato la questione dei punti bonus, invece, si è espresso così: “Non c’è dubbio che i punti bonus aggiungerebbero spettacolarità alle partite. Il torneo raggiungerebbe un altro livello dal momento che le squadre avrebbero bisogno di segnare più mete”.

Affermazione sicuramente basata su un ragionamento logico e coerente. Un gioco più offensivo è certamente più dinamico, imprevedibile e dunque piacevole da guardare, anche per i meno ferrati in questo sport. È altresì vero, però, che assistere a paradossi come il già citato problema del Sei Nazioni 2012 susciterebbe forti polemiche contro l’organizzazione e gli organizzatori del torneo.

È possibile leggere l’intervista integrale (in inglese) a John Freehan su The Rugby Paper

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